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Mosca bianca
 

Se è mia figlia che non vuole fare la gita di classe

27/03/2018  Tempo di viaggi di istruzione. Molti ragazzi attendono di partire con la certezza di divertirsi e stare insieme agli amici. Per altri, che non si trovano bene con i compagni, è una forzatura che vorrebbero evitare. Cosa deve fare un genitore?

Sono la mamma di Martina, una ragazza di 13 anni che frequenta l’ultimo anno di scuola media. La sua classe, ad aprile, andrà in gita in Francia: sarà una bella esperienza per i ragazzi, l’occasione per visitare splendidi posti e per trascorrere qualche giorno a stretto contatto con i compagni. Mia fi€glia, però, non ha alcuna intenzione di partecipare. Già quando i professori hanno presentato il viaggio d’istruzione, nella riunione a inizio anno, Martina si è dimostrata restìa ed è rimasta sulla sua posizione €fino a ora. Dice che con i suoi compagni non vuole andare da nessuna parte. Confesso che non mi ero accorta che vivesse così male il rapporto con i coetanei, non ha mai dato segnali di così forte insofferenza, sono un po’ preoccupata. Non so se insistere oppure se accettare tranquillamente questa scelta, consapevole che perderà un’occasione per imparare cose nuove e per crescere.

ORNELLA

— Cara Ornella, la situazione che vive tua figlia è abbastanza insolita, ma non rara. Secondo un sondaggio on line condotto da Scuola.net su oltre 7 mila ragazzi, tra marzo e aprile prossimi partirà il 43% degli studenti: se si aggiunge il 3% del campione che ha già svolto il viaggio di istruzione nei mesi precedenti, quest’anno rimarrà a casa la maggioranza dei ragazzi italiani. In un caso su quattro la responsabilità della mancata partenza è dei professori, non disponibili ad accompagnare gli allievi, ma nel 9% dei casi sono proprio i ragazzi a scegliere di non partire. Nel dettaglio, il 30% degli adolescenti che decide di stare a casa non ha piacere di trascorrere dei giorni fuori con i compagni di classe. Giunti in terza media il gruppo è consolidato, i rapporti di simpatia e antipatia sono ormai una certezza. La gita è generalmente uno dei momenti più attesi e insieme uno dei principali motivi di discussione tra docenti e genitori: restii, i primi, ad assumersi la responsabilità di notti insonni, desiderosi, i secondi, di far vivere ai propri figli questa esperienza indimenticabile. Se nella classe di Martina ci sono colleghi disponibili ad accompagnare addirittura all’estero i ragazzi, tenendo conto che, come il sondaggio appena citato riporta, l’Italia è la destinazione privilegiata in quattro gite su cinque alla scuola media e che per motivazioni disciplinari non si parte (capita al 10% del campione che resta a casa), escluderei la presenza di bulli silenti, che tu temi. Penso sia semplicemente una questione di rapporto mancato e capisco che ciò sia vissuto come un piccolo fallimento da parte tua. Anche i docenti che hanno lavorato per tre anni sull’integrazione e sulla costruzione di un gruppo avranno motivo di interrogarsi. È con loro che approfondirei il discorso. A prescindere, in verità, dalla partecipazione a una gita.

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