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Seikan diventa donna. E non ha più paura

27/12/2015  È una giornata straordinaria. Anche il cielo, azzurro e carico di nuvole che lasciano spazio al sole che riscalda il bush, è lì a testimoniarlo. Seikan sta per diventare donna, ma a lei non capiterà ciò che è successo ad altre giovani donne: non verrà mutilata nella sua intimità, diventando per ciò stesso “sposabile”. Si è preparata.

La preparazione al "rito di passaggio alternativo". In copertina: un momento della cerimonia, che vede coinvolto un grande numero di giovani donne masai.
La preparazione al "rito di passaggio alternativo". In copertina: un momento della cerimonia, che vede coinvolto un grande numero di giovani donne masai.

Il villaggio di Lensikin, nel distretto di Kajiado a nord del Parco dell’Amboseli, è animato da quattro giorni da più di 200 ragazze masai che si apprestano al grande passaggio. La tradizione è salva, l’intimità delle ragazze pure. Il lavoro costante di Nice sta dando i suoi frutti. Sono sempre di più le ragazze che nel Masailand non sono più costrette alla barbarie della mutilazione genitale. La tradizione è salva e gli anziani l’hanno approvata.

Seikan ha passato due giorni nelle aule della scuola del villaggio, insieme alle sue coetanee, a studiare, imparare, capire il suo corpo, la sua sessualità, l’igiene, i comportamenti da tenere con l’altro, il maschio, che, nonostante il lavoro di Amref e di Nice, fatica ancora a vivere la donna come una sua pari.

La tradizione ancestrale è dura a morire, ma gli anziani hanno deciso che è così: basta barbarie. Un lavoro educativo fatto dalle insegnanti, dalle mamme, sotto l’occhio vigile degli anziani. Cartelloni rudimentali scritti a mano che frusciano al vento nelle aule con finestre senza infissi, raccontano gli effetti delle mutilazioni, delle malattie sessualmente trasmissibili, dell’Hiv ‒ una piaga da queste parti ‒ di diritti delle donne, dell’infanzia.

Un cartellone di sensibilizzazione contro la mutilazione genitale femminile, esposto in occasione del "rito di passaggio alternativo" organizzato da Amref.
Un cartellone di sensibilizzazione contro la mutilazione genitale femminile, esposto in occasione del "rito di passaggio alternativo" organizzato da Amref.

Il "rito di passaggio alternativo"

L’età delle ragazze che partecipano al “rito di passaggio alternativo” vanno dagli 8 ai 15 anni. Seikan, insieme alle altre, è stata attenta e si è preparata per la festa della sera e per la cerimonia del giorno dopo. Il giorno che sancisce una nuova nascita. Le ragazze hanno preparato con passione e gioia le danze tradizionali da presentare agli anziani. Danze che raccontano il cammino fatto, la consapevolezza dell’essere diventate donne. E lo dicono a testa alta agli uomini. Non hanno più paura.

La sera in un rudimentale edificio di cemento, sotto un tetto di lamiera, raccontano il loro essere donna. La stanza è illuminata da una sola lampadina grazie a un piccolo generatore a gasolio che alimenta anche il computer, dove scorrono le immagini di altre cerimonie, di altri riti, di altri successi.

Da una parte gli anziani che guardano, ascoltano, non dicono una parola, compresi nel loro ruolo. Dall’altra le insegnanti che chiederanno, dopo le danze, alle ragazze cosa hanno appreso. Alcune, scelte a caso, vengono interrogate. Il momento è carico di tensione, poi si stempera in un sorriso delle ragazze e delle insegnanti, soddisfatte del lavoro fatto e dell’apprendimento delle giovani donne.


L'ingresso delle giovani donne. E' l'inizio del rito di passaggio alternativo.
L'ingresso delle giovani donne. E' l'inizio del rito di passaggio alternativo.

Il sogno di autodeterminarsi si sta avverando

  

Noi assistiamo a tutto ciò con l’approvazione degli anziani. Ma questi, d’improvviso si alzano. Escono dalla stanza. Poi, dopo un conciliabolo, fanno ritorno: hanno dato la loro approvazione alla visione di alcuni filmati che mostrano, in tutta la loro crudezza la barbarie delle mutilazioni. Tutti guardano, pure noi, anche se con grande fatica. Si legge l’orrore negli occhi delle ragazze. Ma a loro non capiterà.

Ecco perché la sera si chiude con la cerimonia delle candele. Tutte le 200 ragazze ne accendono una, cantano alla luce dell’educazione e, poi, all’unisono le spengono. Il fuoco del male viene fatto tacere.

La festa è per il giorno dopo. Tutte, negli abiti tradizionali ricchi di colori, si recano alla maniatta, il tipico insediamento masai, cantando e danzando. Entrano tra due ali di anziani che le benedicono con latte di mucca. Gli anziani sorridono, le donne si commuovono, le ragazze gioiscono a una nuova vita. Nice le accompagna e le brillano gli occhi. Anche queste ragazze sono state salvate dalla barbarie, il cammino verso una dignità piena è cominciato, il sogno di autodeterminarsi si sta avverando. Ma soprattutto la tradizione ancestrale non è immutabile.


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