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mercoledì 15 luglio 2020
 
OLTRE IL CARCERE
 

Se fischiare è libertà, anche dei detenuti al corso per arbitri

04/12/2019  Nell'ambito del progetto "Lo sport generAttore di comunità”, Us Acli e Isola Solidale hanno promosso a Roma diverse lezioni per formare direttori di gara aperti anche a persone recluse provenienti da Regina Coeli, Rebibbia, Casal del Marmo e da altri istituti italiani.

È possibile che in un prossimo futuro anche ai detenuti sarà offerta la possibilità – debitamente autorizzati dalle autorità giudiziarie e sportive – di dirigere partite di calcio ufficiali nei campionati giovanili, dilettanti e – perchè no? -, anche semi professionisti e professionisti. “Certo che è possibile”, rispondono decisi i responsabili dell'area sportiva delle Acli, la storica associazione dei lavoratori cristiani, al punto che – dopo una lunga fase di gestazione, da pochi giorni hanno dato vita ad una serie di corsi ad hoc per formare nuovi “fischietti” da utilizzare nei vari campi di calcio della Penisola, con una novità che ha tutto il sapore di una scommessa vinta, o, se si vuole, di un muro che, grazie al gioco del calcio, è stato abbattuto per permettere di avvicinare il mondo delle carceri al mondo dello sport ufficiale che prende vita e forma fuori dalle celle.

Quasi un “miracolo” nel suo genere messo a segno dalla sezione sportiva delle Acli di Roma che per la prima volta ha avviato il suo tradizionale corso annuale di preparazione arbitrale anche a persone recluse provenienti dalle carceri romane di Regina Coeli, di Rebibbia, Casal del Marmo e di altri istituti italiani. Le lezioni sono iniziate nei giorni scorsi l'associazione “L'Isola Solidale”, istituzione di volontariato impegnata nel recupero dei detenuti attraverso corsi di formazione lavorativa ed ora anche sportiva, con sede sulla via Ardeatina, a Roma, dove i tecnici dell'U.S. Acli di Roma - grazie al progetto "Lo sport generAttore di comunità" finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – formeranno i futuri arbitri di calcio. Tra i partecipanti al corso – completamente gratuiti, con cadenza bisettimanale fino al prossimo mese di marzo - , per la prima volta sono stati ammessi  un gruppo di detenuti ospiti su decisione del magistrato della stessa Isola Solidale, nella quale – in applicazione delle  leggi 266/91, 460/97 e 328/2000 - sono ospitate una quarantina di persone che hanno commesso reati per i quali sono state condannate, che si trovano agli arresti domiciliari, in permesso premio o che, giunte a fine pena, non hanno riferimenti familiari precisi e sono costrette a vivere in stato di difficoltà economica. Un progetto tanto caro alle gerarchie ecclesiastiche romane, sulla scia – confessano all'Isola Solidale - delle esortazioni a favore del reiserimento sociale dei detenuti lanciate dai vescovi di Roma degli ultimi 50 anni, a partire da Giovanni XXIII il primo pontefice a visitare Regina Coeli, seguito da Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI ed ora da papa Francesco, che non a caso nella Pasqua 2019 ha celebrato la Lavanda dei Piedi proprio tra i carcerati di Regina Coeli. 

Alla conclusione del programma del corso, – tenuto dal responsabile della formazione arbitrale calcio dell' US Acli Roma, Francesco Paone – gli allievi potranno accedere alla qualifica arbitrale dopo aver superato prove di esame scritte ed orali. Alla fine del corso, coloro i quali risulteranno idonei alle prove d'esame, effettueranno delle prove pratiche sul campo che consisteranno nella direzione di gare ufficiali di Calcio a 5, Calcio a 8 e Calcio a 11 davanti a un pubblico di tifosi, tecnici e familiari.  "Grazie all'US Acli di Roma - spiega Alessandro Pinna, presidente dell'Isola Solidale - siamo riusciti attraverso la pratica sportiva più popolare, il calcio e tutto quanto ruota intorno ad esso, ad abbattere ogni barriera legata al pregiudizio nei confronti di chi, per svariati motivi, è chiamato a pagare il suo debito con la giustizia in un istituto penitenziario. Una sfida impensabile fino a poco templ fa, ma che ci apprestiamo a vincere offrendo ai nostri ospiti la possibilità di iniziare un nuovo percorso riabilitativo partendo, mediante il corso di formazione arbitrale, anche dallo sport in quanto tale e dalle manifestazioni sportive, vale a dire da eventi concreti a forte impatto popolare come sono i tornei di calcio che si svolgono in tutte le fasce d'età previste dai regolamenti istituzionali, a partire dalle fasce d'età più piccole".

Il progetto, che vede come punto di riferimento il Centro Nazionale Sportivo Libertas e come partner l'US Acli, ha l'obiettivo – spiegano gli organizzatori - di strutturare e formalizzare interventi efficaci e duraturi favorendo, attraverso lo sport, il miglioramento delle condizioni di vita dei soggetti in esecuzione di pena e il loro reinserimento sociale e lavorativo. Inoltre, questa iniziativa si pone in continuità con gli interventi avviati in collaborazione con gli istituti penitenziari anche a seguito del protocollo firmato dall'US Acli con il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria nell'ottobre 2016, per sviluppare programmi motori, sportivi e formativi utili al periodo detentivo, al percorso rieducativo e al reinserimento sociale. Un programma giustamente ambizioso e necessario che ora si avvale anche del primo corso arbitrale aperto a chi è recluso in carcere.

"Da anni lavoriamo insieme all'Isola Solidale - spiega spiega infatti Luca Serangeli, presidente dell'Unione Sportiva delle ACLI - a partire dal torneo delle parrocchie romane San Giovanni Paolo II e questo corso per arbitri è un ulteriore passo in avanti nel progetto che ci vede impegnati nelle attività di recupero e di reinserimento anche delle persone detenute".

  

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