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martedì 22 giugno 2021
 
il dramma
 

«Sento gli sguardi schifati per il colore della mia pelle», quella struggente lettera di Seid, suicida a 20 anni

05/06/2021  «Dentro di me è cambiato qualcosa», scriveva. «Come se mi vergognassi di essere nero, come se avessi paura di essere scambiato per un immigrato, come se dovessi dimostrare alle persone, che non mi conoscevano, che ero come loro, che ero italiano, bianco»

Seid Visin, ragazzo di origine etiope adottato da una famiglia di Nocera Inferiore, ha lasciato una lettera lucida e straziante che è un atto di accusa verso il razzismo in Italia. I genitori hanno fatto sapere che le ragioni del suicidio non sono legate al razzismo. La lettera inoltre, letta durante i funerali, sarebbe di due anni fa. Ma questo non toglie nulla ai contenuti di quella missiva.  Il Corriere della sera ne ha pubblicato ampi stralci, a futura memoria, per rivelarci che cosa si prova a subire l’insofferenza per il proprio colore della pelle, ad avere il solo torto di essere nato nel posto sbagliato. «Ovunque io vada, ovunque io sia, sento sulle mie spalle come un macigno il peso degli sguardi scettici, prevenuti, schifati e impauriti delle persone», scrive il ragazzo. Seid non era un immigrato, era un ragazzo italiano, italianissimo, bello e affascinante, circondato dagli amici, supersportivo. Aveva giocato nelle giovanili del Benevento, dell'Inter e del Milan prima di abbandonare l’attività agonistica e dedicarsi allo studio.

Nella sua lettera – che è anche un documento sull’ottusità umana -  racconta qualche piccolo episodio, la donna che si tiene la borsetta quando sale sull’autobus, gli sguardi ostili, come se fosse un lebbroso. «Ogni sguardo è una lama di coltello che mi tormenta». Scriveva: «Io non sono un immigrato. Sono stato adottato da piccolo (...). Ricordo che tutti mi amavano. Ovunque fossi, ovunque andassi, tutti si rivolgevano a me con gioia, rispetto e curiosità. Adesso sembra che si sia capovolto tutto. (…). Ero riuscito a trovare un lavoro che ho dovuto lasciare perché troppe persone, specie anziane, si rifiutavano di farsi servire da me e, come se non mi sentissi già a disagio, mi additavano anche come responsabile perché molti giovani italiani (bianchi) non trovassero lavoro».

E ancora: «Dentro di me è cambiato qualcosa», scriveva. «Come se mi vergognassi di essere nero, come se avessi paura di essere scambiato per un immigrato, come se dovessi dimostrare alle persone, che non mi conoscevano, che ero come loro, che ero italiano, bianco». Nella sua lettera di addio agli amici e a chi gli aveva voluto bene rievoca un meccanismo tipico di chi è soggetto a una persecuzione, il tentativo inconscio e un po’ meschino di prendersela con i propri simili per tentare di allontanare da sé pregiudizi e preconcetti. «Facevo battute di pessimo gusto su neri e immigrati (...) come a sottolineare che non ero uno di loro. Ma era paura. La paura per l’odio che vedevo negli occhi della gente verso gli immigrati». Il finale è un sussulto di dignità, di amore per il prossimo. «Non voglio elemosinare commiserazione o pena, ma solo ricordare a me stesso che il disagio e la sofferenza che sto vivendo io sono una goccia d’acqua in confronto all’oceano di sofferenza che sta vivendo chi preferisce morire anziché condurre un’esistenza nella miseria e nell’inferno. Quelle persone che rischiano la vita, e tanti l’hanno già persa, solo per annusare, per assaggiare il sapore di quella che noi chiamiamo semplicemente “Vita”». La lettera di Seid è un peso sul nostro cuore, una vergogna incancellabile per chiunque abbia un sussulto di umanità, la testimonianza di cosa sia il razzismo di tutti i giorni, quello che si mescola all’ossigeno che respiriamo, che si attacca ai pregiudizi, ai preconcetti, alle frasi dette a mezza bocca, alle battute idiote che ci scappano di bocca. Quello più insidioso perché meno declamato, meno dichiarato o pubblicizzato ma non per questo meno devastante.

Sul profilo Facebook un suo caro amico ha scritto parole d'amore che qui riportiamo: «Ti avevo conosciuto in mezzo Nocera e subito mi avevi colpito,i tuoi capelli,il tuo stile,giocavi anche a calcio come potevo non fare amicizia con te anche se più piccolo? La tua educazione e i tuoi occhi mi facevano incantare nel salutarti, sempre circondato da ragazzine e io scherzando ti dicevo non pensarle gioca a calcio e tu mi sorridevi, mi sarebbe piaciuto averti come un fratello minore, ti spronavo sempre a non mollare mai e ti dicevo allenati, devi diventare qualcuno ma in cuor mio sapevo che eri come me, giocavi per divertirti. Ti vedevo camminare spesso da solo.....d'altronde eri come me un lupo solitario in cerca di amore e di bene, stroncato il tuo umore talvolta da qualche pregiudizio e parola fuori posto di qualche ignorante...... e ti ripetevo sempre ogni volta che ti incontravo qualsiasi cosa o se qualcuno ti da fastidio o ti dice qualcosa dimmelo e ti difendo io.....spero che un giorno possiamo giocare insieme fianco a fianco come avrei sempre voluto ciao Seid ti voglio bene».

 

 
 
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