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domenica 05 luglio 2020
 
 

Serpelloni: "Vi spiego perché è una droga e fa male"

15/01/2014  Il capo del Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio spiega perché la cannabis può fare gravi danni alla salute, soprattutto dei giovani.

Il professor Giovanni Serpelloni.
Il professor Giovanni Serpelloni.

“Non voglio partecipare al processo di beatificazione della cannabis”. E' drastico Giovanni Serpelloni, 59 anni, medico, capo del Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri. "Oggi", aggiunge, "sembra che la cannabis sia la cura per tutti i mali del mondo. Questa è solo disinformazione".

- Perché si disinforma?
“Per creare una comunicazione distorta, allo scopo di supportare scelte politiche che vanno a impattare con la sanità pubblica".

- A chi interessa questa disinformazione?
"Dietro questo processo di beatificazione ci sono gli interessi di grosse multinazionali. si sono accorte che la cannabis è il business del futuro, non a caso viene chiamata l'orodo verde. Ma il successo di questo business deve prima passare dall'accettazione sociale della sostanza, dall'esaltazione dei suoi presunti effetti benefici e pseudoterapeutici".

- Ci spieghi che cos'è la cannabis...
“E' una sostanza neurotossica, con un principio attivo detto Delta-9-Thc. La percentuale di questo principio attivo può variare molto. Attraverso innesti e mutazioni genetiche indotte in laboratorio è possibile farlo crescere di molto. Al tempo stesso si può ridurre in laboratorio la quantità di cannabidiolo, una sostanza della cannabis naturale che ha effetti antipsicotici, quindi di contrasto del principio attivo. Oggi sul mercato circolano, e sono richieste dai consumatori, forme di cannabis sempre più potenti nelle quali il cannabidiolo è al minimo o addirittura assente”.
 
- Questo in concreto che cosa significa?
“Significa che andiamo incontro a un disastro sanitario".

- Perché quali sono gli effetti negativi del consumo di cannabis?
“L'elenco è lungo e fondato su ricerche e studi scientifici. Intanto l'uso di cannabis interferisce e modifica la normale maturazione cerebrale degli adolescenti. I problemi cognitivi sono più gravi e permanenti tasnto più precoce è la prima assunzione. Ovviamente conta anche la durata del consumo. Crea deficit dell'attenzione e della memorizzazione, quindi pensi che effetti può avere nell'età dell'apprendimento. Chi ha usato cannabis  in età adolescenziale, anni dopo, in età adulta, può perdere fino a 8 punti di quoziente intellettivo rispetto a chi non l'ha usata. Aaltera la percezione e l'interpretazione della realtà. Riduce la capacità di autocontrollo e di giudizio. Riduce la motivazione ad affrontare i problemi, riduce il rendimento scolastico e lavorativo. Riduce i tempi di reazione, quindi aumenta il rischio di incidenti stradali e sul lavoro. La cannabis non ha mai ucciso nessuno per overdose, ma quanti incidenti stradali mortali può aver causato? Inoltre altera il coordinamento psicomotorio, crea disturbi sessuali, aumenta il rischio di schizofrenia, favorisce il disorientamento spazio-temporale. in alcune persone più vulnerabili aumenta il rischio di evolvere verso la dipendenza da cocaina ed eroina. Può indurre alterazioni genetiche sul Dna. Infine, nelle donne fumatrici, mette a rischio la salute del feto. Ecco, proviamo a dimenticare che si sta perlando di cannabis: accetteremmo la circolazione e magari l'aggiunta agli alimenti di un prodotto che genera questi effetti? Non credo proprio”.

- Ma l'uso medico della cannabis è efficace?
“La cannabis non cura le malattie. Non cura il cancro, il Parkinson o altre patologie. Però può dare sollievo rispetto a determinati sintomi, come la rigidità muscolare. Però stiamo parlando di prodotti diversi da quelli che si trovano sul mercato delle droghe leggere: qui si parla di prodotti realizzati dalle case farmaceutiche attraverso catene di produzione controllate. Sono d'accordo che in ambito medico, sotto il controllo di specialisti, la cannabis vada resa più facilmente fruibile.  Però questo uso medico non può giustificare il via libera all'uso ricreazionale della cannabis".

 
 
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