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mercoledì 22 maggio 2024
 
napoli
 

Si scioglie il sangue di San Gennaro: «Ora lavoriamo al miracolo di una città accogliente»

19/09/2023  Nell'omelia della celebrazione del prodigio l'arcivescovo Mimmo Battaglia ricorda l'omicidio del giovane musicista e invita tutti a lavorare per una città più inclusiva e caritatevole

La lancetta più lunga dellorologio, quella che segna i minuti sfiora la seconda tacca. Lora è 10,02: lampolla che custodisce il sangue di San Gennaro viene fatta roteare. Il miracolo è compiuto, il sangue del Santo Martire, patrono di Napoli e della Campania, si è sciolto.

L’applauso scatta come sempre. Eppure il clima di festa nelle navate del Duomo di Napoli sembra essere oppresso da una cappa di silenzio e tensione che si percepisce nella città. Come in una sorta di autocensura, i napoletani non riescono a gioire. Sarà che le note suonate dalla Nuova Orchestra Scarlatti in memoria di Giovanbattista Cutolo - il musicista di corno 24enne ucciso a piazza Municipio il 31 agosto scorso – riportano ad una realtà pesante e opprimente.

Ed è da qui, dai giovani, da quelli armati che uccidono a quelli che vittime subiscono, che riparte ancora una volta don Mimmo Battaglia.

»Sogniamo insieme, ve ne prego, il miracolo di una città e di un Paese in cui i problemi dei nostri bambini, ragazzi, giovani non divengano argomento politico e sociale solo dopo lennesima tragedia ma siano piuttosto oggetto continuo di riflessione e di azione, creando quel patto educativo che ha bisogno ancora di fare molti passi per diventare prassi», così lArcivescovo di Napoli durante lomelia.

Quindi l'invito a rimboccarsi tutte le maniche per dare un'alternativa e speranza ai giovani:  »Lavoriamo insieme e assiduamente per i figli della nostra città. Disarmiamo le loro mani, ampliamo le loro possibilità di vita, accompagniamoli nei loro percorsi. Perché nessuno nasce delinquente e tutti noi abbiamo il dovere, soprattutto per chi è nato in contesti difficili e a rischio, di offrire a chi è più svantaggio un futuro altro, una scelta diversa da quella ereditata dalla cultura e dal disagio famigliare», ha proseguito.

L’arcivescovo ha indicato i passi da compiere, lui che ha iniziato il suo percorso come pastore di Napoli proprio dalle periferie, dai luoghi spesso dimenticati:»Questa città ha bisogno di ripartire dal mondo dell'educazione, dal ruolo primario della scuola, da una politica educativa che attraverso asili e reti di prossimità consenta ai figli e alle figlie di Napoli di crescere in luoghi sicuri e sani. Questa città ha bisogno di ripartire dalla cultura e dall'arte, dalla bellezza, da luoghi in cui poter apprendere le note, i colori, i pensieri e le idee più nobili». Una rinascita, lennesima auspicata. Lennesima difficile da realizzare. Suonano come una sveglia le parole di Battaglia. Una sveglia per lanima.

Diverso invece leffetto del suono stridente delle sirene della polizia che attraverso la strada dinanzi alla Cattedrale. Quelle, ormai, sono familiari. Non scuotono più.​  »Elassuefazione alla mediocrità, al brutto» dice una signora coi capelli bianchi, »ci siamo abituati a tutto. A troppo». Ma don Mimmo no. Lui crede e vuole farsi promotore di una ripartenza possibile. »Impegniamoci insieme, ve ne prego, per realizzare il miracolo di una città e di un Paese in cui le fragilità vengano accolte, accompagnate vicendevolmente, fino a diventare non un limite ma una ricchezza per tutti» dice durante lomelia. »Non c'è solo la povertà materiale, - evidenzia il presule - non c’è solo la fragilità sociale, ognuno di noi è portatore di sofferenze interiori, di dolori e difficoltà da cui non riesce a liberarsi da solo. Lavoriamo insieme affinché le nostre strade, le nostre piazze, le nostre case e le nostre relazioni divengano luogo di accoglienza reciproca, di accompagnamento vicendevole, di presa in carico dell'altro, abbattendo ogni individualismo, isolamento, indifferenza. »Impegniamoci insieme, ve ne prego, per il miracolo di una città e di un Paese in cui le differenze di opinioni non siano monologhi urlati vicendevolmente ma divengano sempre più un dialogo arricchente e trasformante. Lavoriamo insieme affinché, soprattutto dinanzi alle urgenze del tempo presente, si superino i pregiudizi vicendevoli, gli steccati ideologici, le mille frammentazioni presenti non solo nel tessuto politico ma anche in quello sociale e talvolta perfino in quello ecclesiale» dice lArcivescovo di Napoli. E a pensarci bene San Gennaro, il Santo Martire, è il modello ispiratore perfetto per una rinascita partenopea. Lui, giovane vescovo, non ebbe paura di sfidare il male perché credeva fortemente nel potere dellamore, del bene.

E proprio nel giorno del miracolo, a Pozzuoli, dove il Santo venne decapitato, fa il suo ingresso in diocesi un nuovo pastore. Monsignor Pascarella ha lasciato lincarico, è Carlo Villano il nuovo vescovo. »Credo che il vero miracolo avverrà quando la giustizia bacerà la pace, quando il bene sovrasterà il male per sempre, quando la buona notizia di Gesù Cristo prosciugherà il dolore del mondo, illuminerà definitivamente il buio, porterà a compimento ogni cosa, entrerà così profondamente nel cuore degli uomini e delle donne che le loro parole, le loro azioni, i loro pensieri saranno solo bene, bontà, bellezza. Credo che il vero miracolo si realizzerà il giorno in cui questo sangue sarà per sempre duro, compatto, coagulato - ha affermato – nellattesa di quel giorno, la testimonianza di amore e di fede del sangue di Gennaro è qui a indicarci una strada possibile, un ricominciamento necessario, la necessità urgente di prendersi cura delle ferite, di fermare il fluire del sangue, di tamponare le emorragie spirituali, interiori, materiali, relazionali, sociali che attanagliano la nostra terra, i nostri cuori».

 

 

 

 

 
 
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