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martedì 19 ottobre 2021
 
Tensioni sociali
 

Sfratti, reprimere non basta

19/11/2014  Ha ragione il prefetto di Milano: non è un problema di sicurezza ma di fragilità sociale. Altrimenti si alza solo il livello dello scontro

Come sempre succede, nei problemi che si incancreniscono, la repressione arriva ultima: extrema ratio di situazioni tollerate e lasciate fermentare nell’indifferenza, finché diventano ingestibili. Davanti all’esasperazione che rischia di esplodere come una bomba a orologeria, si decide in emergenza di intervenire, quando ormai la tensione è alta e quando per prevenire, che sarebbe poi il compito precipuo della buona politica, non c’è più tempo. L'emergenza seriale  – un ossimoro ovviamente, però costante alle nostre latitudini- è una nostra caratteristica da sempre, nell’ordine pubblico come negli interventi legislativi, in materia penale soprattutto, e si sta ripetendo nelle periferie calde di Milano e Roma.

L’occupazione abusiva a Milano è storia antica. Comincia con il disagio sociale di chi è troppo povero per permettersi una casa e – tra lungaggini, inagibilità, restauri annosi – spera attendendo invano in un alloggio popolare. Alla fine, esasperato, si prende con la forza quello che non gli spetta o non gli viene concesso: occupa un alloggio vuoto. Spesso per disperazione. Altri, magari ugualmente disperati, ma più scafati, fiutano nello squarcio aperto nella rete delle regole un’opportunità: si organizzano e fanno dell’occupazione sistema. Profittando delle norme che tutelano nello sgombero donne e bambini, occupano case già abitate, anche solo in momentanea assenza del legittimo inquilino. Tra i legittimi inquilini circostanti, ovviamente crescono il timore e il senso di insicurezza (si pensi al pensionato che è finito in ospedale e si è trovato la casa occupata durante la degenza) e sale la tensione. È quella che chiamano guerra tra poveri, perché poveri sono tutti: il problema è che solo la prevenzione e una politica lungimirante, e costante lungo lo scorrere del tempo, avrebbero potuto se non evitarla almeno contenerla nei livelli di guardia. Ora si interviene per le spicce, perché la situazione sta diventando incandescente e a rimetterci per primi sono quelli che alle case popolari avrebbero diritto e si trovano scavalcati dall’iniziativa degli abusivi, col rischio che sul diritto vinca la prevaricazione. Peggio col rischio di insinuare il sospetto che rispettare le regole sia la meno conveniente tra le opportunità possibili.

Ha ragione il Prefetto di Milano Francesco Paolo Tronca quando dice che, prima che di ordine pubblico, “è un problema di disagio e fragilità sociale”. Vi si aggiunge il problema nel problema di chi – pretendendosi paladino dei più deboli contro tutto e tutti ma anche contro il diritto (si veda il blitz all’assemblea degli inquilini a Milano) – si infiltra nella tensione che già c’è alzandola un altro po’: a quel punto si alza anche il livello dello scontro, il problema sociale diventa di ordine pubblico e prevale la logica repressiva, che funziona mentre si attua, magari accontenta anche in parte la piazza esasperata, ma non va mai all’origine del guasto, che sociale era e sociale resta. Ed è destinato a ripresentarsi come la goccia tamponata di un rubinetto che perde.  

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