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mercoledì 18 maggio 2022
 
 

Card. Sepe: uniti per salvare Napoli

14/09/2012  Il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, consegna alla comunità diocesana la Lettera pastorale. E invoca il coraggio della Chiesa e di tutti per non abbandonare la città.

L’anno scorso Napoli ha vissuto lo straordinario Giubileo per la città, indetto dal cardinale arcivescovo Crescenzio Sepe. È stato l’inizio di un percorso che continua nel nuovo anno pastorale ufficialmente aperto dal cardinale stasera, 14 settembre, in Cattedrale con la celebrazione eucaristica e con la consegna alla comunità diocesana della Lettera pastorale Per amore del mio popolo… non tacerò e dello Statuto della Curia. Nella Lettera l’arcivescovo chiede di incarnare il senso e lo spirito del Giubileo nella quotidianità, secondo l’impegno missionario della Chiesa di Napoli e seguendo la traccia dell’ “Organizzare la speranza” che caratterizza il Piano pastorale diocesano. L’obiettivo è preciso: la formazione, spiega il cardinale Sepe, «di una nuova coscienza di fede, connotata dall’apertura alla città, ai suoi enormi problemi, che sono anche i problemi delle nostre comunità cristiane».

L’esortazione del Presule è di «gettarsi nella mischia, di uscire dalle sagrestie. Pur consapevoli delle difficoltà e dei limiti, siamo convinti – afferma nella Lettera – che senza un’azione capillare di formazione delle coscienze anche il futuro resterà incerto e problematico. Senza il “coraggio” di una conversione pastorale e senza uno sforzo congiunto di tutti, in primo luogo della comunità ecclesiale – ribadisce – Napoli non potrà salvarsi».

Preoccupano la crescente povertà e la disoccupazione, la crisi economica persistente e grave, il disagio verso la classe politica e dirigenziale, il “cancro” della criminalità organizzata, che sembra trovare adesioni tra i giovani. «Il recupero della vivibilità nella nostra città – chiosa Sepe – non dipende soltanto dal buon funzionamento delle istituzioni né dal solo impegno della classe dirigente. Dipende – sottolinea – soprattutto dal grado di coinvolgimento e di maturità di tutti i cittadini nella costruzione della casa comune. La Chiesa non può sentire tale compito estraneo e improprio. La sua vocazione di ecclesia – conclude – la sollecita ad essere voce che convoca, raduna, mette in comunicazione, crea comunione».

Pietra miliare nel cammino della Chiesa di Napoli, il nuovo Statuto della Curia, che mancava e che sarà sperimentato nei prossimi tre anni, riflette la luce di una pastorale rinnovata perché si possa raggiungere il bene comune attraverso la corresponsabilità e l’impegno sociale, con un maggiore coinvolgimento dei laici.

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