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venerdì 21 febbraio 2020
 
NOTIZIE FALSE SUL WEB
 

Se anche il sindaco crede alle bufale

17/11/2016  Nei giorni in cui Google e Facebook dicono stop ai siti Internet che diffondono notizie false arriva la notizia del sindaco di Zerbo, Comune del pavese, che ha affisso un cartello per mettere in guardia i genitori da un furgone bianco guidato da un pedofilo. Una bufala che circola in Rete da almeno due anni..

Da almeno due anni tra Lombardia e Veneto si aggira un furgone bianco guidato da un pedofilo che rapisce bambini. Una notizia terribile, se solo fosse vera. Invece è solo una delle tante bufale che ogni giorno circolano sul Web e che puntualmente trovano centinaia di persone pronte a crederci e a diffonderla. Il guaio è che l'ultimo della serie è stato un sindaco, Antonio Petrali Razzini, primo cittadino di Zerbo in provincia di Pavia, che con un avviso ha invitato i suoi concittadini "a prestare la massima attenzione a un furgone Mercedes bianco targa ... (sì, ha indicato pure la targa...) in quanto avvicina i bambini allo scopo di rapirli. In caso di avvistamento chiamare i carabinieri al numero telefonico 112".

Invece i carabinieri hanno chiamato lui per dirgli che forse avrebbe dovuto contattarli prima di diffondere il panico tra le mamme e i papà di Zerbo con una notizia totalmente priva di qualsiasi riscontro. Il sindaco prima ha provato a difendersi dicendo di aver saputo del furgone da un collega di un paese vicino e poi ha fatto affiggere questo nuovo avviso, scritto in un magnifico burocratese: "In relazione al comunicato del 15/11/2016 relativo alla segnalazione di furgone Mercedes bianco con a bordo soggetti intenti ad attenzionare bambini, si comunica che a seguito di verifiche effettuate è da ritenenersi privo di ogni fondamento". Tutto falso, dunque a parte la targa del furgone del poveraccio che non c'entra niente.

Speriamo solo che almeno a lui sia risparmiata la sorte che è toccata due anni fa al proprietario di un altro furgone bianco di Sant'Angelo di Piove che ha raccontato la sua disavventura al "Mattino di Padova" Vale la pena riportarla: «Sabato 20 febbraio mentre transitavo nel centro del paese in cui abito ho notato che due bambini, incuriositi dalla tipologia del mio furgone, mi gesticolavano a mo’ di saluto, assolutamente non ho posto alcuna attenzione nei loro confronti e ho proseguito la mia marcia facendo rientro a casa». «Incredulo e scioccato, nella mattinata di lunedì 22 febbraio sono venuto a conoscenza da mia moglie che su Whatsapp e in seguito su tutti gli altri social, stava girando un messaggio vocale con il quale una mamma di Sant’Angelo di Piove segnalava un potenziale adescamento a danno di minori e la descrizione del mezzo e del conducente erano quelli del mio veicolo. Così mi sono recato subito alla stazione dei carabinieri di Piove di Sacco, dove mi hanno confermato la segnalazione fatta alla stessa stazione dai genitori dei bambini. In presenza sia dei carabinieri che dei genitori è stato chiarito il malinteso: tutto è nato da una bugia raccontata dai loro figli chissà per quale motivo, amplificata mediaticamente dal messaggio vocale diventato fortemente virale nei social network».

«L’errato allarmismo in Whatsapp, Facebook e perfino in qualche quotidiano on-line, era partito quindi prima della fine delle indagini delle forze dell’ordine. Inoltre nel weekend, a mia totale insaputa, il mio furgone (con targa ben in vista e con me e la mia famiglia all’interno), vista la sua particolarità, è stato più volte riconosciuto e fotografato ad incroci e semafori, e le foto sono state poi postate nei social network con commenti e appellativi nei miei confronti tutt’altro che piacevoli. Ovviamente la mia estraneità nei fatti è totale e chiarita fin dal principio, ma mi sono ritrovato in una situazione in cui nessuno vorrebbe essere». «A causa dell’utilizzo smodato, superficiale e senza scrupoli di un social network, la mia persona è stata infangata da un’accusa infamante che ha fatto nascere la “caccia ad un’orco del Piovese” che non c’era e che ha messo in pericolo tutta la mia famiglia, oltre a disonorare il nostro buon nome».

Il fatto è che, dopo l'omicidio della povera Yara Gambirasio, è un gioco da ragazzi fare l'associazione tra orco e furgone bianco. Ecco che allora qualche tempo fa ha iniziato a diventare virale su gruppi Whatsupp e sui social il seguente messaggio: «Avviso a tutte le mamme: sta girando un furgone bianco con a bordo un gruppo di uomini bulgari travestiti da prete o da clown che si appostano davanti a scuole ed asili... Attirano i nostri bambini e li rapiscono nn si sa a quale scopo... state attente e soprattutto fate girare questa notizia. .. ne hanno rapiti 2 nei pressi di Rho e altri 2 a Lainate...  usiamo whatsapp x qualcosa di utile e nn solo x divertirci».


Ancora una volta erano dovuti intervenire i carabinieri per smentire la bufala. Ora, dopo le polemiche seguite all'elezione di Donald Trump che secondo molti analisti sarebbe stata favorita dalla diffusione di notizie false in rete, pare che i colossi Google e Facebook siano pronti a contrastare il fenomeno togliendo la pubblicità a siti che diffondono bufale. Un'ipotesi contro cui si scagliano altri analisti sostenendo un intervento di questo tipo lederebbe la libertà di manifestazione del pensiero. Per restare in ambito animale, meglio pecoroni, insomma, che censurati. Ma per non finire così, basterebbe il caro vecchio buon senso: quando qualcuno la spara grossa, prima di condividere la sparata, recuperiamo il sano scetticismo dei piemontesi di una volta che di fronte a un racconto entusiastico al massimo concedevano un laconico: "Lei dice?"




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