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giovedì 26 maggio 2022
 
 

Servizio civile, sì agli stranieri

19/11/2013  Secondo il Tribunale di Milano l’esclusione degli stranieri residenti in Italia era discriminatoria. Il giudice ha dato ragione ad alcuni giovani che avevano fatto ricorso. Il bando per aderire al Servizio civile nazionale viene riaperto, in base all’ordinanza del magistrato: «Per almeno dieci giorni», scrive.

Potrebbe essere l'inizio di una rivoluzione nella storia del Servizio civile nazionale. Il tribunale di Milano accoglie il ricorso di un gruppo di giovani stranieri.

Secondo il giudice, il requisito della cittadinanza italiana (inserito nel bando volontari scaduto da pochi giorni) è discriminatorio. Quindi il bando va riaperto per permettere ai ragazzi stranieri di parteciparvi. La notizia è accolta con grande soddisfazione da Asgi (Associazione studi giuridici sull'immigrazione) e Apn (Avvocati per niente), le due associazioni che hanno dato assistenza legale ai giovani ricorrenti e che da anni si battono per la partecipazione degli stranieri al servizio civile.

«Il Giudice di Milano ha confermato totalmente le nostre tesi», commentano gli avvocati Alberto Guariso e Livio Neri. «La solidarietà sociale prevista dall'art. 2 della nostra Costituzione deve essere aperta anche a coloro che appartengono alla comunità in modo stabile e che desiderano concorrere al progresso materiale della società e all'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale».

L'ordinanza, in effetti, si basa su un'interpretazione più inclusiva del concetto di cittadinanza: «il termine "cittadino"», scrive il giudice, «va inteso riferito al soggetto che appartiene stabilmente e regolarmente alla comunità italiana». In base a questa lettura i giovani stranieri residenti regolarmente nel nostro Paese possono a pieno titolo definirsi cittadini. Quest'ultimo passaggio pare particolarmente in sintonia col pensiero della ministra Cécile Kyenge, che ha la delega per il servizio civile e che nei mesi scorsi aveva sollecitato un dibattito politico serio e sostanziale intorno all'idea di cittadinanza.

Il giudice, inoltre, sembra voler mettere la parola fine su una diatriba ormai ritenuta anacronistica: «Il Servizio civile è un'attività da svolgersi su base esclusivamente volontaria, finalizzata a scopi ulteriori rispetto alla difesa della Patria, venuti meno i presupposti della sua equiparazione come prestazione sostitutiva svolta dagli obiettori di coscienza da quando non risulta più obbligatorio il servizio militare».

E naturalmente i primi a essere soddisfatti sono i quattro ragazzi ricorrenti. Dal loro punto di vista la clausola che impone la cittadinanza italiana è incomprensibile. «Vorrei solo dedicare un anno della mia vita a questo impegno sociale, come potrebbero desiderarlo molti altri miei coetanei; ma perché io, a differenza loro, non posso?», dichiara all'agenzia Redattore Sociale Nadeesha, studentessa originaria dello Sri Lanka. «I miei genitori, proprio come qualsiasi italiano, pagano le tasse regolarmente e rispettano le leggi italiane e io studio fin da piccola in Italia», aggiunge Maryana, di origini ucraine.

Già due anni fa il Tribunale di Milano aveva accolto il ricorso di un giovane di origini pakistane. In quel caso però la sentenza era arrivata circa due mesi dopo la scadenza del bando: a selezioni già concluse e progetti avviati pensare di riaprirlo sarebbe stato impossibile. Ora invece la situazione e ben diversa.

L'ordinanza impone di «cessare il comportamento discriminatorio, modificare il bando nella parte in cui richiede il requisito della cittadinanza consentendo l'accesso anche agli stranieri soggiornanti regolarmente in Italia e di fissare un termine non inferiore a 10 giorni dalla comunicazione della presente ordinanza per la presentazione delle ulteriori domande di ammissione».

Non un blocco, dunque, ma semplicemente una riapertura temporanea del bando. È difficile prevedere che cosa accadrà nei prossimi giorni. Di sicuro si pongono alcuni problemi organizzativi per gli enti beneficiari, che in questi giorni stavano già avviando le selezioni dei ragazzi candidati. Ma soprattutto gli occhi sono puntati sull'Unsc (Ufficio Nazionale Servizio Civile). È possibile che l'Ufficio decida a sua volta di ricorrere contro l'ordinanza, che però (in attesa di un nuovo pronunciamento dei giudici competenti) deve comunque essere applicata.

 
 
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