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mercoledì 01 dicembre 2021
 
Il business delle ecomafie
 

Sedici miliardi tossici

24/07/2013  È il giro d’affari di chi smaltisce illegalmente rifiuti tossici e nocivi. Il nuovo Rapporto di Legambiente fa la fotografia della situazione: 34 mila reati ambientali in un anno. L’intervento dei vescovi campani.

L’ultimo Rapporto di Legambiente parla, per la Campania, di “prontuario della Rifiuti Spa”. Un vero sistema che ha consolidato, in vent’anni, “diverse tipologie di smaltimento illegale di rifiuti”.

Di queste tipologie, la prima, si legge in “Ecomafie 2013. Nomi e numeri dell’illegalità ambientale”, è «quella che va per la maggiore: il traffico di rifiuti con spandimento sui terreni agricoli. Ingenti quantitativi di rifiuti speciali e pericolosi, raccolti illegalmente, vengono fatti passare per compost o fertilizzante e versati sui terreni attraverso un magico gioco di carte, realizzato da società autorizzate».

Nelle oltre 400 pagine il Rapporto fotografa il quadro di ciò che accade in tutta Italia, degli oltre 34 mila reati, del giro di affari che porta nelle tasche dei clan oltre 16 miliardi e mezzo di euro.

La Campania è tra le quattro regioni nelle quali si concentrano circa la metà dei reati ambientali, e le campagne comprese tra Giugliano fino a Nolano quelle maggiormente compromesse. Nel cosiddetto “triangolo dei veleni”, o “terra dei fuochi”, o “triangolo delle bermude” – tra Napoli Nord e Caserta Sud – spariscono illegalmente rifiuti pericolosi provenienti da tutta Italia. Come i fusti di rifiuti tossici dissotterrati dagli uomini del Comando provinciale della forestale di Napoli alla periferia di Caivano.

Le forze coordinate dal primo dirigente Sergio Costa hanno riportato alla luce quelle scorie industriali di cui parla anche il Rapporto di Legambiente. Il campo di cavoli nel quale si è scavato, sequestrato lo scorso 22 febbraio, è stato pesantemente inquinato da metalli pesanti e dai Pcb. «Un agghiacciante cocktail di metalli pesanti e idrocarburi», si legge nel Rapporto, «sostanze mutagene capaci di modificare il Dna e favorire l’insorgere del cancro, hanno irrimediabilmente inquinato quintali e quintali di cavoli già raccolti e finiti sulle tavole di chissà quante città».

Intanto, anche la Chiesa campana ha preso posizione. Rivolgendosi direttamente a Bruxelles con una petizione alla quale il Governo italiano sarà chiamato a dare risposta. Primo firmatario è il vescovo di Aversa e vicepresidente della Cei, monsignor Angelo Spinillo. Con lui anche gli altri sei vescovi della zona (Caserta,Capua, Acerra, Nola, Pozzuoli e Napoli), che firmano come “vescovi della terra dei fuochi”, e i sacerdoti delle sette diocesi.

Un documento molto duro che parla di «vera ecatombe» e chiede «un inasprimento delle pene per questi reati». «I territori sono terribilmente e incredibilmente feriti e violentati da milioni di tonnellate di rifiuti industriali, altamente tossici, interrati o dati alle fiamme», si legge ancora nella petizione.

Sotto accusa i «criminali senza scrupoli» che hanno avvelenato la loro gente, le «aziende in nero che più di altre hanno responsabilità nello smaltimento illecito dei rifiuti» e le «regioni del Nord chiamate ad assumersi la responsabilità per i danni che i loro rifiuti hanno prodotto nella nostra terra».

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