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mercoledì 01 febbraio 2023
 
POLITICA
 

Droghe, Giovanardi corregge Giovanardi

07/05/2014 

E va bene, cediamo anche noi al gioco di parole: la notizia è stupefacente. A dirigere i lavori congiunti delle commissioni Giustizia e Sanità del Senato sul decreto Lorenzin sulle droghe, sarà Carlo Giovanardi, assistito dal Pd Amedeo Bianco. La legge Fini-Giovanardi era stata bocciata per incostituzionalità dalla Consulta e il ministro della Sanità aveva provveduto a una nuova legge che introducesse la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti, alleviando le pene per le prime. Il decreto è già stato approvato dalla Camera. E ora, nel passaggio navetta al Senato, chi ti rispunta come supervisore? Lo stesso Giovanardi. Il firmatario della legge bocciata dai giudici della Corte. Un ossimoro, ha scritto qualcuno. Giovanardi che emenda Giovanardi. Il Corretto che diventa Correttore.

Al di là del merito della nuova legge (di cui ci parla don Armando Zappolini nell’intervista di Antonio Sanfrancesco) sbalordisce la scelta di mettere come relatore e coordinatore lo stesso firmatario della vecchia legge. Il quale nel frattempo, sia detto per inciso, non ha cambiato le sue opinioni. L’aver messo a presiedere al dibattito in Senato un sostenitore così radicale, toglie di mezzo la lucidità politica, impedisce di fare una sacrosanta riflessione sull’argomento, di riconsiderare la questione nel suo complesso per bilanciare i danni, il dolore e i pericoli da una parte e dall'altra. E infatti il caso Giovanardi ha diviso l’opinione pubblica, le associazioni e il Parlamento in due, come una mela, tra proibizionisti e antiproibizionisti, tra anti galera e pro galera, senz'altra prospettiva, come se non ci fosse una scelta intermedia che non considera la cannabis come un ricostituente ma una droga che produce assuefazione ma nel contempo prevede pene alternative al carcere basate su percorsi alternativi, sulla rieducazione, l’assistenza e il volontariato. Come se non si dovesse tener conto di ciò che sta intorno alle droghe leggere, al suo contesto, ai sui drammi, ai suoi rischi di ricorso a  droghe più pesanti e mortali. E invece no: via con Giovanardi, nessuna riflessione, e tempi rapidi, rapidissimi, che ci sono le elezioni.

 
 
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