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domenica 19 maggio 2024
 
 

Se la fame ha le gambe corte…

03/04/2012  "Regala un metro alla vita": questo il titolo della campagna lanciata da NutriAid. Obiettivo: salvare dalla malnutrizione 10 mila bambini in tre anni.

“La fame ha le gambe corte” perché colpisce soprattutto i bambini al di sotto dei 5 anni. Ma anche perché, come le bugie, può essere smascherata e sconfitta. NutriAid – organizzazione umanitaria impegnata da 16 anni nella lotta contro la malnutrizione infantile – ha dato il via a un’iniziativa ambiziosa e di lungo periodo: entro il 2015 si pone il traguardo di salvare 10 mila piccoli dalla morte per fame nei Paesi dove opera (Rwanda, Senegal, Madagascar, Repubblica Democratica del Congo e Somalia).

     I “numeri della fame” continuano ad essere spaventosi e purtroppo non fanno notizia: «Perciò», dice la dottoressa Anna Macchieraldo, presidente di NutriAid, «abbiamo deciso di riaccendere i riflettori sullo scandalo della morte di tanti bambini a causa della malnutrizione».

     Tanti, troppi bambini. Se nel mondo il totale delle persone cronicamente sottoalimentate è di 925 milioni, il numero dei bambini sotto i 5 anni è di ben 195 milioni. Si tratta di piccoli che soffrono di sintomi acuti o gravi di carenze di alimentazione, il cui numero aumenta in caso di carestie, conflitti sociali e scarsità stagionali.

     «Ogni anno», aggiunge la dottoressa Macchieraldo, «7,6 milioni di bambini sotto i 5 anni muoiono per cause facilmente curabili come la diarrea o la polmonite. Di queste vittime, 2,6 milioni – 300 ogni ora – vengono uccise come causa principale dalla malnutrizione».

     Sono 26 i Paesi al mondo che hanno ancora livelli di fame “allarmanti”. Quattro di questi Paesi, che hanno addirittura una situazione “estremamente allarmante” sono in Africa subsahariana: Burundi, Ciad, Repubblica Democratica del Congo, Eritrea.

     Come spiega nella campagna, in alcune aree dove NutriAid interviene «permangono situazioni di grave emergenza causate da conflitti conclamati, come in Somalia, o silenziosi, come in Repubblica Democratica del Congo, da catastrofi naturali che ciclicamente devastano i raccolti e riducono la disponibilità di derrate alimentari, come in Madagascar, o da povertà e mancanza di accesso al cibo come in Rwanda o in Senegal».

   

«La malnutrizione», prosegue Antonella Demarchi, segretario generale di NutriAid, «rappresenta uno dei principali meccanismi che sottendono la trasmissione della povertà e dell’ineguaglianza da una generazione all’altra. Queste devastanti conseguenze portano con sé anche elevati costi economici. La malnutrizione acuta nei bambini al di sotto dei 5 anni, oltre a mettere a rischio la sopravvivenza, inibisce il loro sviluppo psicologico e mentale, crea implicazioni a lungo termine sulla salute dell’intera vita e limita complessivamente le opportunità delle future generazioni».

     Quando la sottoalimentazione è grave, il corpo inizia ad consumare i propri tessuti in cerca dei nutrienti e dell’energia necessari alla sopravvivenza mirando inizialmente alla struttura muscolare e al tessuto adiposo. I processi metabolici iniziano a rallentare, la regolazione termica è alterata, la funzionalità renale è danneggiata e il sistema immunitario compromesso.

     «Di fronte a tutto ciò non possiamo restare inermi», conclude la presidente di NutriAid. «Da molti anni combattiamo con progetti sanitari le conseguenze della mancanza di cibo cronica o acuta sullo sviluppo della crescita dei bambini, ma riteniamo sia venuto il momento di chiedere aiuto a tutta la società civile e alle istituzioni per vincere questa battaglia. Salvare tanti bambini dalla morte per fame si può. Ma bisogna essere in molti. Significa regalare a ogni bambino un metro alla vita».

     La campagna triennale dell’Ong torinese punta a salvare questi 10.000 bambini attraverso interventi mirati, dalla fornitura di latte arricchito con vitamine e sali minerali, alimenti e medicinali in Congo all’assistenza medica e ospedaliera in Rwanda, dall’ampliamento del centro nutrizionale in Senegal e in Madagascar alla costruzione di un nuovo centro in Somalia, oltre alla formazione del personale medico locale e ai programmi di educazione igienico-sanitaria rivolti a mamme e bambini.

 
 
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