logo san paolo
lunedì 24 gennaio 2022
 
Scuola
 

Sequestrate quel telefonino

17/10/2014  Un episodio di cronaca, accaduto in Sicilia, genera dibattito. Sempre più spesso il cellulare in classe diventa un problema e i genitori corrono al soccorso dei figli "puniti" dagli insegnanti.

Il fatto di cronaca è questo: ad Aci Catena un padre ha fatto irruzione nell’ufficio del vice preside e lo ha picchiato perché a sua figlia poco prima un insegnante aveva sequestrato il telefonino. Al di là dell’episodio che vede un protagonista con precedenti per reati contro la persona e il patrimonio, il motivo scatenante non è raro in molte scuole italiane. Non c’è assemblea o consiglio di classe in cui non si discuta del tela del cellulare a scuola e dell’eventuale sequestro dello stesso da parte dei professori. Le regole sono diverse tra scuola e scuola e anche all’interno dei medesimi edifici a seconda del parere degli insegnanti. C’è chi si limita a qualche blando richiamo, chi ne vieta l’uso con decisione e chi, appunto, lo sequestra restituendolo solo ai genitori.
Sono proprio padri e madri, talvolta indignati, a esprimere anche in modo “deciso” le loro rimostranze perché sono costretti a recarsi nelle scuole dei figli in orario d’ufficio per recuperare l’amato telefonino ai figli. E non è raro che gli allievi da maleducati ignari di un buon comportamento durante le ore scolastiche (che certo non prevede fare e ricevere messaggi e telefonate) si trasformino nelle parole di mamma e papà in povere vittime della “cattiveria” dei professori. Il papà e la mamma avvocati difensori, del resto, sono ormai un classico non solo nelle aule delle elementari, ma anche più avanti, alle medie e al liceo, un atteggiamento che certo non aiuta a diventare persone educate e nemmeno degli adulti consapevoli.

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo