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martedì 06 dicembre 2022
 
 

Servizio civile, compleanno amaro

17/03/2012  Il 6 marzo ha compiuto 11 anni. Le casse sono vuote, si rischia la fine, ma con l'equivalente di due aerei F35 partirebbero 50.000 giovani. Il 20 marzo un convegno, sognando la riforma.

Il 6 marzo, il servizio civile volontario ha compiuto undici anni, l'ha fatto tra mille acciacchi e pene; martedì 20 potrebbe cominciare un percorso che gli permetta di riprendere quota. La ricorrenza è scivolata via senza tanti brindisi e applausi. In verità, c'è poco da festeggiare. E' un compleanno triste, in tempo di crisi, con tante preoccupazioni per il futuro e appena qualche timido segnale positivo. Molti sono convinti che queste undici candeline da spegnere siano le ultime, metafora di un'istituzione già ridotta a lumicino e prossima a esaurirsi del tutto. Ma c'è anche chi si ostina a sperare. Da metà marzo è attiva la Campagna "Sos, io sostengo il servizio civile nazionale" promossa dalla rappresentanza dei volontari in servizio (http://www.facebook.com/iosostengoilserviziocivile)


Il 20 marzo, a Roma, si terrà una tavola rotonda dal titolo eloquente: "Quale riforma per il servizio civile nazionale: Proposte a confronto". All'incontro, voluto dal ministro Andrea Riccardi, che ha ricevuto dal presidente Monti la delega in materia, parteciperanno politici, ma anche associazioni ed enti attivi nel volontariato. Sarà un'occasione per fare il punto su una realtà sotto scacco, che da troppo tempo aspetta di essere rilanciata. Recentemente, proprio nell'anniversario della legge 64/2001, quella che ha inaugurato una nuova figura di volontario, sostituendo le precedenti norme sull'obiezione di coscienza, il ministro Riccardi si è impegnato a salvare il servizio civile dal baratro.

«Pur nella consapevolezza dell'attuale situazione economica del Paese e del conseguente atteggiamento di rigore che deve presiedere ad ogni decisione di carattere finanziario – ha affermato il ministro - ritengo sia importante continuare a sostenere l'Ufficio nazionale per il servizio civile. In un mondo in cui si restringono sempre più gli spazi della gratuità, credo che occorra continuare a offrire questo prezioso supporto alla formazione civica, culturale e professionale dei giovani, orientata a vivere la solidarietà e la coesione sociale».

Sono parole che aprono alla speranza, ma che purtroppo devono scontrarsi con una realtà dura. Da tempo il servizio civile boccheggia per mancanza di sostegno economico e il 2012 si è aperto in un clima a dir poco burrascoso. A gennaio una sentenza del tribunale di Milano, relativa al ricorso per discriminazione presentato da uno studente straniero, ha paralizzato per settimane le partenze di 18.000 ragazzi.

E proprio quando, raggiunto un accordo, la macchina sembrava essersi rimessa in moto, ecco un nuovo stop: i fondi per il 2012 e per il 2013 serviranno appena a pagare i volontari attualmente in servizio. Come ha ammesso lo stesso ministro Riccardi, non ci sono risorse per un nuovo bando e i giovani del 2012 potrebbero essere gli ultimi testimoni di una 'specie' estinta. Tutt'al più si parla di un mini-bando da 5.000 posti: una soluzione di emergenza che però lascia perplessi gli enti beneficiari. Considerando che ogni anno vengono richiesti circa 60.000 volontari, gli enti si troverebbero a fare un lavoro di progettazione imponente e dispendioso, a fronte di un ritorno minimo.


