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giovedì 23 maggio 2024
 
 

«Se ero Dio non facevo morire Gesù in croce»

16/11/2017 

Gentile direttore, ho letto in questi giorni un’intervista alle operaie di uno stabilimento di Terni. Una di loro diceva: «Se io ero Dio Padre non facevo crocifiggere mio figlio (perché sono donna e so cosa vuol dire partorire)». Ma Dio non poteva spiegarsi meglio e dire che non è solo padre, ma anche madre, fratello e sorella? E che sulla croce c’era anche lui («io e il Padre siamo una cosa sola»)? Se ci ha fatto a sua immagine e somiglianza mi sembra che siamo come Dio solo nelle domande. Le risposte le ha solo lui. E dice: fidatevi di me anche nelle cose più incomprensibili e assurde per una mente umana. Ma la fede in lui ce la dà solo lui. Non poteva Dio rendere più digeribile la sua parola a noi, amatissimi figli ma ignoranti come un sasso?

LUCIANO - Vicenza

Caro Luciano, sono tante le questioni che poni. Mi limito a qualche suggestione. La fede, che Dio dona a tutti, richiede di affidare la nostra vita a lui, credendo nel Vangelo dell’amore. Prima di essere una questione intellettuale, che riguarda la mente, è una questione pratica. Si tratta cioè di vivere l’amore verso gli altri nella realtà di ogni giorno, attraverso il servizio, la generosità, il perdono. In questo i sacramenti, la preghiera, l’ascolto della Parola di Dio sono di grande aiuto.

Per essere cristiani, perciò, non serve essere degli intellettuali. Nella Bibbia e soprattutto nel Vangelo, poi, ci sono molte risposte. Dio si presenta anche con un volto materno (vedi Isaia 49,14-15), come ci ha ricordato l’indimenticabile papa Luciani. E la morte in croce del Figlio è stata opera di noi uomini. Il Padre l’ha permessa come segno del suo amore estremo per noi: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (Giovanni 3,16).

Catechismo della Chiesa cattolica. Edizione speciale con nuovi commenti

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