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sabato 24 luglio 2021
 
Anno Uno e X Factor
 

Se il piccolo schermo diventa un'arma (contro la Chiesa)

14/11/2014  Brutta serata per la televisione italiana, ieri sera. Ad "Anno Uno", in una puntata che doveva essere dedicata al tema del lavoro, le Femen hanno recitato una "preghiera satanica” contro Dio e contro il Santo Padre. A "X Factor" e in un Tweet il rapper Fedez ha sentenziato che, essendo “uno Stato laico, nessuna chiesa può far vivere l’amore come una colpa”.

Qui sopra: Fedez. In alto: Giulia Innocenzi, conduttrice di "Anno Uno".
Qui sopra: Fedez. In alto: Giulia Innocenzi, conduttrice di "Anno Uno".

Attaccare la Chiesa, si sa, va sempre di moda e suscita sempre scalpore, purtroppo. Del resto, il messaggio cristiano non ha mai avuto “vita facile”. Se poi ci si mette anche un certo modo di fare televisione, provocatorio e acritico, a quel punto i limiti si possono ben dire superati.

Giovedì 13 sera la Tv italiana ha fatto la sua parte in questo senso, con un paio di eccessi dirompenti, all’interno di Anno Uno (La7) e X Factor (Sky Uno). La trasmissione affidata alla giovane e rampante Giulia Innocenzi ha visto l’irruzione in scena delle “Femen”, un gruppo internazionale di contestatrici diventato famoso per i suoi attacchi a potere costituito e alla Chiesa stessa. Le giovani non si sono smentite e hanno recitato una "preghiera satanica” contro Dio e contro il Santo Padre.

Il pubblico presente ha applaudito poco e si è spaccato in tifoserie opposte secondo la peggiore tradizione dei talk-show in cerca di audience a tutti i costi. Un imprenditore di successo in collegamento da Milano ha abbandonato il campo specificando di non voler stare dentro “una trasmissione in cui si offende la Chiesa cattolica e il Papa”. Lo spettacolo è stato oggettivamente pessimo, oltre che evidentemente forzato e fuori luogo.

A X Factor è stato dato largo spazio alla lotta contro il bullismo nei confronti di chi potrebbe trovarsi a essere derisi dal branco; per esempio un ragazzo balbuziente o un giovane dichiaratamente gay. Quest’ultimo caso ipotetico ha scatenato in particolare Fedez, un rapper che fa parte della giuria della trasmissione, il quale si è lasciato andare a una tirata contro la Chiesa, rafforzata da un Tweet in cui affermava che, essendo “uno Stato laico, nessuna chiesa può far vivere l’amore come una colpa”.

Come tutte le altre piazze pubbliche, anche i programmi televisivi sono luoghi in cui il confronto e l’esposizione di opinioni diverse non soltanto non sono da censurare ma – anzi – sono auspicabili. Devono però avvenire secondo le regole di base della civile convivenza e della retorica della comunicazione, che impongono l’ascolto dell’altro, il contraddittorio e l’esposizione delle diverse voci. Altrimenti entrano in crisi il concetto di democrazia, l’obbligo del pluralismo e la correttezza verso i destinatari della comunicazione, che sono i capisaldi del vivere sociale e che proprio nei media possono trovare la possibilità di essere messi in pratica.

Se nel caso di X Factor una parziale attenuante (che però non diminuisce la gravità dell’accaduto) è il fatto che Fedez si sia espresso a titolo personale, il giudizio su Anno Uno è ancor più negativo in quanto si tratta di una trasmissione che vorrebbe essere di approfondimento informativo e che del diritto di replica ha fatto la sua bandiera. In questo caso, soltanto a parole.

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