Qualcuno si domanda se il gioco valga ancora la candela. «Per tutto il 2012, alla voce "servizio civile" sono stati messi in bilancio 68 milioni di euro, mentre le spese militari ammontano a 23 miliardi di euro; altri 12 miliardi di euro serviranno da qui in poi a comprare i tanto discussi cacciabombardieri F35. Rinunciando a due di questi aerei sarebbe stato possibile avviare al servizio civile 50.000 ragazzi. Invece il prossimo anno non partirà nemmeno un giovane. Scelte del genere sono il segno di uno Stato miope». Non usa mezzi termini Massimo Paolicelli, presidente dell'Associazione obiettori non violenti e portavoce della Campagna "Taglia le ali alle armi, no agli F35". «Anche gli annunciati ridimensionamenti delle spese militari sono in realtà fumo negli occhi: si tratta di artifici contabili per cui i soldi risparmiati con la riduzione del personale, tanto quello militare quanto quello civile impiegato dalla Difesa, verranno usati per acquistare nuovi sistemi d'arma. Il taglio di 41 F35, infine, è una buona trovata pubblicitaria dell'ammiraglio-ministro. Nelle stesse ore in cui Giampaolo Di Paola rendeva noto che la commessa sarebbe passata da 131 a 90 aerei, la Lockheed Martin s'affrettava a dire che il costo già astronomico di ogni singolo cacciabombardiere (180 milioni di dollari secondo l'agenzia di stampa Reuters) è destinato a impennarsi ulteriormente. Dunque se è vero che con una mano si toglie qualcosa è altresì vero che con l'altra si è costretti a lasciar giù molto di più.  Chiediamo al ministro Riccardi di fare pressioni perché si cambi davvero rotta». I tempi stringono, ci avviamo verso la fine della legislatura e c'è un rischio: «Bloccare il servizio per un anno significa in realtà dargli il colpo di grazia, facendolo morire del tutto».

 L'Unsc (Ufficio Nazionale Servizio Civile) sta cercando di scongiurare questo pericolo scaglionando al massimo le partenze degli ultimi volontari, così da tenere la macchina accesa, seppur con i motori al minimo. Ma è una strategia che non può proseguire a oltranza.

Tutti gli enti coinvolti mettono in luce una situazione di precarietà estrema, che ormai ha perso qualunque punto di equilibrio. «In questo momento la priorità è sopravvivere» dice Francesco Marsico, vicedirettore Caritas italiana. «Negli ultimi 4 anni i fondi sono stati tagliati del 400%. In questo modo il servizio civile perde dignità. Le reti sociali, schiacciate su una programmazione annuale degli stanziamenti, di volta in volta più scarsi, non riescono neppure a progettare le loro linee di intervento. Come minimo servirebbe una programmazione triennale. Siamo tutti in attesa delle scelte del Governo, che al momento non sono ancora visibili».


Rifiuto della violenza e impegno per la pace sono stili di vita evangelicamente motivati che appartengono alla storia del cristianesimo sin dai suoi esordi. Il 12 marzo la Chiesa ha celebrato, come ogni anno, la festa di san Massimiliano, un giovane cartaginese martire nel 285 d.C. per obiezione di coscienza al servizio militare. Anche il Tavolo ecclesiale sul servizio civile (Tesc), che riunisce vari enti di ispirazione cristiana, ha scelto questa data come punto di riferimento e dal 2003 organizza a Roma un incontro annuale rivolto ai suoi volontari.

Ma questo non è un anno come tutti gli altri: i ritardi nelle partenze dei giovani hanno imposto un cambio di programma. «Il rischio era di avere una presenza ridotta da parte dei volontari, molti dei quali entreranno in servizio nei prossimi mesi – spiega ancora Marsico - Naturalmente ci sono problemi più importanti, ma anche questo è, a suo modo, un segnale eloquente». Così, gioco forza, l'incontro con i volontari si è trasformato in un seminario rivolto a responsabili regionali degli uffici pastorali, delle associazioni e degli enti accreditati. Come spunto per la riflessione è stato scelto il tema indicato da Benedetto XVI per la recente Giornata mondiale della pace: "Educare i giovani alla giustizia e alla pace". Durante il seminario sono stati ribaditi, soprattutto da parte dei diretti interessati, il desiderio di impegnarsi, ma anche il timore per una situazione quanto mai critica. 

«Bisogna continuare a comunicare il grande valore del servizio civile – ha detto Silvia Conforti, rappresentante nazionale dei giovani in servizio civile – Anche se oggi è una scelta e non più un'obiezione di coscienza, non vogliamo dimenticare le radici che hanno portato alla nascita di un servizio così importante nella promozione della giustizia e della pace». All'incontro ha partecipato anche monsignor Giovanni Ricchiuti, arcivescovo di Acerenza e segretario della Commissione episcopale per i problemi sociali, il lavoro, la giustizia e la pace. Pur osservando nei giovani un «disagio profondo» che a volte li rende «sconcertati dal presente e pessimisti sul futuro», l'Arcivescovo ha espresso grande fiducia nelle nuove generazioni. «Se incontreranno adulti cristiani capaci di educarli alla pace e alla giustizia secondo percorsi non omologati – ha detto – i giovani potranno tessere relazioni e incamminarsi insieme». 

