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mercoledì 22 maggio 2024
 
Stasera in TV
 

Serena Rossi maestra nell'arte dell'innamoramento

25/07/2023  Stasera su Canale 5 il film "Sette ore per farti innamorare", il primo film che uscì dirattemente sulle piattaforme durante il lockdown. Riproponiamo l'intervista che facemmo alla protagonista

Il film 7 ore per farti innamorare è tratto dall’omonimo libro di Giampaolo Morelli, che lo ha anche diretto e interpretato. È ambientato a Napoli e la protagonista femminile è Serena Rossi, nei panni di una donna convinta che le relazioni tra i sessi siano solo risposte a stimoli biologici e che organizza dei corsi per insegnare agli uomini a conquistare le donne all’università del rimorchio. Il giornalista Giulio, tradito dalla fidanzata con il suo caporedattore, decide di licenziarsi da un prestigioso giornale economico, trova lavoro in un sito di gossip e deve appunto fare un articolo sull’università del rimorchio. È così che conosce Valeria. I due sono diversissimi, ma in un susseguirsi di situazioni molto divertenti, impareranno a conoscersi. 
Che effetto le ha fatto vedere uscire il film non al cinema, ma direttamente sulle piattaforme on line?

«All’inizio è stato strano, ci aspettavamo i saluti in sala, le risate al buio, le conferenze stampa in cui ritrovarsi con tutto il cast. Ma poi ne sono rimasta entusiasta: perché abbiamo avuto la possibilità di regalare al pubblico un’ora e mezzo di risate ed emozioni».
 Il mondo dello spettacolo ha subito un grosso stop. A quando la ripresa dei set? 
«Ancora non lo sappiamo. Nel discorso di Conte non c’è stato nessun riferimento ai lavoratori dello spettacolo. Come categoria siamo molto uniti e cerchiamo di far sentire la nostra voce. Certo, un set è un ambiente molto promiscuo, dove è impossibile seguire le regole di distanziamento sociale». 
Stava lavorando a un nuovo progetto? 
«Sì, ero impegnata a girare una serie per la Rai, Mina Settembre, ambientata sempre a Napoli e scritta da Maurizio De Giovanni, con un cast quasi tutto napoletano». 
Il film 7 ore per farti innamorare è scritto, diretto e interpretato da Giampaolo Morelli. È lui che ha pensato a lei per il ruolo di Valeria? 
«Io e Giampaolo abbiamo lavorato insieme già in due film dei Manetti Bros, Song’e Napule e Ammore e malavita. E poi ho fatto anche un’incursione nella serie dell’ispettore Coliandro. Tra noi c’è una grande alchimia, e sono stata felice che mi abbia voluto nella sua prima opera come regista. E poi il personaggio di Valeria mi ha intrigato molto, così tosta, a tratti mascolina e indurita dalla vita. Molto diversa da me». 
Lei come si definirebbe? 
«Io credo fortemente nell’amore. Sono più spontanea e non ho mai seguito delle strategie». 
Per innamorarsi del suo compagno, l’attore Davide Devenuto, ci sono volute più o meno di sette ore? 
«In realtà ci sono voluti sei anni. L’ho conosciuto sul set di Un posto al sole. C’era però solo amicizia. Quando dopo sei anni abbiamo smesso di lavorare insieme e abbiamo cominciato a frequentarci è stato tutto molto veloce, e dopo quattro mesi già convivevamo. Io sentivo che era l’uomo della mia vita e mi sono buttata con tutta me stessa». 
Come stanno cambiando i rapporti sentimentali, secondo lei, in questo periodo di quarantena? 
«Io cerco di vedere il positivo in ogni cosa, e secondo me la distanza forzata ha portato a intensificare i rapporti. Se il legame era fragile la fiamma si è spenta, ma dove c’erano solide basi si è rinforzato». Come sta trascorrendo questo periodo? «Mi godo la famiglia, ricaricandomi d’amore e dedicandomi al 100 per cento a mio figlio Diego, che ha tre anni e mezzo». 
Come passate le giornate lei e il suo bimbo? 
«L’epidemia ci ha sorpresi a Napoli, dove avevo appena finito di girare il film e vivevo in una casa in affitto. Non abbiamo molti giochi, allora mi sono messa a fare con lui tanti lavoretti». 
È stata anche conduttrice del reality Da qui a un anno. Lei come si immagina tra un anno? 
«Sempre con il mio equilibrio tra affetti e lavoro. Sono soddisfatta della mia carriera, l’ho costruita mattoncino su mattoncino, mantenendo integro quello che sono e gli insegnamenti che mi hanno trasmesso i miei nonni e i miei genitori. Beh, forse un’immagine di me tra un anno ce l’ho: io con un pancione!».

 
 
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