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venerdì 15 novembre 2019
 
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Sea Watch, il sacrificio della capitana salva i naufraghi

29/06/2019  La comandante della nave è stata arrestata, i migranti hanno potuto sbarcare e ora sono in un centro di accoglienza. Carola Rackete rischia dieci anni di carcere. Un atto di disobbedienza civile e di disperazione pagato con coraggio di fronte alla chiusura dell'Europa intera.

Lo aveva annunciato e lo ha fatto. Carola Rackete, la capitana della  Sea Watch ha forzato il blocco e ha attraccato al molo commerciale di Lampedusa, senza autorizzazione preventiva, disobbedendo alla legge e obbedendo allo stato di necessità: nell’imbarcazione c’erano 40 naufraghi recuperati in mezzo al Mediterraneo che avevano iniziato a compiere atti di autolesionismo in preda alla disperazione. Una motovedetta della Guardia di Finanza non è riuscita a ostruire l’attracco della nave. Dopo un’ora i finanzieri, che già gli avevano notificato un invito a comparire, sono saliti a bordo e l’hanno arrestata per “resistenza e violenza contro nave da guerra”, reato che prevede una pena da tre a dieci anni. Già da domani la capitana tedesca potrebbe essere trasferita in un carcere siciliano.

Paradossalmente, il suo arresto ha sbloccato la situazione. I 40 migranti naufraghi sono scesi finalmente a terra e sono stati portati nel Centro lampedusano di Contrada Imbriacola. La decisione della comandante è stata certamente dettata da una situazione di disperazione. Basta leggere il tweet lanciato poco prima di effettuare la manovra:
 

“Basta! (scritto in italiano), in questo momento la Sea Watch 3 sta entrando nel molo di Lampedusa. E’ da almeno 60 ore che abbiamo dichiarato lo stato di emergenza Nessuno ci ha ascoltato. Nessuno si è preso la responsabilità. Ancora una volta tocca a me, tocca al capitano Carola Rackete, portare in salvo 40 vite”
 

Un tweet in cui emerge tutta la solitudine di una donna di mare che ha recuperato delle persone che stavanpo naufragando, di fronte al silenzio e all’ottusità dell’Europa intera.

 

“La comandante Carola non aveva altra scelta - dice Giorgia Linardi, portavoce di Sae Watch Italia - da ore aveva dichiarato lo stato di necessità che le autorità italiane avevano ignorato". "E' stata una decisione disperata - aggiungono i legali della Ong tedesca Leonardo Marino e Alessandro Gamberini - per una situazione che era diventata disperata".

Quando Carola ha concluso la manovra si è affacciata sul ponte di comando ed è stata accolta da un lungo applauso di circa un centinaio di persone arrivate sul molo. Tra loro attivisti di Sea Watch, Pietro Bartolo, medico dell'isola ed europarlamentare del Pd, don Carmelo la Magra, parroco di Lampedusa, e le persone che avevano solidarizzato in questi giorni con la Sea Watch dormendo sul sagrato della chiesa: “Già ieri sera la capitana voleva entrare, ma le abbiamo chiesto di aspettare che il governo trovasse Paesi disponibili ad accogliere i migranti. Ora quegli accordi ci sono, ma nessuno ha dato l'autorizzazione allo sbarco. La situazione era diventata troppo critica, quindi la capitana Carola ha preso questa decisione”.

Giustizia è fatta? Certo la Sea Watch ha violato il codice di navigazione si è opposta a una nave da guerra italiana. In linea di principio ha infranto la legge. Ma questa donna ha semplicemente compiuto un atto umanitario di disobbedienza civile, in nome di quella legge non scritta che impone di salvare vite prima ancora che rispettare il diritto. Quello di Carola Rackete è un caso morale che deve portarci a riflettere su quello che siamo diventati e quali effetti devastanti ha causato la politica disumana dei porti chiusi. Abbiamo introdotto il reato di umanità, il reato di soccorso. Il capitano di una nave che vedrà un natante affondare con il suoi carico di vite ci penserà due volte prima di prestare soccorso, sapendo ciò cui può andare incontro.

Prima di puntare su Lampedusa la Sea Watch aveva fatto richiesta di attracco in molti altri porti europei. L'Olanda e la Francia non hanno collaborato, Malta ha negato l'autorizzazione e la Tunisia non ha una normativa che tuteli i rifugiati. Persino la Corte europea dei diritti d'Europa di Strasburgo aveva deciso di non applicare le "misure provvisorie" richieste dalla nave Sea Watch 3, e di non chiedere dunque alle autorità italiane di far sbarcare a Lampedusa i migranti soccorsi in mare.

Anche se allo stesso tempo la Corte europea per i diritti umani di Strasburgo, pur avendo respinto la richiesta, aveva comunque "indicato al governo italiano che conta sulle autorità del Paese affinché continuino a fornire tutta l'assistenza necessaria alle persone in situazione di vulnerabilità a causa dell'età o dello stato di salute che si trovano a bordo della nave".

Ora Carola  rischia dieci anni di carcere. Forse un atteggiamento più clemente nei confronti di chi voleva solo salvare delle vite sarebbe stato più consono al contesto in cui ci si è mossi. Ma dietro c’erano i proclami del ministro degli Interni Salvini, la linea dura alimentata da finalità ancora una volta populiste e demagogiche, volte a indicare nell’”invasione” dei migranti il vero problema dell’Italia, la grande priorità, mentre il Paese annaspa nella crisi economica, ultimo in Europa per indicatori macroeconomici.

Resta l’amarezza infinita della solitudine in cui questa capitana coraggiosa che aveva chiesto inutilmente di attraccare anche in altri porti del Mediterraneo ed è stata abbandonata a se stessa.L’eroina tedesca, di fronte all’ottusità dell’Europa, è rimasta sola, in mezzo al Mediterraneo, a sfidare come Antigone la legge degli uomini in nome della legge del mare che impone di salvare delle vite umane.

 

 

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