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martedì 09 agosto 2022
 
 

Se Corona fosse ignoto, la solidarietà sarebbe diversa.

23/01/2015  Quando Fabrizio Corona è uscito dal Tribunale ha ricevuto l'applauso dei fan: ritengono che con lui siano stati troppo severi. Ma, a proposito di giustizia uguale per tutti, a uno qualunque, a parità di pena e di curriculum, riserverebbero la stessa solidarietà?

Il cumulo, non c’è che dire, fa una pena complessiva di tutto rispetto: 13 anni e due  mesi ridotti a nove anni per l’applicazione della continuazione. Il curriculum che l’ha prodotto registra: estorsione, corruzione, bancarotta fraudolenta e frode fiscale, possesso e spendita di banconote false, evasione fiscale, tentata estorsione. Cui va aggiunta, senza che rientri nel computo delle pene detentive, una spericolata serie di violazioni al codice della strada, compresa la guida senza patente a ripetizione.

Se si trattasse di un uomo qualunque, italiano o magari immigrato, molti di coloro che ragionano di politica penale o criminale facendo leva sulla sicurezza, starebbero probabilmente gridando, all'estremo opposto, che bisogna buttare la chiave, ma il signore che detiene questo curriculum si chiama Fabrizio Corona e allora cambia tutto: ci sono fan che applaudono e scattano foto, che lo incitano a “non mollare”, persone di spettacolo che si mobilitano per chiedere la grazia a suo favore, tanti sostenitori più o meno noti - a volte anche con fini strumentali, altre volte magari per provocazione, altre ancora per convinzione - che partecipano alle sue sofferenze, rispettabilissime, e probabilmente comuni a detenuti sconosciuti.

Sarà anche vero, come molte delle persone che solidarizzando con Corona argomentano, che l’estorsione del picciotto che chiede il pizzo al commerciante colpisce l’immaginario (e ferisce la società) in modo diverso rispetto al ricatto del paparazzo che chiede soldi al calciatore per non divulgarne immagini rubate. Ma l’estorsione resta estorsione. Il Codice penale non a caso ne modula la gravità con una pena che varia da 5 a 10 anni e, forse per la differenza di cui sopra, Corona ha preso il minimo: 5 anni appunto. Il resto è venuto accumulando altri reati e relative condanne definitive.

La sofferenza di Fabrizio Corona va rispettata, così come i suoi avvocati che fanno il loro lavoro chiedendone la scarcerazione per motivi di salute e l'affidamento a una comunità. I magistrati di sorveglianza faranno il loro valutando le perizie e decidendo di conseguenza. E andranno rispettati altrettanto.

Ma ai tanti (non a don Mazzi che si occupa di tutti per vocazione), che in questi mesi hanno eletto Fabrizio Corona a esempio ritenendo di dimostrare, tramite il suo caso, che la giustizia non è uguale per tutti (dicono che con lui hanno esagerato) bisognerebbe chiedere se sarebbero disposti alla stessa solidarietà, agli stessi incitamenti, alla stessa mobilitazione, alle stesse richieste di grazia per il primo che passa (italiano, albanese, marocchino ecc. per niente bello e altrettanto dannato), ovviamente a parità di condanna e di curriculum. Giusto per capire che cosa si intende, comunemente, per giustizia uguale per tutti.

 
 
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