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venerdì 03 febbraio 2023
 
chiesa e società
 

«Serve una politica di sviluppo per le aree interne»

02/09/2022  A Benevento l’incontro dei vescovi del Centro e del Sud per rilanciare i piccoli centri a rischio spopolamento: «La presenza numerosa degli anziani costituisce, in queste nostre realtà, un patrimonio di umanità e di esperienze di vita che va assolutamente valorizzato»

“Le aree interne sono un laboratorio per tutto il paese, le radici delle nostre chiese e i loro campanili devono essere antenne per captare i sentimenti delle persone e trasmettere la fede”. Le parole del cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, rappresentano il primo passo verso un discorso pastorale che si deve adattare a ciò che succede nel Paese” ponendo l’attenzione alle aree interne, guardando ad una pastorale ‘sbilanciata sull’ambito cultuale liturgico’.

Più di 30 presuli provenienti soprattutto dalle regioni del Centro e del Sud si sono incontrati per la seconda volta a Benevento, su invito del vescovo monsignor Felice Accrocca per il convegno che li ha visti discutere sullo spopolamento delle aree interne. Piccoli borghi, paesini arroccati sulle colline che spesso con i loro scenari incantevoli sembrano dei presepi. Ed è proprio in quei fermo-immagine che esplode tutta la difficoltà delle zone interne. In estate qualche turista fa capolino in quei centri storici fatti di pietra bianca ravvivata magari dalle luminarie per la festa del paese, in inverno, invece, poche anime, qualcuno gestisce i market provvisti solo del necessario e se qualcuno ha bisogno di qualcosa di specifico come visite mediche bisogna marciare per chilometri.

È Zuppi a citare l’esempio di Pianaccio, il paese che ha dato i natali ad Enzo Biagi d’inverno conta circa 15 persone “il parroco don Ciro ha 82 anni e circa 5 chiese e poi c’è una signora che si occupa della catechesi o del Rosario e di tante altre questioni, questa è la luce che tiene accesa la comunità”. E proprio la comunità è una delle questioni poste. La Chiesa si impegna ad aiutare i giovani a diventare quella comunità per cui restare in quei piccoli borghi e ripopolarli. “Ci è chiesto, il coraggio di uscire da schemi ormai sclerotizzati, di rompere con la logica del “si è sempre fatto così” - spiegano i Vescovi in una nota finale - Dobbiamo, in tal senso, ripensare Dobbiamo soprattutto puntare sulla qualità delle relazioni, perché è di questo che c’è estremo bisogno. La presenza numerosa degli anziani costituisce, in queste nostre realtà, un patrimonio di umanità e di esperienze di vita che va assolutamente valorizzato”. Paesini silenziosi. Colpa del lento spopolamento. Non solo il calo delle nascite ma soprattutto la ‘metropolizzazione della popolazione”.

Ed è proprio da qui che i vescovi delle aree interne vogliono ripartire. Il documento studiato nella due giorni è stato redatto da monsignor Mariano Crociata, sedici pagine che fanno pensare ad una pastorale che non sia aderente alle diverse aree del Paese. Azioni che testimoniano una chiesa in uscita che non solo tende la mano ai giovani affiancandoli nelle questioni burocratiche per invogliarli a restare nei borghi ma una chiesa che ripensa “l’esercizio del ministero presbiterale e promuovere con decisione il sacerdozio comune di tutti i battezzati, una ministerialità diversificata e responsabile, la valorizzazione del diaconato permanente, le forze del laicato, quello femminile in particolar modo, che costituisce una parte consistente del tessuto delle nostre comunità, senza dimenticare eremiti e comunità monastiche, che nelle aree interne più isolate sono la forza segreta che mantiene in vita tante energie”.

Sul tavolo anche la questione delle infrastrutture e delle strutture per le aree interne e i flussi migratori che “possono costituire un’opportunità per ravvivare molte realtà soggette a un decremento progressivo della popolazione - spiegano i vescovi che non mancano di rivolgersi ai politici - ma è necessario affinare sempre più la disponibilità all’ascolto, ad assumere, nel rispetto della legge, logiche inclusive, non di esclusione”.

L’appuntamento di Benevento è stato inaugurato con la lettera che i vescovi hanno ricevuto da papa Francesco he ha espresso apprezzamento “per questo cammino di confronto e di amicizia, che richiede di essere percorso con la mente e il cuore aperti, per testimoniare una Chiesa inclusiva e senza barriere nella quale ognuno possa sentirsi accolto”. Le conclusioni affidate al cardinale Zuppi hanno invece posto le basi per inserire l’appuntamento in un cammino sinodale dando appuntamento ai vescovi al 2023.

 
 
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