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mercoledì 28 luglio 2021
 
Al Carcano di Milano
 

A teatro per indagare il rapporto tra integralismo islamico e condizione della donna

26/11/2018  La regista Serena Sinigalia e il suo spettacolo in scena al Teatro Carcano di Milano: «Il testo consente di entrare, con fermezza e dolcezza, all'interno di un mondo, quello islamico, che non è il nostro, ma con il quale, da tempo, dialoghiamo quotidianamente»

Serena Sinigaglia, con la sensibilità e l’intelligenza che caratterizza il suo lavoro di regista, indaga nell’animo di un gruppo di donne riunitesi in un hammam di Algeri, nel giorno riservato a loro, in Alla mia età mi nascondo ancora per fumare, recentemente in scena al Teatro Carcano di Milano. Il testo di Rayhana, uno pseudonimo utilizzato dall’autrice algerina mussulmana, rifugiatasi a Parigi, in seguito alle aggressioni degli integralisti islamici, mette in scena, attraverso i racconti diretti, le vite di donne islamiche. Le attrici, afferenti allo storico gruppo “Atir Teatro Ringhiera”, si calano nei loro personaggi, caratterizzandoli, non solo con la recitazione, ma anche con toccanti canzoni arabe, eseguite con talento e preparazione tecnica. Ogni donna ha la sua storia come emerge dalle confidenze femminili scambiate fra loro nel momento di condivisione e di intimità: Fatima (Marcela Serli) dirige con rigore l’hammam, Louisa (Matilde Facheris) è stata una sposa bambina e ricorda, con realismo, il trauma della prima notte di nozze, Latifa (Sandra Zoccolan) è innamorata del marito, ma si lamenta che lui è sempre in viaggio, Samia (Irene Serini) aspetta di innamorarsi e di coronare il suo sogno con il matrimonio, Madame Mouni (Giorgia Senesi) è una madre disinibita, che torna da Parigi ad Algeri, per trovare una sposa illibata e religiosa per suo figlio, Nadia (Annagaia Marchioro), separata, rivendica la sua libertà, mentre una sedicenne incinta che vuole partorire, senza il consenso dei genitori, si nasconde nell’hammam.

Il testo tocca, infatti, un tema sempre attuale e delicato come il rapporto tra integralismo islamico e condizione della donna, per evidenziarne punti di vista differenti, quello critico di Fatima, Louisa e Nadia, ma anche quello convinto di Zahia (Chiara Stoppa) vestita di nero, devota all'Islam e moglie di un integralista o di Aicha (Carla Manzon), la donna più anziana, felice di prendersi cura del marito e sempre obbediente alle regole. Tra luoghi comuni, anche tipici degli occidentali, alcune parolacce disseminate qui e là nel testo, riferimenti sessuali più o meno espliciti, grazie alla bravura delle attrici, si entra in empatia con le donne rappresentate. Esse, anche per la scenografia funzionale, ora si esibiscono da sole, ognuna nella propria vasca, ora diventano un corpo solo, per una trovata registica, quando si stringono compatte, brandendo il Corano, tutte inaspettatamente unite, nonostante le divergenze di pensiero, per difendere la giovane che sta per partorire dall’arrivo dei “barbuti” integralisti, guidati dal fratello della puerpera, che vuole punirla.

La regista Serena Sinigalia spiega: «il testo viene accolto dal pubblico con molta partecipazione, consente di entrare, con fermezza e dolcezza, all’interno di un mondo, quello islamico, che non è il nostro, ma con il quale, da tempo, dialoghiamo quotidianamente. Poter accedere all’interno degli spazi di questa cultura, in un luogo in cui una minoranza silente, l’universo femminile, trova voce e racconta storie vere in modo diretto e sincero, ci serve a capirlo meglio: la funzione del teatro per me è anche spiegare e rendere partecipe il pubblico di fatti contemporanei, per questo voglio far conoscere questo testo scritto da una autrice mussulmana.»

Serena Sinigaglia, nel 1996, con altri sette giovani neodiplomati della Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano, fonda Atir, e, da allora, il gruppo si consolida, accogliendo altri artisti. Dal 2007, dopo aver vinto un bando pubblico del Comune di Milano, gestisce il Teatro Ringhiera in via Boifava, nella periferia sud di Milano, ma, dall’ottobre del 2017, il teatro viene chiuso per lavori di ristrutturazione, così la compagnia diviene itinerante, grazie all’ospitalità di alcuni teatri milanesi.

