logo san paolo
domenica 16 gennaio 2022
 
Violenza sulle donne
 

Violenza sulle donne, non è un fatto privato

23/11/2014  Una donna su tre subisce una qualche forma di violenza. Una tragedia che non risparmia nessun Paese al mondo. Anche per questo non dobbiamo stancarci di ricordarla e combatterla, cominciando dall'idea che si tratti di una questione da risolvere entro le mura domestiche.

Negli Stati Uniti, in un anno la violenza contro le donne ha fatto più morti che i soldati caduti in Iraq e Afghanistan. Nell'Unione europea non c'è nessun Paese che possa considerarsi esente dal problema: quest'anno l'Agenzia europea per i diritti fondamentali, nella più completa indagine realizzata al mondo su questo fenomeno, ha reso noto che il 33% delle intervistate sopra i 15 anni ha subito violenza fisica e/o sessuale. Una su tre. Un dato sconvolgente, perché tradotto in numeri assoluti riguarderebbe 62 milioni di donne europee. E stiamo parlando delle zone più civili della Terra.

Perciò, e purtroppo, rimane di assoluta attualità celebrare il 25 novembre la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, come avviene dal 2000 su invito delle Nazioni Unite. L'Assemblea generale dell'Onu fece propria quella data, scelta in origine da un gruppo di attiviste latinoamericane per ricordare il brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal, le quali si opponevano al regime del dittatore Trujillo. In Italia la ricorrenza era partita in sordina, ma negli ultimi anni si sono moltiplicate le iniziative politiche e culturali in proposito, sia da parte di associazioni ed enti sia per volontà delle istituzioni.

Per esempio alla Camera, alla presenza della presidente Laura Boldrini, nei giorni scorsi è stata resa nota una ricerca della Ong WeWorld Intervita, realizzata con Ipsos, che ricorda come ogni tre giorni, in Italia, una donna venga uccisa dal partner, dall'ex partner o da un familiare, e come tutti i giorni si verifichino oltre 25 casi di stalking. Malgrado esista una legge contro lo stalking e malgrado un anno fa sia stata varata una nuova legge contro i femminicidi.

Certo, le leggi sono fondamentali, necessarie, e necessario è man mano perfezionarle e, soprattutto, applicarle in modo ottimale. Perché ormai non sono pochi i casi di donne uccise dopo una persecuzione reiterata e dopo che avevano denunciato più volte il loro persecutore. Ma è sempre più chiaro che è almeno altrettanto importante un cambiamento di culture e mentalità: nella ricerca citata sopra, un italiano su tre tra gli intervistati ha dichiarato di considerare la violenza domestica sulle donne un fatto privato da risolvere all'interno della famiglia.

Dappertutto il dibattito è aperto. In Italia, in Francia, nei Paesi nordici conclamate patrie dei diritti, dove però, in percentuale, la violenza contro le donne è la più diffusa d'Europa. Tanti uomini non alzino le spalle di fronte a questo argomento. Anzi. Sarà molto importante, e potrebbe rappresentare una vera svolta, il giorno in cui sempre più maschi cercheranno di capire perché tanti loro simili conoscono solo la violenza per tenere legata una donna, e si sentiranno impegnati insieme alle donne in una battaglia che non può conoscere stanchezze.

Multimedia
No alla violenza domestica
Correlati
I vostri commenti
20

Stai visualizzando  dei 20 commenti

    Vedi altri 20 commenti
    Policy sulla pubblicazione dei commenti
    I commenti del sito di Famiglia Cristiana sono premoderati. E non saranno pubblicati qualora:

    • - contengano contenuti ingiuriosi, calunniosi, pornografici verso le persone di cui si parla
    • - siano discriminatori o incitino alla violenza in termini razziali, di genere, di religione, di disabilità
    • - contengano offese all’autore di un articolo o alla testata in generale
    • - la firma sia palesemente una appropriazione di identità altrui (personaggi famosi o di Chiesa)
    • - quando sia offensivo o irrispettoso di un altro lettore o di un suo commento

    Ogni commento lascia la responsabilità individuale in capo a chi lo ha esteso. L’editore si riserva il diritto di cancellare i messaggi che, anche in seguito a una prima pubblicazione, appaiano  - a suo insindacabile giudizio - inaccettabili per la linea editoriale del sito o lesivi della dignità delle persone.
     
     
    Pubblicità
    Edicola San Paolo