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«Senza Bibbia non c'è vita cristiana»

25/06/2015  A colloquio con padre Silvano Fausti: «La Fede è la risposta a una Parola che ci interpella». Come attesta “Lumen Fidei”.

Ho ricevuto la fede in famiglia, il luogo naturale dove apprendiamo l’abc delle nostre relazioni con gli uomini e con Dio». Le rughe profonde di padre Silvano Fausti si rilassano in un bel sorriso mentre ci dice la cosa più semplice, eppure più vera. È la famiglia il primo e fondamentale luogo dove apprendiamo la grammatica della nostra fede. «Dopo il rosario serale e prima di andare a letto la mamma ci leggeva sempre un brano di quella che allora si chiamava la “storia sacra”, una versione semplificata della Bibbia a uso del popolo, così come aveva suggerito nel lontano Settecento un illuminato parroco della mia zona. Lì ho capito che, se volevo amare Dio, dovevo ripartire ogni volta dalla sua Parola».

Un sorriso, quello del gesuita 73enne – biblista e scrittore di stanza a Villapizzone (Milano) ma con licenza di viaggiare in tutto il mondo a predicare il Vangelo – che, prima di noi, ha conquistato le tantissime persone a cui ha annunciato Cristo nel modo più semplice: commentando la Bibbia. Fede e parola di Dio, pare di capire, vanno a braccetto. Lo ha ricordato anche papa Francesco nella sua recente enciclica Lumen Fidei. Al n. 8 così si legge: «La fede è la risposta a una Parola che interpella personalmente, a un Tu che ci chiama per nome». A cinquant’anni dalla costituzione dogmatica sulla Rivelazione Dei Verbum del concilio Vaticano II, che ha segnato un passaggio epocale nell’accesso alla Bibbia del popolo di Dio, molte persone fanno però ancora fatica ad affrontare personalmente la lettura dei Vangeli.

«È solo questione di abitudine e di rifuggire il timore di non farcela», commenta padre Silvano. «In Brasile e in Africa, dove ho formato molti laici che animano le comunità di base, nessuno può più fare a meno di dedicare mezz’ora al giorno alla meditazione dei Vangeli. Perché non può succedere anche a noi?». E continua: «Ricordo una ragazza atea che un giorno, osservando la Bibbia, all’improvviso ha esclamato: “Dio mi parla!”. Ecco, questa è la cosa fondamentale: Dio ci parla. Ma, vogliamo davvero questa relazione con lui?». Viene da pensare alle tante ore passate in oratorio a fare catechismo. A cosa servono, se poi tanti giovani abbandonano presto un cammino di fede? «Mi viene da dire, a mo’ di provocazione, che fa camminare di più sulla via della fede una solida lettura della Parola che il solo catechismo», commenta il sacerdote.

«Questo è utile, ma non sta in piedi senza l’altra: i concetti della dottrina hanno bisogno di essere vivificati dalla relazione con Dio». Un catechismo fatto solo di idee e non illuminato dalla Parola, dunque, fa fatica a radicarsi nell’esistenza delle persone, nella loro scelta di essere cristiani coerenti. Ed ecco subito l’esempio: «Quando facciamo la comunione sappiamo cosa stiamo facendo? Il rischio, infatti, è quello di vivere l’Eucaristia come un atto magico invece che come sacramento. È proprio la Parola che fa la differenza, che fa sì che quel pane sia veramente il Corpo di Cristo: i Vangeli sono nati intorno alla mensa eucaristica per spiegarci cosa significa quel Corpo dato per noi. Se non capiamo cos’è – e questo possiamo farlo solo attingendo il suo senso dall’offerta di Cristo per la nostra salvezza – non sappiamo cosa mangiamo e rischiamo di moltiplicare le comunioni “devozionali” senza che cambino la nostra vita, senza che sappiamo farci a nostra volta “cristi”, cioè dono gratuito al nostro prossimo.

Sintetizzerei tutto dicendo: quello che mangi ti assimila a sé solo se lo conosci intimamente. E questo lo opera solo la parola di Dio». Più chiaro di così. Padre Fausti propone, per chiarire il concetto, una metafora: «Il concilio Vaticano II ha aperto la Chiesa al mondo usando una parola molto semplice, che nel mondo ci invidiano: “Aggiornamento”. Esattamente come quando il nostro computer ci chiede di fare gli “aggiornamenti” ai programmi, così la Parola ci tiene aggiornati al “programma” che Dio compie nella storia e a cui noi possiamo attingere attraverso la Scrittura, che è il modo profetico di leggere la realtà con gli occhi di Dio e non con i nostri occhi». A volte, però, si pensa che sia tutto così difficile …

Ecco allora qualche consiglio pratico. «Se hai il desiderio di iniziare un percorso di lettura della Bibbia, fallo inizialmente in gruppo. In ogni caso, anche se sei da solo, è sempre meglio partire dai Vangeli, perché forniscono la chiave di lettura per comprendere il resto della Scrittura». Conclude: «Prima di leggere un brano, sforzati di cercare il silenzio interiore, di azzerare le tue idee e di presentarti “nudo” davanti al Signore: la realtà di Dio comunicata nella Parola ci supera sempre e, se fatta seriamente, cambia la nostra mentalità, ci converte a Dio, ci abilita a viverla davvero. Riempiendo il nostro cuore dell’unica cosa che cerca veramente: la gioia».

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