«Il nostro è un sogno – prosegue Serena -  una utopia che, a volte, sembra soccombere rispetto a un mondo che pensa all’individualismo, poiché noi, in tutti questi anni, rimanendo uniti, stiamo vivendo una esperienza straordinaria, il nostro è un antidoto alla solitudine.  Siamo persone diverse, ma anche curiose dell’esterno, siamo aperti alle nuove collaborazioni, siamo come una gigantesca famiglia allargata, accogliamo nuove persone, ma rimaniamo uniti e coerenti ai nostri ideali. Abbiamo fondato la nostra convinzione nel fatto che, se stai bene con i tuoi colleghi, lavori meglio e provi benessere, perciò tra noi siamo molto legati, in 20 anni di lavoro comune siamo diventati una famigliona! Da quando il Comune ha deciso di chiudere il Ringhiera siamo tornati nomadi e per noi è un privilegio, un’opportunità, incontrare pubblici differenti. Per esempio siamo stati ospitati, l’anno scorso, dal teatro Manzoni di Milano, e ora dal Teatro Carcano, tutti teatri del centro di Milano, che mettono alla prova il nostro linguaggio teatrale, così da verificarne l’efficacia. La mia idea è sempre stata quella di proporre un teatro sociale per tutti, indipendentemente da convinzioni politico-religiose, a me interessa incontrare anche un pubblico nuovo ed esserne stimolata; nel momento di crisi e difficoltà che viviamo, poter recitare e allestire spettacoli è un arricchimento, ma, logisticamente, per noi non avere la nostra sede fissa, “una casa”, è molto faticoso, sia economicamente, sia perché,  se non hai una casa  tua non ti senti sereno.»

Inoltre in questi dieci anni di attività il teatro Ringhiera ha valorizzata la zona di Gratosoglio, nella periferia di Milano, diventando un punto di riferimento, grazie agli spettacoli, ma anche un punto di aggregazione culturale per le attività proposte per ragazzi, adulti e anziani, ma da quando il teatro è chiuso tutto sembra essersi fermato ed è purtroppo tornato il degrado: «Straordinariamente il pubblico del Ringhiera ci segue – aggiunge la Senigaglia -  e, al contrario di prima, che erano le persone del centro a venire da noi, ora sono le persone di Gratosoglio a venire in centro. Noi abbiamo chiesto una politica dei prezzi che consenta loro di seguirci, concordando convenzioni perché il nostro pubblico non si può permettere il costo del biglietto di teatri come questi, perciò quello che mi emoziona è che ora il nostro pubblico viaggia con noi, di teatro in teatro, scoprendo il Manzoni, il Carcano, l’Elfo, il Piccolo e tutti quei teatri che, da due stagioni, ci stanno ospitando. Quello che mi fa soffrire, invece, è la situazione di via Boifava e del piazzale Fabio Chiesa, antistante il Ringhiera; ci metti tanto a costruire, ma basta poco a distruggere, quella infatti è una periferia depressa e da quando siamo chiusi, in poco più di un anno, la zona è tornata ad essere luogo di ritrovo di gang di ragazzini che spacciano, riportando quella situazione degradata che avevamo allontanato, per anni, con il nostro lavoro. Mi dispiace che ci abbiamo messo dieci anni per costruire bellezza e sono bastati pochi mesi per distruggerla. So che la volontà di iniziare i lavori è stata espressa, non solo per la messa in sicurezza, ma per una vera e propria ristrutturazione, quindi le premesse sono positive, ma ora aspetto si passi ai fatti.»

ALLA MIA ETÀ MI NASCONDO ANCORA PER FUMARE
di Rayhana. Traduzione Mariella Fenoglio. Regia di Serena Sinigaglia. Costumi di Federica Ponissi. Scenografie di Maria Spazzi. Luci di Roberta Faiolo. Con Matilde Facheris, Carla Manzon, Annagaia Marchioro, Giorgia Senesi, Irene Serini, Marcela Serli, Chiara Stoppa, Sandra Zoccolan. Produzione ATIR Teatro Ringhiera e Theater tri-bühne Stuttgart. Fino al 25 novembre 2018 al Teatro Carcano. Info: Teatro Carcano - corso di Porta Romana, 63 –20122 Milano, info@teatrocarcano.com, www.teatrocarcano.com.

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