Dunque, un ulteriore appello al mondo delle istituzioni. Tra le tante voci che si levano in difesa del servizio civile c'è anche quella di Andrea Olivero, presidente nazionale Acli (Associazioni cristiane dei lavoratori italiani). Nei suoi discorsi preoccupazioni e speranze quasi si fondono: «Conosciamo il ministro Riccardi e sappiamo quanta disponibilità ci sia da parte sua su questi argomenti. Ma ora è necessario passare dalle parole ai fatti: ci rivolgiamo soprattutto al presidente Monti. C'è in gioco la coesione sociale, un elemento di cui il nostro Paese ha disperatamente bisogno». 

Anche Olivero è fortemente critico nei confronti delle spese militari: «Per la maggioranza degli italiani la parola sicurezza va intesa soprattutto nel senso di sicurezza sociale. Invece, nonostante le parole, il Governo sembra ancora attestato su una logica novecentesca, quasi da ministero della guerra, dimenticando che i veri confini da difendere non sono quelli geografici, ma quelli del disagio, dell'abbandono e della separazione tra ricchezza e povertà». 

Da tempo si discute di una riforma del servizio civile. In molti la invocano e diversi attori politici hanno presentato proposte di legge, ma i risultati concreti si fanno attendere. «Il 20 marzo a Roma ci saremo anche noi – spiega Olivero – e porteremo varie proposte. Bisogna ragionare sul ruolo delle Regioni e imparare a guardare al servizio civile come a un investimento strategico. Ma quello che più ci sta a cuore è il rispetto dei valori etici e della funzione educativa: il servizio civile non è mano d'opera a basso costo».

A proposito di dimensione internazionale, ecco un'altra idea un po' 'fuori dal coro'. Recentemente Antonino Drago, docente di Difesa civile non armata e non violenta all'università di Pisa, ha scritto una lettera aperta indirizzata al ministro Riccardi.  «Bisognerebbe sperimentare la difesa alternativa con l'Onu – scrive lo studioso – Perché cercare soluzioni provinciali, quando da più di mezzo secolo l'Onu ha fatto esperienza di tutte le situazioni

conflittuali nel mondo, dove ha portato un'autorevole proposta per la pace, anche senza armi?».

E se al momento i volontari italiani all'estero non hanno neppure uno status giuridico ben definito, Drago immagina un futuro di collaborazione tra Ufficio del Servizio Civile e Nazioni Unite, una soluzione che renderebbe possibile l'esperienza anche agli stranieri. «Il ministro Riccardi – fa notare ancora Drago – è un operatore di pace cattolico, famoso nel mondo per aver compiuto, ancor prima del 1989, più di una mediazione cruciale per la pace in vari Paesi (ad esempio tra una guerriglia sanguinosissima e l'autorità statale pro-Occidente in Mozambico). Chiediamo di mantenere la sua direzione per la pace nel mondo operando conseguentemente anche in questa nuova e grande responsabilità statale».

 

«Gli enti che nel servizio civile hanno investito con lungimiranza per la formazione dei giovani alla responsabilità di cittadini responsabili non hanno nessuna intenzione di cedere». È quanto afferma don Enrico Peretti, responsabile nazionale del servizio civile della Federazione Scs/Cnos – Salesiani per il sociale in una lettera aperta rivolta a Federico Fauttilli, nuovo direttore del Servizio civile nazionale, al ministro Andrea Riccardi e al presidente del Consiglio Mario Monti.


Un appello contro “la gelata primaverile” caduta sul mondo del servizio civile a cui, spiega don Peretti, occorre rispondere investendo «sul futuro attraverso il sostegno al mondo del volontariato e del terzo settore. I cittadini tutti e i giovani in particolare hanno bisogno di sostegno alla speranza». Tuttavia, spiega don Peretti, «le dichiarazioni del ministro Riccardi non sembrano lasciare scampo alla proposizione di un nuovo bando per il 2012». Una situazione che «sembra un lento suicidio di alcune tra le scelte migliori fino ad ora sopravvissute a tante tempeste politiche e istituzionali – aggiunge -. Come fa a non capirlo chi da quel mondo proviene come il ministro Riccardi?». 

