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giovedì 21 novembre 2019
 
 

Marías dice no. E gli italiani?

26/10/2012  Lo scrittore spagnolo ha rifiutato il Premio Nacional (e 20 mila euro) contro i tagli alla cultura del suo Governo. E se anche i colleghi di casa nostra facessero un gesto simile?

Javier Marías è uno dei maggiori scrittori spagnoli viventi (Reuters).
Javier Marías è uno dei maggiori scrittori spagnoli viventi (Reuters).

A Javier Marías, uno dei maggiori scrittori spagnoli viventi, non mancano né il talento né il coraggio. Se per verificare la prima parte dell'affermazione basta leggere uno dei suoi romanzi (Domani nella battaglia pensa a me, la trilogia Il tuo volto domani, Tutte le anime, L'uomo sentimentale...), la prova inconfutabile della seconda parte è arrivata ieri: un clamoroso rifiuto al Premio Nacional de Narrativa, uno dei più importanti premi letterari che lo Stato spagnolo conferisce ai suoi scrittori, con un assegno di 20 mila euro. Il motivo di quello che passerà alla storia culturale come "il gran rifiuto"? I tagli alla cultura. Il continuo sottrarre risorse ai musei, all'istruzione, al cinema, alle arti, alle biblioteche (tema, quest'ultimo, molto caro all'autore spagnolo).

E che il suo vada interpretato come un gesto esclusivamente e squisitamente culturale, lo dimostra il fatto che lo stesso Marías ha subito precisato che la sua decisione sarebbe stata la stessa se al Governo ci fossero stati i socialisti, anziché Mariano Rajoy e i popolari. Ai governi di entambi i colori Marías non aveva mai risparmiato critiche, anche durissime, sulle politiche culturali, improntate a una cieca e sterile riduzione delle risorse. Basti ricordare una sua frase, molto recente: «I tagli alla cultura mettono sullo stesso piano il Partito popolare di Rajoy e il franchismo». Lo scrittore ha anche aggiunto che, in condizioni diverse, il premio gli avrebbe fatto piacere e che ha anche riflettuto se incassare il generoso assegno per poi devolverlo alle biblioteche. Ma ha concluso che la coerenza e un gesto deciso avevano più senso, anche nell'ottica di sollevare la questione del sostegno alla cultura.

L'artista dissidente cinese Ai Weiwei balla per protestare contro il Governo di Pechino (Reuters).
L'artista dissidente cinese Ai Weiwei balla per protestare contro il Governo di Pechino (Reuters).

Dato conto di questa vicenda, per una volta edificante, non possiamo fare a meno di chiederci che cosa avrebbe fatto uno scrittore italiano al suo posto. È vero che un equivalente del Premio Nacional forse non esiste, perché questo è statale, mentre i più prestigiosi premi di casa nostra sono organizzati e finanziati da istituzioni private.

E tuttavia la domanda resta: quali effetti avrebbe avuto un "gran rifiuto" da parte di qualche nome della nostra letteratura? Che cosa sarebbe successo se un Piperno e un Abate - ottimi scrittori, vincitori il primo dell'ultimo Strega e il secondo dell'ultimo Campiello - avessero detto: sono lusingato dal riconoscimento, voglio però che questa edizione del premio rimanga con la casella vuota, a memoria dei continui tagli alla cultura e dell'assenza di una vera poltica culturale? Non sarebbe stato un no diretto al Governo, certo, ma non avrebbe avuto un potente valore simbolico, in grado, almeno, di attirare l'attenzione su un tema decisivo e suscitare un dibattito? La provocazione non riguarda soltanto il mondo letterario, ovviamente. Quale messaggio sarebbe arrivato a politici e opinione pubblica se i fratelli Taviani, vincitori dell'ultimo David Donatello per lo splendido e coraggioso Cesare deve morire, avessero detto: grazie del premio, ma non lo accettiamo, perché vogliamo ricordare a tutti che "non di solo pane vive l'uomo", ma anche di quel cibo per le menti e l'anima che è la cultura, mentre vediamo che musei, biblioteche, istituzioni culturali, scuole e università vengono dissanguate?

Dei rapporti fra intellettuali e potere molto si è parlato (sul periodo fascista, poi, sono corsi fiumi d'inchiostro). Ora, ringraziando il cielo viviamo in una democrazia. Forse non è necessario rciorrere alla danza di protesta che il dissidente cinese Ai Weiwei ha messo in atto per ironizzare contro i potenti di Pechino. Siccome però sappiamo che la democrazia è tale se viene alimentata dalla partecipazione dei cittadini, se mantiene vivi i valori e i principi che la rendono tale, sarebbe apprezzabile che i nostri migliori scrittori, registi, attori, artisti prendessero una posizione netta, anche con qualche gesto clamoroso. Non che siano mancati del tutto singole critiche o riflessioni. Non ricordiamo, però, azioni clamorose come quelle di Marías.

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