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mercoledì 08 dicembre 2021
 
Lampedusa
 

Lampedusa, non abbiamo imparato la lezione

02/10/2014  Sami (Unhcr): «Il rischio è che Lampedusa sia una lezione da cui non si è imparato nulla. Se i governi non compieranno azioni decise per cercare alternative alle traversate dei barconi, nei prossimi mesi avremo una situazione anche peggiore degli anni precedenti».

«Il rischio è che Lampedusa sia una lezione da cui non si è imparato nulla. Se i governi non compieranno azioni decise per cercare alternative alle traversate dei barconi, nei prossimi mesi avremo una situazione anche peggiore degli anni precedenti». La portavoce dell'Unhcr Italia Carlotta Sami sintetizza così la condizione dell'Italia (e dell'Europa) un anno dopo la strage di Lampedusa. Nonostante i continui richiami dell'Alto commissariato Onu per i richiedenti asilo all'apertura di canali umanitari per far evitare ai profughi i viaggi della speranza, l'Europa e l'Italia ancora non propongono alterative. E i numeri del 2014 obbligano a cercarle in fretta: «Quest'anno abbiamo avuto più di 3 mila morti annegati (sono state 801 nel 2013, ndr) e 165 mila persone sono entrate in Europa dal mare (di cui 142 mila salvate da Mare Nostrum, ndr)», continua Sami. «Ci troveremo sempre di fronte a tragedie come quella dello scorso anno in queste condizioni», avverte. Per questo, finché non si trovano altre strade per far fuggire i profughi dalla guerra è necessario mantenere una missione come Mare Nostrum.

L'Agenzia dell'Onu da anni chiede alla Commissione europea di potenziare il programma di resettlement, ossia il reinsediamento dei profughi dai Paesi da cui fuggono a zone più sicure nel mondo. Richieste al vento. Fino ad oggi a parte qualche eccezione come Svezia, Germania ed Austria, c'è ancora un enorme ritardo nell'attuazione del programma. «Non c'è una vera strategia comunitaria al momento. Se ci fosse, si potrebbero anche razionalizzare per tutti i costi del progetto: ora non stiamo spendendo poco per pattugliamento dei mari e accoglienza, e i morti ci sono comunque», nota Sami.
Avremo imparato la lezione di Lampedusa quando applicheremo un modello per velocizzare il ricongiungimento familiare dei richiedenti, quando utilizzeremo visti per motivi umanitari per persone particolarmente vulnerabili e quando troveremo partner privati per far proseguire gli studi agli alunni che si ritrovano in Paesi in guerra, prosegue la rappresentante dell'Unhcr Italia. Queste sono le scelte forti per cambiare passo all'accoglienza europea.

Gli straordinari numeri del 2014 descrivono da soli l'imponenza delle tragedie umanitarie in corso. La stessa Unhcr lo sottolinea nel rapporto Asylum trends presentato il 26 settembre. Esiste la possibilità entro fine anno di toccare quota 700 mila domande d'asilo nei Paesi industrializzati, pareggiando il record di 20 anni fa. Due terzi delle 330.700 domande fin qui arrivate sono state depositate in sei Paesi, tra cui compare anche l'Italia. «È stato chiesto al nostro Paese di fare di più la sua parte in materia di identificazione», continua Sami. «Nei prossimi mesi quindi serviranno più posti di accoglienza. Non tanto per il primo soccorso, quanto per attendere l'esito delle richieste d'asilo».

E l'Italia, conclude la portavoce dell’Hcr, ce la può fare: possiede mezzi e competenze, per quanto negli anni passati ci siano stati tribunali europei che si sono rifiutati di respingere dei migranti che avevano cominciato le procedura d'asilo qui perché sostenevano che il Paese non potesse garantire un'accoglienza degna.

 
 
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