Citando Stefano Zamagni, presidente dell’Agenzia del terzo settore, don Peretti si dice preoccupato anche per le politiche che riguardano altri ambiti del sociale. «"Questo Governo tende a pensare che l’Italia possa rimettersi in sesto solo se si punta sullo Stato e sul mercato", afferma Zamagni in una intervista a Famiglia Cristiana. Un mercato efficiente (con le liberalizzazioni e le privatizzazioni) e uno Stato non corrotto, che non spreca e via dicendo. Purtroppo questo è un errore di visione”. Errori da cui scaturiscono, secondo don Peretti, «scelte del Governo in ordine al terzo settore che non sembrano suggerire grandi speranze».

La mia avventura come volontaria in servizio civile all'interno del progetto Caschi bianchi in Venezuela si è conclusa ormai da due mesi, sono tornata alla mia piccola grande realtà in una società ancor più problematica e triste di quando ero partita. L’esperienza fantastica e unica come quella di poter vivere in piena condivisone diretta con persone in difficoltà, che più di tutto hanno bisogno di amore, di rassicurazione, di quella dignità, negata troppo spesso da sistemi sociali indifferenti, mi ha dato la possibilità di crescere e di confrontarmi con una società diversa imparando e rivalutando anche mie convinzioni o punti di vista prima forse un po’ scontati.


Si può definire un bagaglio culturale ed un'esperienza che davvero hanno il potere di cambiare la vita delle persone, di certo tutto questo non si impara considerando immutabili le proprie convinzioni senza rischiare mai, mettendosi anche in gioco per “capirci un po’di più” di questo mondo che ci circonda. 

Dico questo perché io ho avuto la grande fortuna, come molti altri ragazzi in Italia, di essere stata selezionata e quindi poi di partire svolgendo il “mio” servizio civile nazionale all’estero. Purtroppo ora tutto questo è seriamente compromesso dal mancato rifinanziamento del servizio civile. Il ministro Riccardi che ne ha la delega afferma di ritenerlo un’occasione importante per i giovani e per il Paese, ma contemporaneamente annuncia come non ci sarà più l’anno prossimo, a meno che non venga rifinanziato. E’ noto come oggi faccia più notizia l’esternazione di questo o quel personaggio televisivo (la farfallina di Belen inclusa) rispetto a problematiche di questo tipo però vorrei davvero che nel piccolo di ognuno di noi iniziasse una riflessione, su come esercitare una cittadinanza più attiva, ed io per prima mi ci metto. 

Vorrei che facesse più notizia la lotta nonviolenta per valori come la dignità umana, la giustizia e la necessità di superare le guerre come modo di gestire i conflitti e così via. Mi sono sentita dire molte volte nella vita, ma tu Sara non puoi cambiare il mondo da sola, certo che io da sola non lo posso fare, sarei presuntuosa ed ingenua a pensarlo, ma ognuno di noi potrebbe fare un piccolo passo verso una sensibilizzazione personale maggiore, nessuno dice che è facile ma provarci lo rende più possibile.   

Sono partita a marzo 2011 con la speranza che una volta tornata l’economia, un pochino, si fosse ripresa ed invece quello che vedo sono giovani tristi e rassegnati che non riescono ad essere soddisfatti ed appagati con loro stessi, in difficoltà per un lavoro che non trovano, per molte possibilità negate ed occasioni perse. Una riflessione in queste settimane mi tormenta, da brava giovane ingenua quale sono, che di politica ci capisce davvero poco, vorrei condividerla con chi legge, per capirne un po’ di più: il Governo ancora non riesce a rinunciare ad armi pericolose e costose come i caccia bombardieri. Questo implica togliere una quota imponente della nostra “cassa comune” dalle spese sociali, che invece potrebbero migliorare le condizioni di tutte quelle persone con difficoltà motorie, problemi economici-familiari, con patologie difficili. Tutto ciò sembra sempre passare in secondo piano, come se non esistessero o come a volerli nascondere in virtù della loro bassa posizione nella scala sociale.

Sì, sono un po’ delusa perché molti giovani vorrebbero partecipare e fare questa esperienza, ognuno con le sue di motivazioni ma accomunati dalla volontà di mettersi alla prova, di provare sulla propria pelle cosa significa amore gratuito, altruismo, dedizione, cittadinanza attiva. Tutto ciò non mi sembra giusto e continuando così certo le prospettive di tutti noi non sono certamente positive.

Sara Girotto

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