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martedì 28 giugno 2022
 
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Sgarbi: «I politici? In arte li boccio quasi tutti»

26/11/2014  Il critico d'arte veste i panni di Virgilio e ci guida alla scoperta delle meraviglie del Rinascimento italiano. E per l'occasione critica i politici italiani: «Di arte non ne sanno quasi nulla, Berlusconi non è mai andato a vedere Piero della Francesca ad Arezzo. L'unico che si salva (un po') è solo Renzi»

Aprile 2013, Matteo Renzi ospite di "Amici" di Maria De Fillippi cita Filippo Brunelleschi: "Tutti lo consideravano mezzo matto perché voleva costruire la Cupola e alla fine ce l'ha fatta"
Aprile 2013, Matteo Renzi ospite di "Amici" di Maria De Fillippi cita Filippo Brunelleschi: "Tutti lo consideravano mezzo matto perché voleva costruire la Cupola e alla fine ce l'ha fatta"

«Ma lei lo sa che Gianni Agnelli è morto senza aver mai visto in vita sua gli affreschi di Piero della Francesca? Anche Berlusconi non è mai andato ad Arezzo per vederli. È un po' come aver vissuto in Italia senza aver mai mangiato la pizza margherita o gli spaghetti alla carbonara».
Vittorio Sgarbi, un anno fa mi disse più o meno le stesse cose quando uscì Il Tesoro d'Italia.
«È che non mi rassegno».
A cosa?
«Alla non conoscenza di opere che tutti dovrebbero conoscere».
E perché?
«Fanno parte del patrimonio universale, sono bellezza pura e si trovano a due passi da noi, ci camminiamo sopra ogni giorno».
Brusio in sottofondo. La telefonata s'interrompe. Stare dietro a Sgarbi è faticoso anche al telefono.
Allora, riprendiamo?
«Quasi tutti i politici sono ignoranti in storia dell’arte».
Non si salva nessuno?
«Furio Colombo, forse Fanfani».
E Renzi che è toscano?
«In astratto qualche idea ce l’ha. Ha pure citato Brunelleschi dalla De Filippi che è un buon segnale. Il problema è che in Italia due lingue universali come l’arte e la musica sono entrambe insegnate male».
Quindi tutti i politici dovrebbero leggere il suo libro?
«Speriamo. Io l’ho mandato a Napolitano, alla Boschi no. Essendoci molti toscani al governo, magari qualcosina in più la conoscono perché loro hanno un rapporto privilegiato con l’arte».

La copertina dell'ultimo libro di Sgarbi
La copertina dell'ultimo libro di Sgarbi

Altra interruzione. Il viaggio di Sgarbi in giro per l'Italia ha prodotto un altro manuale godibilissimo: Gli anni delle meraviglie, da Piero della Francesca a Pontormo, Il Tesoro d’Italia II (Bompiani, pp. 480, euro 22). C'è La Flagellazione di Urbino e l’Annunciata di Antonello da Messina, la Tempesta di Giorgione e L'Amor sacro e Amor profano di Tiziano. Piero della Francesca con il «suo Dio immanente calato nell'ordine delle cose». Poi, alcune incursioni tra le opere “minori”. Ecco Giovanni Antonio Amadeo con la Resurrezione di Lazzaro della Certosa di Pavia, o la Formella del Pulpito del Duomo di Cremona di Giovanni Antonio Piatti; e ancora, lo stipo con Vaso di Garofani di Cristoforo da Lendinara nel Duomo di Modena. Fil rouge il Rinascimento italiano raccontato attraverso l'estro e la passione di Sgarbi.
Ma esattamente cos’è questo libro? Una guida turistica, un manuale, l'indicazione di un gran tour...
«È un libro di storia dell’arte per le scuole ma per quelli che hanno già finito le scuole e che quindi hanno perso l’occasione di una vita di sapere l’essenziale. Il fatto di non conoscere queste opere deriva da un insegnamento mancato, da libri d'arte acquistati e mai letti, da una storia dell’arte mortificata a scuola. Uno si prende questo libro e tutto quello che non ha studiato gli viene proposto in una chiave più personale, che è la mia interpretazione, ma rispettando la cronologia tradizionale dei manuali di storia dell’arte».
Cos'è stato il Rinascimento per l’Italia?
«Uno dei momenti in cui si è riflettuto sulla grande tradizione della storia e si è fatto rinascere e rivivere  il mondo antico greco e romano. Roma è fiorita di nuovo grazie a maestri come Piero della Francesca e Andrea Mantegna. Non c'è, probabilmente, nella storia umana e nella sua espressione attraverso l'arte, momento più alto e fervido d'invenzioni di quello che va dalla metà del Quattrocento alla metà del Cinquecento nel nostro Paese».

Tre luoghi descritti nel libro che uno dovrebbe assolutamente conoscere?
«Piero della Francesca ad Arezzo, Mantegna a Mantova, Francesco del Cossa e i pittori ferraresi a Ferrara, Gaudenzio Ferrari al Sacro Monte di Varallo».
Le piace il ministro della Cultura Franceschini?
«È l’ultimo esponente della Prima Repubblica che ha una certa esperienza della storia e buona volontà politica, rispetto a quelli della nuova generazione che non hanno né l’una né l’altra. Diciamo che è da un lato ha una certa sensibilità e cultura tale da consentirgli di fare bene».
Ma i Bronzi di Riace non si potevano proprio portare a Milano per l'Expo?
«Certo che si possono spostare come gran parte delle opere d’arte».
Allora cosa è successo?
«La commissione nominata da Franceschini è fatta da bugiardi perché hanno detto il falso. Il Satiro Danzante, che è della stessa epoca, non è stato forse portato in Giappone? Questi esperti hanno detto che non potevano garantire che subissero eventuali danni. È un po’ come dire che io posso avere l’infarto se vado sul tram o che non posso uscire da casa casomai vengo investito. Sono furioso. Hanno creato un caso ad hoc per i Bronzi rendendoli di fatto diversi da ogni altra opera. Solo loro non possono essere spostati. È come se sul piano costituzionale alcune opere avessero più diritto di tutela di altre, non si capisce perché. È assurdo. Qualche giorno fa ho parlato con i restauratori che li hanno curati e mi hanno confermato che si potevano spostare».
È d'accordo con l'idea rilanciata da Franceschini di ripristinare l'arena al Colosseo?
«Sì, è un progetto fattibile. La proposta arriva da Daniele Manacorda che è un bravo archeologo».
Le piace la nuova collocazione della Pietà Rondanini all'ospedale spagnolo del Castello Sforzesco? «Altro errore grave che ho cercato di impedire con i precedenti ministri. Era stato allestito uno spazio formidabile di architettura contemporanea ad hoc che era protettivo e dava all’opera una sua solitudine e non è stato sfruttato. Quello che hanno deciso adesso è per rendere fruibile l'opera a più persone possibile durante il periodo dell’Expo».
Il prossimo libro su cosa sarà?
 «Dal 1550 al 1650, da Caravaggio a Canova. Altra epoca formidabile».

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