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sabato 31 ottobre 2020
 
 

Lo Sblocca-Italia? Più cemento, meno sicurezza

15/10/2014  Salvatore Settis spiega perché le norme previste nel decreto non faciliterebbero la messa in sicurezza del territorio, ma l'ennesima cementificazione del Paese. E anche le associazioni ambientaliste, in blocco, si schierano contro il provvedimento.

Da settimane il mondo ambientalista in blocco (Fai, Italia Nostra, Wwf, Legambiente...) sta cercando di attirare l'attenzione su quella parte dello Sblocca-Italia che semplifica le procedure in ambito edilizio. I drammatici eventi di Genova, Parma e Maremma hanno riacceso il dibattito sulle norme previste nel decreto: per alcuni, servirebbero proprio a superare gli intoppi che hanno impedito la messa in sicurezza del territorio, per altri si tratta al contrario di un'illusione, in nome della quale si dà via libera all'ennesima cementificazione dell'Italia.

A spiegare perché sia vera questa seconda interpretazione, oltre alle associazioni ambientaliste, ci sono intellettuali e paesaggisti autorevoli, fra i quali Salvatore Settis, grande esperto del patrimonio culturale e ambientale del nostro Paese, da tempo impegnato a diffondere la cultura, fondata sulla Costituzione, della tutela intelligente dei nostri beni.

«Si dice che lo Sblocca-Italia servirebbe a sbloccare cantieri come quelli relativi al Bisagno, che metterebbero in sicurezza il Paese. Se si guarda il decreto con attenzione, ci si accorge che lo sblocco di cantieri di questo tipo riguarda il 5 per cento dei casi, il restante 95 per cento è invece cementificazione selvaggia del territorio, contro tutte le regole. Basti pensare che l'amministratore delegato delle Ferrovie verrebbe nominato commissario speciale per tutte le tratte ferroviarie, con autorità di vita e morte sull'intero territorio. Anche di fronte alla distruzione del paesaggio, nemmeno la Soprintendenza o il ministero potrebbero dire nulla. L'ultima decisione spetterebbe a lui: è una legalizzazione piena del conflitto di interessi».

Un altro punto critico è il cosiddetto silenzio-assenso. «È stata inventata per procedimenti burocratici di altra natura, in cui l'ineriza di una amministrazione viene interpreta come via libera a un cittadino che ha chiesto qualcosa. Il problema è: si può applicare al paesaggio? A questa domanda ha risposto con almeno quattro sentenze la Corte costituzionale, negando in maniera risoluta che tale estenzione sia legittima. Allora non si capisce come un Governo di un Paese democratico possa ignorare le sentenze della Corte costituzonale, cioè la Costituzione. È quello che sta facendo il Governo Renzi».

La direzione è dunque quella della deregulation, in cui si saltano i controlli, a partire da quelli della Soprintendenza? «In un Paese democratico l'esercizio dei poteri si basa su controlli reciproci. Nel momento in cui vengono eliminati e si pretende che ci sia un solo controllo di vertice, quel Paese diventa improvvisamente meno democratco. È purtroppo la tendenza che ha manifestato questo decreto così come è oggi. È sorprendente che lo abbia firmato il presidente della Repubblica. C'è da augurarsi che il Parlamento, esercitando la propria funzione, senza voto di fiducia, impropria su un tema così delicato, sappia correggere il decreto, eliminando tutto ciò che minaccia il paesaggio in funzione del profitto privato».

Per chi desidera approfondire il tema, sul sito www.altreconomia.it è possibile scaricare gratuitamente il testo "Rottama Italia", nel quale sedici intellettuali ed esperti - fra cui Settis - prendono posizione contro lo Sblocca-Italia.

 
 
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