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giovedì 28 ottobre 2021
 
 

Se c’è rischio non è gioco

12/11/2014  Questo il titolo della campagna di sensibilizzazione sul fenomeno del gioco d’azzardo patologico, promossa nelle scuole della regione Lazio dalla consigliera regionale, l’on. Olimpia Tarzia, Vicepresidente della Commissione Cultura della Regione Lazio e Presidente del Movimento PER.

In Italia cresce il numero di persone che investe il proprio denaro nel gioco. Secondo l’Eurispes sarebbe il 65% della popolazione, di cui il 38% minorenne, e solo nel 2013 sarebbero andati spesi 85 miliardi in gioco d’azzardo, circa 1450 euro procapite.
Una “dipendenza senza droga”, come l’ha definita l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che come uno tsunami sta investendo ogni ceto sociale, facendo leva principalmente sulla crisi economica. Nel giro di soli sette anni il fenomeno è aumentato di ben il 450% portando il nostro paese ad un triste primato, quello di essere il più grande mercato del gioco d’azzardo in Europa. Ma l’effetto sociale è quello che preoccupa maggiormente, perché il GAP, genera una dipendenza che spesso è di carattere compulsivo, insomma “un’autentica malattia sociale”.

Ad essere colpite maggiormente le fasce sociali più deboli e più vulnerabili, tra queste i giovani.
Il Dipartimento Politiche Antidroga afferma che, nello scorso anno, i giocatori tra gli studenti erano il 48.2% e fra questi il 6% risulta essere in una condizione di gioco patologico. «Sono convinta che per contrastare tale fenomeno, occorra costruire una capillare rete di informazione al fine di mettere al corrente più persone possibile dei rischi e delle devastanti conseguenze legate al GAP », afferma l’onorevole Olimpia Tarzia da sempre sensibile a tematiche sociali, promotrice, nonché prima firmataria, della legge n.5 su “Disposizioni per la prevenzione e il trattamento del gioco d’azzardo patologico”, approvata all’unanimità il 24 luglio del 2013 dal Consiglio regionale del Lazio.  «E’ necessario», spiega, «lavorare insieme alle istituzioni scolastiche e alle amministrazioni locali che rappresentano la frontiera su cui combattere questa battaglia».

Una campagna, che mira a raggiungere non solo i giovani con opuscoli informativi ed incontri divulgativi, ma che intende rendere consapevoli i cittadini di quali sono i loro diritti, per meglio tutelarne la salute. «Molte regioni hanno già provveduto a legiferare in materia: il Lazio, ad esempio, è stata tra le prime regioni a dotarsi di una legge che potesse rappresentare un valido strumento di contrasto e prevenzione del GAP», afferma la consigliera regionale. «Come prima firmataria del provvedimento, sono stata orgogliosa del fatto che la legge sia stata approvata all’unanimità, a conferma che quando si pone al centro del dibattito politico il bene comune e la salute pubblica non ci sono schieramenti né interessi di parte che tengano».

Insomma un pericolo subdolo, non solo nocivo per le nuove generazioni, ma anche per l’economia del territorio perché si insinua nel tessuto sociale. «Purtroppo, manca ancora una legge a livello nazionale che disciplini il fenomeno del gioco d’azzardo: non dimentichiamoci che l'Italia è l'unico Paese in Europa ad avere 400mila slot machine diffuse capillarmente sul territorio nazionale senza alcun tipo di regolamentazione. A tal proposito, mi auguro che la Commissione Affari Sociali della Camera dia il via libera al testo unificato delle proposte di legge sulla dipendenza da gioco d'azzardo, al fine di consentirne un rapido iter d’approvazione».

Tra i punti salienti della legge regionale, elencati nel libretto troviamo: la creazione di un numero verde dedicato, dove ricevere assistenza e sostegno, 51 sportelli presenti sul territorio con la presenza di esperti e l’istituzione di un Osservatorio regionale che possa monitorare gli effetti e le dinamiche del gioco d’azzardo. Ed ancora l’istituzione del marchio regionale “Slot-free”che potranno esporre quei titolari che non hanno nel proprio esercizio slot machine, nonché corsi di formazione per il personale che opera all’interno delle sale da gioco e il divieto di attività pubblicità relativi a spazi istituzionali.

 
 
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