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sabato 23 ottobre 2021
 
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Sette euro all'anno per i "caregivers"

30/11/2017  La Commissione Bilancio stanzia un piccolo fondo per chi si prende cura dei propri familiari. Ora non sono più invisibili ma è ancora troppo poco

(Sopra e in copertina: una scena del film "Ogni tuo respiro")

 

Nel nostro Paese c’è un popolo silenzioso di familiari che si prende cura di tre milioni e 300 mila pazienti affetti da malattie degenerative come Alzheimer o Parkinson, di cui finalmente si è accorto lo Stato (finora ha fatto finta di non accorgersi). Come è noto, la commissione Bilancio della Camera ha stanziato all’unanimità un emendamento che porta la prima firma della senatrice Laura Bignami e che stanzia dei fondi, a disposizione del ministero del Lavoro, per i cosddetti  “caregivers”, pari a 60 milioni (venti milioni per tre anni a cominciare dal 2018). Un ulteriore supporto a quelli previsti dalla legge 104 per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone disabili.  Per chi, come, quanto? Quello deve ancora stabilirlo una legge “ad hoc”, come ha spiegato il senatore Maurizio Sacconi, presidente della commissione Lavoro e secondo firmatario dell’emendamento.

Per capire chi sono i “caregivers” (dal verbo inglese I care, mi prendo cura, il verbo preferito di don Milani) un buon punto di partenza è il film “Ogni tuo respiro”, in programmazione in questi giorni nelle sale italiane. La storia vera, nell’Inghilterra degli anni ’60, di Robert Cavendish, un uomo rimasto paralizzato e destinato a vivere fino alla fine della sua vita in ospedale per gli effetti della poliomelite, a “marcire” in ospedale (soprattutto per lo standard degli ospedali inglesi degli anni ’60) strappato alla sua sorte dalla moglie, che contro tutto e tutti riesce a portarlo a casa e a fargli vivere  per vent’anni ha una felice vita familiare.

Molte associazioni si sono lamentate, perché la montagna ha partorito il topolino. Sono anni che si parla dei diritti dei “caregivers” e ora il fondo assegna praticamente tra i sei e i sette euro per paziente all’anno. Nonostante facciano risparmiare allo Stato, che dovrebbe essere il titolare delle cure, cifre enormi. Se volete la controprova provate a chiedere quanto costa affidare a un istituto un malato.  I loro familiari svolgono infatti un ruolo fondamentale e sussidiario a quello che è il servizio di assistenza sociale erogato dallo Stato. Ma un risultato positivo è stato raggiunto perché finalmente, dopo anni, si ha un riconoscimento giuridico della figura del “caregivers”. I parenti e i conviventi dei malati affetti da malattie degenerative non sono più “invisibili”. Ora finalmente si definisce il valore di una “dedizione” che contribuisce a rendere felici milioni di malati e a dare loro dignità.

A questo punto – a parte lo stanziamento di maggiori risorse -  sono due i passi ulteriori  in direzione dei diritti dei “caregivers”. Il primo riguarda la definizione e la scelta delle priorità all’interno della lista pazienti, che non sono tutti uguali per necessità e gravità nell’ampia rosa dei malati da assistere. Nella definizione di “caregiver” rientrano tutti coloro che assistono una persona con la legge 104 o con l’indennità di accompagnamento, ma questo non significa che tutti abbiamo diritto all’identico trattamento economico. Il secondo dovrebbe portare a una riduzione dell’età pensionabile (un anno ogni cinque anni di servizio prestato come “caregiver”), riconoscendo l’enorme lavoro di chi decide di dedicare gran parte della sua vita all’assistenza di un proprio caro. Come si vede si tratta di politica di altissimo livello. Speriamo non si limiti alla campagna elettorale.

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