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Senza dialogo il mondo soffoca

08/09/2014  Voci dal mondo cristiano, ebraico e islamico. Non si uccide in nome di Dio.

Anversa, Belgio
Nostro servizio

«Il mondo soffoca senza dialogo». Da questa frase di Papa Francesco pronunciata durante la visita alla sede romana della Comunità di Sant’Egidio a giugno, parte uno dei panel dell’incontro interreligioso di Anversa. Partecipano uomini e donne di religioni e professioni diverse, tutti accomunati da uno spirito che il cardinale di Napoli sintetizza così: «Noi non possiamo vivere senza dialogo». Del resto, aggiunge Khadija Bengana di Al Jazeera, «vivere insieme è il nostro destino». La presentatrice della tv del Qatar pensa all’Isis in Iraq e Siria ed è netta verso chi usa il nome di Dio per fare la guerra: «Nel Corano, Dio dice: “Vi abbiamo creato da un maschio e una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda”. Ci invita a conoscerci, cioè a costruire questo destino comune».

Cita ancora il Corano, «dove si legge che chi ha ucciso una persona è come se avesse ucciso tutta la terra. Salvare la vita, invece, è salvare l’umanità». La giornalista invita a contrastare ambiguità e distorsioni di concetti, spesso create proprio dall’assenza di dialogo: «Il terrorismo non è Islam: non nasce nella religione musulmana, né può trovarvi alcuna giustificazione». E interviene su una questione che spesso genera fraintendimenti: «La tensione tra Palestina e Israele non ha cause religiose, nasce da motivazioni politiche». Khadija Bengana ha vinto il premio “Woman Media of the Year” del 2007 ed uno dei volti più popolari della televisione qatariota che già trasmette in arabo, inglese, turco, lingue balcaniche e si appresta ad aggiungere anche il francese e lo spagnolo. «Da donna – aggiunge – sento forte l’importanza del dialogo sociale nel mondo arabo, dove la condizione femminile ha bisogno di progredire».

Parla del dialogo anche il francescano Jeusset Gwenolé, che vive a Istanbul in una fraternità internazionale fondata per far crescere lo “spirito di Assisi”. Precedentemente, dal 1969 ha conosciuto i musulmani in Costa d’Avorio e dal 1982 è stato il primo presidente della Commissione internazionale francescana per le relazioni con l’islam. Questa la convinzione che ha maturato in tanti anni: «Dialogo è un concetto meraviglioso ma per molte persone evoca discussioni e pertanto la polemica non è lontana. I gruppi di dialogo che resistono sono dei gruppi di amici. Non c’è dialogo di pace senza l’incontro, l’ascolto rispettoso dell’altro e la volontà di fraternizzare». Fra Jeusset racconta la sua amicizia a Istanbul con i dervisci islamici discepoli del grande mistico Rumi di Konya: «Per giungere al dialogo si deve osare l’incontro. Se uno rifiuta, bisogna ricominciare con uno o un’altra e non concludere che “con quelle persone non c’è niente da fare”».

Con le notizie di questi giorni, ci si potrebbe chiedere se il dialogo sia irrealista o un sogno utopico. «È la generalizzazione – spiega il francescano – che è sempre irrealista, quando uno crede che l’altro è sempre buono come uno crede che l’altro è sempre cattivo. Entrambe le generalizzazioni sono irrealiste, ma quella negativa conduce direttamente all’odio e alla guerra. L’artigiano di odio ha bisogno di capri espiatori, quindi li crea. Rifiuta ogni possibilità di rimessa in gioco poiché il suo odio è divenuto un dogma e rifiuta ogni eventualità di incontrare l’altro demonizzandolo». Un futuro di pace sembra impossibile? In passato sono scoppiate paci impossibili… Fra Jeusset lo spiega ricordando suo nonno, colpito con il gas nelle trincee durante la prima guerra mondiale, poi fatto prigioniero dai tedeschi e morto durante la seconda guerra mondiale: «Avrebbe mai potuto immaginare che i suoi figli avrebbero conosciuto la riconciliazione tra la Francia e la Germania? La speranza fa parte della mia gioia di vivere».

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