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lunedì 29 novembre 2021
 
 

Card. Sepe: uniti per salvare Napoli

14/09/2012  Il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, consegna alla comunità diocesana la Lettera pastorale. E invoca il coraggio della Chiesa e di tutti per non abbandonare la città.

Il cardinale arcivescovo Crescenzio Sepe (Ansa).
Il cardinale arcivescovo Crescenzio Sepe (Ansa).

L’anno scorso Napoli ha vissuto lo straordinario Giubileo per la città, indetto dal cardinale arcivescovo Crescenzio Sepe. È stato l’inizio di un percorso che continua nel nuovo anno pastorale ufficialmente aperto dal cardinale stasera, 14 settembre, in Cattedrale con la celebrazione eucaristica e con la consegna alla comunità diocesana della Lettera pastorale Per amore del mio popolo… non tacerò e dello Statuto della Curia. Nella Lettera l’arcivescovo chiede di incarnare il senso e lo spirito del Giubileo nella quotidianità, secondo l’impegno missionario della Chiesa di Napoli e seguendo la traccia dell’ “Organizzare la speranza” che caratterizza il Piano pastorale diocesano. L’obiettivo è preciso: la formazione, spiega il cardinale Sepe, «di una nuova coscienza di fede, connotata dall’apertura alla città, ai suoi enormi problemi, che sono anche i problemi delle nostre comunità cristiane».

L’esortazione del Presule è di «gettarsi nella mischia, di uscire dalle sagrestie. Pur consapevoli delle difficoltà e dei limiti, siamo convinti – afferma nella Lettera – che senza un’azione capillare di formazione delle coscienze anche il futuro resterà incerto e problematico. Senza il “coraggio” di una conversione pastorale e senza uno sforzo congiunto di tutti, in primo luogo della comunità ecclesiale – ribadisce – Napoli non potrà salvarsi».

Preoccupano la crescente povertà e la disoccupazione, la crisi economica persistente e grave, il disagio verso la classe politica e dirigenziale, il “cancro” della criminalità organizzata, che sembra trovare adesioni tra i giovani. «Il recupero della vivibilità nella nostra città – chiosa Sepe – non dipende soltanto dal buon funzionamento delle istituzioni né dal solo impegno della classe dirigente. Dipende – sottolinea – soprattutto dal grado di coinvolgimento e di maturità di tutti i cittadini nella costruzione della casa comune. La Chiesa non può sentire tale compito estraneo e improprio. La sua vocazione di ecclesia – conclude – la sollecita ad essere voce che convoca, raduna, mette in comunicazione, crea comunione».

Pietra miliare nel cammino della Chiesa di Napoli, il nuovo Statuto della Curia, che mancava e che sarà sperimentato nei prossimi tre anni, riflette la luce di una pastorale rinnovata perché si possa raggiungere il bene comune attraverso la corresponsabilità e l’impegno sociale, con un maggiore coinvolgimento dei laici.

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