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martedì 21 settembre 2021
 
 

Sendai, lo tsunami sulla storia

29/03/2011  La regione più colpita dallo tsunami era, in Giappone, tra le più ricche di storia e tradizione. Danze, artigianato e rituali vecchi di secoli cancellati in un attimo.

Una veduta di Sendai, la "città degli alberi", prima dello tsunami.
Una veduta di Sendai, la "città degli alberi", prima dello tsunami.

La chiamavano la città degli alberi. Forse per lenire i brutti ricordi della Seconda Guerra Mondiale, passato il tempo delle bombe, gli abitanti di Sendai furono invitati a piantare alberi nei loro giardini. Molti alberi. In particolare gli zelkova, diventati simbolo della città e numerosi in tutta la regione, compresa la baia di Matsushima, che in molti definivano la baia di Halong giapponese e ora è una palude di detriti. E poi i ciliegi. Che quando esplodono di fiori nella primavera del Sol Levante, vedono frotte di famiglie con gli occhi a mandorla e direttori di società con tutti i loro dipendenti, precipitarsi di corsa per accaparrarsi il miglior posto sotto le fronde e allestire un pic nic.

     "Ai tempi in cui ero l'impiegato più giovane" racconta Katzuo Yoshida, giornalista per Fuji TV e ora impegnato nelle cronache da Fukushima, "la notte prima del pic nic aziendale la trascorrevo davanti ai cancelli del parco con altri neoassunti come me; dovevamo essere in pole position all'apertura per correre e aggiudicarci il posto migliore per il boss, sotto i ciliegi in fiore".

Un momento dell'Akiu No Taue Odori, l'antica danza per propiziare un buon raccolto.
Un momento dell'Akiu No Taue Odori, l'antica danza per propiziare un buon raccolto.

     Una danza vecchia di 400 anni
   
     Maníe giapponesi. Anche l'arrivo della primavera suggerisce ruoli gerarchici da rispettare. E nessuno si tira mai indietro al proprio ruolo, come stanno facendo gli eroici pompieri e tecnici impegnati a domare l'alito velenoso di Fukushima. Ma nessuno dei giovani impiegati di Sendai potrà più prendere posto sotto gli alberi in fiore. E nessuno, nella regione, potrà più danzare l'Akiu No Taue Odori. Un documento datato settembre 2009 sottoponeva all'Unesco la candidatura dell'Akiu No Taue Odori come patrimonio culturale immateriale da proteggere.

     Da quattrocento anni a questa parte, gli abitanti della Prefettura di Miyagi, vestiti di costumi sontuosi e al suono di tamburi, praticano questa danza rituale per propiziarsi una buona raccolta di riso. I danzatori portano magnifiche corone fiorite, indossano kimono e mimano i gesti con cui gli agricoltori affondano le piantine di riso nei campi irrigati. Nel corso dei decenni, la danza ha perso il suo valore mistico, ma continua a essere rappresentata in tutti gli eventi culturali della regione. Chissà se qualcuno dei novantadue "tramandatori" dell'Akiu No Taue Odori si é salvato dall'onda nera che le immagini di NHK ci hanno mostrato distruggere villaggi ed ettari e ettari di quelle risaie che l'hanno ispirata?


 

I mobilieri di Sendai.
I mobilieri di Sendai.

     I mobilieri di Sendai

     Nessuno sa rispondere. Come nessuno sa rispondere a Olivier Caramelle, importatore di mobili laccati dal Giappone, su che fine abbiano fatto gli artigiani di Sendai, gli unici dell'arcipelago a perpetuare una tradizione millenaria di fabbricazione. "Ci ho messo molto tempo a stabilire un contatto con loro, ad ottenere la loro fiducia" racconta Olivier. "Sono anziani, depositari delle tecniche di costruzione risalenti al periodo Edo, quello degli shogun e delle lotte interne, un lungo periodo di chiusura durante il quale però, l'arte si perfezionò raggiungendo estremi livelli di raffinatezza".

     Il legno dei mobilieri di Sendai, passa di padre in figlio. Alcuni tansu (cassettiere) sono costruiti con legna di cinquecento anni. Gli inverni rigidi del Nord del Giappone fanno sí che gli alberi si proteggano con una resina da cui poi i costruttori ottengono la lacca. Gli atelier sono andati distrutti e con essi un sapere tramandato di generazione in generazione dall'epoca dei samurai. Uno dei popoli più moderni del pianeta, in questo momento di smarrimento  e di disperazione, si sta aggrappando alla tradizione per mantenere viva la propria identità.

    

Esempi di origami.
Esempi di origami.

     La forza di un origami

     A Parigi e in altre metropoli europee dove la comunità giapponese é numerosa e coesa, è nata spontaneamente un'iniziativa piuttosto curiosa, forse in onore a una grande festa che non verrà più celebrata, il Tanabata Matsuri festival di Sendai, competizione che vede protagoniste gigantesche sculture in carta di riso e bambù. E cosí il popolo del Sol Levante sparso nel mondo si é dato a una delle forme d'arte più conosciute, l'origami. "Decine di ragazzi e ragazze giapponesi vengono qui ogni giorno con un origami fatto con le proprie mani" spiega Dan Beraud, direttore del parigino Espace Japon, "chiedono di venderli e devolvere il ricavato agli aiuti per la regione colpita dallo tsunami. Collettivamente, abbiamo già raccolto una bella somma". La forza di un popolo passa anche attraverso un delicato uccellino di carta.

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