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lunedì 27 giugno 2022
 
 

Serpenti, allarme Msf: "Tra pochi mesi finisce l'antidoto"

11/09/2015  Il mondo sta esaurendo le scorte di uno dei più efficaci sieri contro il veleno di diverse specie di rettili (fuori produzione dal 2014), mettendo a rischio la vita di tante persone. Ogni anno nel mondo cinque milioni di persone vengono morse. Tra loro, circa 100.000 muoiono. L'Africa è il continente più colpito.

La preparazione di un siero antiveleno. Le fotografie di questo servizio sono dell'agenzia Reuters.
La preparazione di un siero antiveleno. Le fotografie di questo servizio sono dell'agenzia Reuters.

Veleni potentissimi, che uccidono 100mila persone ogni anno. E antidoti che potrebbero salvare migliaia di vite ma che si stanno esaurendo o costano troppo. L'organizzazione non governativa Medici Senza Frontiere richiama l'attenzione della comunità internazionale sulle vittime dei rettili più pericolosi. Parliamo di una strage silenziosa, tanto grave quanto trascurata. Se guardato dal nostro Paese il problema può apparire a prima vista lontano, ma ci sono aree del pianeta, come l'Africa sub-sahariana, in cui, invece, è tra le principali cause di mortalità.

I dati forniti dall'Ong svelano un quadro sconcertante: si stima che ogni anno nel mondo cinque milioni di persone vengano morse dai serpenti. Tra loro, circa 100.000 non sopravvivono mentre 400.000 restano sfigurate o disabili in modo permanente. Nella sola Africa sub-sahariana 30.000 persone muoiono  e si stima che 8.000 persone subiscano amputazioni. Ma se non si agirà in tempo questi numeri, già drammatici, potrebbero subire una brusca impennata.

Infatti il solo antidoto dimostratosi efficace e sicuro per trattare il morso di vari serpenti nell'Africa sub-sahariana, il Fav-Afrique, prodotto dall'industria Sanofi, sta per esaurirsi. E' fuori produzione dal 2014 e le ultime scorte termineranno a giugno 2016. «Fino a quando non sarà disponibile un prodotto sostitutivo, auspichiamo che Sanofi possa iniziare a produrre i materiali base del Fav-Afrique e poi trovare il modo, nell’ambito della propria capacità produttiva, di trasformarli nell’antidoto». Questa la speranza di Julien Potet, esperta di malattie dimenticate per Medici Senza Frontiere, intervenuta durante un simposio a Basilea.   Ma c'è anche un altro problema capitale: quello economico. Anche quando è disponibile,  il trattamento antiveleno può costare fino a 250-500 dollari a persona, l’equivalente di quattro anni di salario nei Paesi interessati. E' anche per questo che molte delle vittime, di fronte a cure che in nessun modo potrebbero permettersi, finiscono per ricorrere ai guaritori tradizionali oppure non si curano affatto.

Nel 2014 Medici Senza Frontiere ha curato 400 persone (tra cui moltissimi bambini) a Paoua, in Repubblica Centrafricana, e oltre 300 ad Agok, in Sud Sudan. Ed è proprio in virtù di questo impegno che la Ong lancia un appello: «La comunità scientifica mondiale, i donatori, i governi e le industrie farmaceutiche dovrebbero assumersi la propria responsabilità nell’affrontare il morso di serpente come emergenza per la salute pubblica e agire in modo tempestivo, adeguato e collaborativo – si legge in un comunicato - Offrire sussidi per sostenere i costi dell’antidoto in modo che i pazienti paghino poco o nulla è fondamentale per migliorare l’accesso a questo trattamento salva-vita». 

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