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giovedì 09 dicembre 2021
 
 

Addio a Wangari, "madre degli alberi"

26/09/2011  L'ambientalista africana Wangari Maathai, premio Nobel per la Pace nel 2004, è morta a Nairobi. Ha vinto molte difficili battaglie per l'ambiente, non la sua personale contro il cancro.

Wangari Maathai al momento della consegna del Premio Nobel, nel 2004 (Foto Ansa)
Wangari Maathai al momento della consegna del Premio Nobel, nel 2004 (Foto Ansa)

Mama Miti, la chiamavano in Kenya, “madre degli alberi”. E infatti è dalla difesa dell’ambiente e dalla riforestazione che è cominciata la sua lunga battaglia, della quale ora ha dovuto passare il testimone: si è spenta Wangari Maathai, prima donna africana a vincere il Nobel per la Pace (nel 2004), uccisa a 71 anni nella sua Nairobi (Kenya) da un tumore che combatteva da tempo.

     Si chiama “Green Belt Movement” (Movimento della cintura verde) l’associazione ecologista e di liberazione fondata dall’esponente ambientalista. Wangari, nata nell’aprile 1940 in una modesta famiglia nella cittadina di Nyeri, è stata donna dei record: prima dell'Africa orientale a ottenere un Phd in biologia negli Stati Uniti e prima a guidare un Dipartimento universitario in Kenya.

     Ma anche l’associazione, da lei creata nel 1977, ha dato risultati senza precedenti: sono centinaia i gruppi locali nati sulla spinta del Green Belt Movement (Gbm) per la difesa dell’ambiente in molti Paesi africani e sono 30 milioni gli alberi piantati in giro per il Kenya e in Continente africano.

     Il Gbm è stato il grande impegno della sua vita. Nato come movimento per la riforestazione del Kenya, presto ne ha travalicato i confini per espandersi in molte nazioni del continente. Attività principale? Creare reti di donne impegnate a piantare alberi, facendo dell’associazione non solo una grande aggregazione per la tutela dell’ambiente, ma anche per l’emancipazione della donna.

Il movimento «ha dato un senso di speranza e potere alle donne comuni», spiegava la Maathai, «donne che sapevano a mala pena leggere e scrivere si univano al movimento, anche perché vedevano nella causa comune un modo di aiutare tutta la comunità».

     Per le critiche ad alcuni progetti di cementificazione di Nairobi, aveva subito la ritorsione dell’ex presidente Daniel Arap-Moi. Era stata ripetutamente minacciata e aveva subito diversi arresti dalla polizia. Nel 1999 era stata anche duramente picchiata dalla polizia mentre piantava alberi nella foresta di Karura a Nairobi, suscitando le proteste delle organizzazioni internazionali per i diritti umani.

     Nel 2002, Wangari fu eletta parlamentare e fra il 2003 e il 2005 (con Arap-Moi ormai all'opposizione) fu nominata vice ministro per l'Ambiente dal presidente Mwai Kibaki.

     Nel 1984, la Maathai fu insignita del premio svedese Right Livelihood Award, il cosiddetto Nobel alternativo
. Vent’anni dopo arrivò anche il Nobel vero e proprio, per «il suo contributo alle cause dello sviluppo sostenibile, della democrazia e della pace». Come disse sul palco di Oslo, ricevendo il prestigioso riconoscimento, «la sfida è ridare ai nostri figli un mondo di bellezza e meraviglia». Di figli ne lascia tre, Waweru, Wanjira e Muta, e una nipotina, Ruth.

 
 
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