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mercoledì 01 dicembre 2021
 
ISTITUZIONI
 

Al via il semestre bianco: cos'è, come funziona, perché se ne parla

03/08/2021  Inizia il 3 agosto 2021 il "semestre bianco" del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Andiamo a scoprire che cosa è e quali conseguenze comporta questo momento particolare per la vita istituzionale

Scatta il 3 agosto 2021 il cosiddetto “semestre bianco”, cioè il semestre conclusivo dei sette anni di mandato del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, entrato in carica con il giuramento il 3 febbraio del 2015.

Si tratta di una eccezione alla prerogativa più incisiva della più alta carica dello Stato: il potere di sciogliere le Camere. Si tratta di un potere, disegnato dall’articolo 88 della Costituzione, delicato, per il quale i costituenti non senza contrasti e dibattiti interni, hanno previsto una “clausola”, stabilendo che il Presidente in carica: «Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato». Il cosiddetto “semestre bianco” appunto.

 

PERCHÉ IL SEMETRE BIANCO

Una precauzione, voluta in un momento in cui si usciva da decenni di dittatura, utile a mettere la Repubblica al riparo dal rischio che il potere di scioglimento delle Camere in questa fase potesse essere esercitato in modo strumentale da un presidente che volesse garantirsi un parlamento più favorevole alla propria rielezione. Così nell’ottobre del 1947, presentando l’emendamento in Assemblea costituente il deputato Renzo Laconi, argomentava: «Se domani il presidente della Repubblica, allo scadere del suo mandato, si trovasse con due Camere le quali in modo evidente non gli fossero favorevoli», potrebbe scioglierle al fine di prorogare i suoi poteri. «Siccome una tradizione democratica in Italia non vi è ancora, penso che non sia male di stabilire delle clausole a questo riguardo».

Non sono mancati costituzionalisti (come Mortati, Reposo) che alla logica sottesa a questa norma hanno riconosciuto anche un fondamento diverso: «Secondo un’altra tesi», scriveva Temstocle Martines, «il divieto troverebbe il suo fondamento nella considerazione che il Presidente, giunto alla fine del settennio “subisca un depotenziamento di rappresentatività, così da apparire meno idoneo a quelle valutazioni di opportunità comporta”». Resta il fatto che la norma sul semestre bianco è esistita fin dal 1 gennaio 1948, momento di entrata in vigore della Costituzione.

PERCHÉ L'ECCEZIONE SE COINCIDE CON LA FINE DELLA LEGISLATURA

  

La “giunta” che leggiamo oggi in Costituzione e che stabilisce il divieto di scioglimento delle Camere negli ultimi sei mesi del mandato «salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura» è stata introdotta successivamente, con legge costituzionale nel 1991, per togliere dallo stallo quello che fu chiamato “ingorgo istituzionale”, nel momento in cui il semestre bianco relativo al mandato di Francesco Cossiga si sarebbe trovato a coincidere in gran parte con i mesi finali della legislatura: in mancanza dell’eccezione introdotta, la coincidenza tra fine mandato presidenziale e fine legislatura avrebbe determinato uno stallo difficilmente risolvibile, dato che un divieto di sciogliere le camere anche in quella particolare fase avrebbe impedito il naturale passaggio istituzionale alla legislatura successiva frutto delle elezioni.

I DUBBI DI ANTONIO SEGNI

La regola sul semestre bianco non ha mancato di creare dibattito durante la storia della Repubblica. Nel 1963 Antonio Segni, allora Capo dello Stato in un messaggio formale alle Camere esercitando il proprio potere di indirizzo rilevava che il semestre «altera il difficile e delicato equilibrio tra i poteri dello Stato, e può far scattare la sospensione del potere di scioglimento delle Camere in un momento politico tale da determinare gravi effetti». Nel medesimo contesto Segni ravvisava un modo più diretto di scongiurare derive autoritarie del presidente: «La nostra Costituzione non ha creduto di stabilire il principio della non immediata rieleggibilità del presidente della Repubblica», scriveva Segni, «Ma […] sembra opportuno che tale principio sia introdotto nella Costituzione, essendo il periodo di sette anni sufficiente a garantire una continuità nell’azione dello Stato».

LE PREOCCUPAZIONI PER IL PRESENTE

  

Il messaggio alle Camere di Segni e i passaggi di cui sopra, certo non a caso, sono stati citati di recente, in occasione della commemorazione per i 130 anni dalla nascita di Segni, proprio dall'attuale presidente della Repubblica Sergio Mattarella, cosa che è stata interpretata dagli analisti, da un lato, come una velata indicazione a una mancata disponibilità alla propria rielezione, dall’altro come una possibile preoccupazione per il fatto che i partiti che sostengono il Governo in una maggioranza insolitamente composita ed eterogenea, sentendosi, per così dire, le mani libere, in mancanza dello spauracchio dello scioglimento delle Camere, potrebbero inaugurare una stagione di calcoli di corto respiro e contrapposizioni spericolate in un momento delicato per il Paese.

 
 
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