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venerdì 07 maggio 2021
 
IL DOCUMENTO
 

Sfollati climatici: «Vedere o non vedere»? Il Papa scuote tutti parafransado Amleto

30/03/2021  Scappare per non morire. Il Vaticano pubblica un opuscolo per sensibilizzare la Chiesa sulle persone costrette a emigrare, nel mondo, perché l’ambiente che vivono non è più abitabile. E il Papa parafrasa uno dei versi più famosi di William Shakespeare. Bisogna prendere coscienza dell'indifferenza della società e dei Governi di fronte a questa tragedia

Qui sopra e in copertina: profughi nello Yemen. Foto Ansa. In alto: profughi al confine tra Maurtitania e Mali. Foto Reuters.
Qui sopra e in copertina: profughi nello Yemen. Foto Ansa. In alto: profughi al confine tra Maurtitania e Mali. Foto Reuters.

Parafrasa l’Amleto di William Shakespeare, il Papa, per parlare degli “sfollati climatici”, coloro che in tutto il mondo sono costretti a migrare perché l’ambiente in cui vivono non è più abitabile, un fenomeno drammatico ma invisibile: «Vedere o non vedere, questo è il problema». Francesco ha approvato un documento vaticano per gettare un faro su questo problema e sensibilizzare la Chiesa tutta: gli Orientamenti pastorali sugli sfollati climatici (Climate displaced people, in inglese), scrive Jorge Mario Bergoglio nell’introduzione, «ci invitano ad ampliare il modo con cui guardiamo a questo dramma dei nostri tempi. Ci spingono a vedere la tragedia dello sradicamento prolungato che fa gridare ai nostri fratelli e alle nostre sorelle, anno dopo anno: “Non possiamo tornare indietro e non possiamo ricominciare da capo”. Ci invitano a prendere coscienza dell'indifferenza della società e dei governi di fronte a questa tragedia. Ci chiedono di vedere e di preoccuparci. Invitano la Chiesa e tutti quanti ad agire insieme, e ci indicano come è possibile farlo. Questa è l'opera che il Signore ci chiede ora, e in essa c'è un’immensa gioia. Non usciremo da crisi come quelle del clima o del Covid-19 rinchiudendoci nell'individualismo, ma solo “stando insieme”, attraverso l'incontro, il dialogo e la cooperazione».

Per questo, «per cominciare», scrive Francesco, «propongo di riprendere la famosa frase pronunciata da Amleto, “essere o non essere”, e di trasformarla in "vedere o non vedere, questo è il problema!”. Tutto, infatti, inizia dal nostro vedere, sì, dal mio e dal tuo».

L’opuscolo si sviluppa in dieci punti. Il primo, ha spiegato nel corso di una conferenza stampa padre Fabio Baggo, sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati del dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, chiarisce il nesso tra crisi climatica e sfollamento. I nove punti successivi si concentrano su aspetti particolari del fenomeno, a partire dalla necessità di promuovere consapevolezza sulla questione, per consentire a tutti di «aprire gli occhi sulla realtà dell’impatto che la crisi climatica ha sull’esistenza umana». Talvolta si possono evitare le partenze affrettate, trovando alternative allo sfollamento climatico: a questo è dedicato il terzo punto. Nel caso la partenza sia inevitabile, allora occorre preparare le persone allo sfollamento (quarto punto), promuoverne l’inclusione e l'integrazione con le comunità che li ricevono (quinto punto), esercitare un’influenza positiva sui processi decisionali che li riguardano (sesto punto) e garantirne la cura pastorale (settimo punto). L’ottavo punto è dedicato alla cooperazione tra tutti gli attori nella pianificazione e nell’azione strategica a favore degli sfollati climatici. Il nono si concentra sulla promozione della formazione professionale in ecologia integrale degli agenti pastorali. L’ultimo punto sottolinea la necessità di incrementare la ricerca accademica sulla crisi climatica e sullo sfollamento ad essa connesso.

Il fatto che le persone siano costrette a migrare perché l’ambiente in cui vivono, sottolinea papa Francesco nell’introduzione, «non è più abitabile, ci potrebbe sembrare un processo naturale, qualcosa di inevitabile. Eppure, il deterioramento del clima è molto spesso il risultato di scelte sbagliate e di attività distruttive, il frutto dell’egoismo e dell’abbandono, che mettono l'umanità in conflitto con il Creato, la nostra casa comune». «A differenza della pandemia di Covid-19 – abbattutasi su di noi all'improvviso, senza alcun preavviso, e quasi ovunque, con un impatto pressoché simultaneo sulla vita di tutti noi –, la crisi climatica è iniziata con la Rivoluzione Industriale», sottolinea il pontefice della «Laudato si’». «Per molto tempo, tale crisi si è andata sviluppando tanto lentamente da rimanere impercettibile per tutti, eccetto per pochissime persone particolarmente lungimiranti. Anche adesso, le sue ripercussioni si manifestano in maniera disomogenea: il cambiamento climatico interessa il mondo intero, ma le difficoltà maggiori riguardano coloro che meno hanno contribuito a determinare il cambiamento climatico. Eppure, come per la crisi del COVID-19, a causa della crisi climatica, il numero enorme di sfollati è in continuo aumento e sta rapidamente diventando una grande emergenza della nostra epoca, come possiamo vedere quasi ogni sera in televisione, e questo richiede risposte globali», insiste Francesco.

E dunque, bisogna guardare: il Pontefice trae spunto dal profeta Isaia per esortare tutti: «Se siete pronti ad ascoltare, possiamo ancora avere un grande futuro. Ma se vi rifiutate di ascoltare e di agire, sarete divorati dal calore e dall'inquinamento, dalla siccità qui e dall'innalzamento delle acque là». «Quando guardiamo, cosa vediamo? Molti vengono “divorati” da condizioni che rendono impossibile la sopravvivenza», scrive il Papa. «Costretti ad abbandonare campi e coste, case e villaggi, fuggono in fretta portando con sé solo pochi ricordi e averi, frammenti della loro cultura e della loro tradizione. Partono pieni di speranza, con l'intenzione di ricominciare la propria vita in un luogo sicuro. Ma, per lo più, finiscono in bassifondi pericolosamente sovraffollati o in insediamenti improvvisati, aspettando il loro destino. Coloro che sono costretti ad allontanarsi dalle proprie abitazioni a causa della crisi climatica hanno bisogno di essere accolti, protetti, promossi e integrati. Essi hanno il desiderio di ricominciare, ma bisogna dare loro la possibilità di farlo, e aiutarli perché possano costruire un nuovo futuro per i loro figli. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare sono tutti verbi che corrispondono ad azioni adeguate. Togliamo quindi uno per uno – scrive Bergoglio – quei massi che bloccano il cammino degli sfollati, ciò che li reprime e li emargina, che impedisce loro di lavorare e di andare a scuola, ciò che li rende invisibili e nega loro la dignità».

L’ufficio vaticano responsabile delle questioni migratorie «nutre la speranza che le Chiese locali e le organizzazioni cattoliche troveranno utili gli Orientamenti Pastorali sugli Sfollati Climatici per affrontare la questione degli sfollati climatici e i bisogni concreti dei nostri fratelli e sorelle», si legge nell’opuscolo. «Vedere o non vedere è l’interrogativo che ci porta a rispondere, operando insieme», conclude il Papa. «Queste pagine ci mostrano di cosa c’è bisogno e cosa dobbiamo fare, con l'aiuto di Dio».

 

 

 
 
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