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"Siete amati da Dio"

16/08/2014  Nel suo terzo giorno in Corea, dopo la beatificazione dei 124 martiri, il Papa incontra i bambini disabili, le comunità religiose e i ledaer dell'apostolato laico

Non recita i vespri con le comunità religiose che incontra a Kkottongnae, papa Francesco. «C'è un problema. Se non decolliamo in tempo con l'elicottero c'è il rischio che restiamo sfasciati contro una montagna», dice spontaneamente il Papa cominciando l'incontro con una semplice invocazione a Maria. Un incontro che inizia con qualche minuto di ritardo perché il Papa si è voluto trattenere un po' più a lungo con i bambini del centro "House of hope", una struttura che ospita una cinquantina di ragazzi «che hanno subito il dolore di essere abbandonati ben due volte: prima, abbandonati dai propri genitori perché erano nati disabili, e poi abbandonati perché non sono stati adottati. Infatti nella società coreana ancora si esita ad adottare i bambini disabili», spiega monsignor Gabriel Chang Bong-hun, Vescovo di Cheongju, la diocesi che ospita il centro inaugurato nel 2001 dai religiosi di Kottongnae, ma anche la Scuola della Madonna per i bambini ciechi; la Scuola del Sacro Cuore per i bambini sordomuti; la Scuola dello Spirito Santo per i bambini con turbe emotive.
A loro il Papa dona un mosaico appositamente realizzato dallo Studio del Mosaico vaticano.

Ai religiosi parla di felicità. «Tutti sappiamo che, anche se la gioia non si esprime allo stesso modo intutti i momenti della vita, specialmente in quelli di grande difficoltà, sempre rimane almenocome uno spiraglio di luce che nasce dalla certezza personale di essere infinitamente amato», dice il Papa. E aggiunge: «La ferma certezza di essere amati da Dio è al centro della vostra vocazione: essere per gli altri un segno tangibile della presenza del Regno di Dio, un anticipo delle gioie eterne del cielo. Solo se la nostra testimonianza è gioiosa potremo attrarre uomini e donne a Cristo; e tale gioia è un dono che si nutre di una vita di preghiera, di meditazione della Parola di Dio, della celebrazione dei Sacramenti e della vita comunitaria. Quanto è importante la vita comunitaria».
La roccia da cui trarre forza è la misercordia di Dio, insiste Francesco. Che, anche ai religiosi, parla di carità e castità. «Un’esperienza viva della premurosa misericordia di Dio sostiene anche il desiderio di raggiungere quellaperfetta carità che scaturisce dalla purezza di cuore. La castità esprime la vostra donazione esclusiva all’amore di Dio, il quale è la roccia dei nostri cuori. Sappiamo tutti quanto impegno personale ed esigente ciò comporti. Le tentazioni in questo campo richiedono umile fiducia in Dio, vigilanza e perseveranza e apertura del cuore al fratello saggio o alla sorella saggia che il Signore pone nella nostra strada», dice il Papa.
Inoltre, ricorda, è «mediante il consiglio evangelico della povertà sarete capaci di riconoscere la misericordia di Dio non soltanto quale sorgente di fortezza, ma anche come un tesoro. Sembra contraddittorio, ma essere poveri significa trovare un tesoro. Anche se siamo affaticati, possiamo offrirgli i nostri cuori appesantiti da peccati e debolezze; nei momenti in cui ci sentiamo più fragili siamo più ricchi».
E poi parla di povertà e della necessità di «evitare tutte quelle cose che possono distrarvi e causare sconcerto e scandalo negli altri. Nella vita consacrata la povertà è sia un “muro” che una “madre”. È un “muro” perché protegge la vita consacrata, è una “madre” perché la aiuta a crescere e la conduce nel giusto cammino. L’ipocrisia di quegli uomini e donne consacrati che professano il voto di povertà e tuttavia vivono da ricchi, ferisce le anime dei fedeli e danneggia la Chiesa. Pensate anche a quanto è pericolosa la tentazione di adottare una mentalità puramente funzionale e mondana, che induce a riporre la nostra speranza soltanto nei mezzi umani e distrugge la testimonianza della povertà che Nostro Signore Gesù Cristo ha vissuto e ci ha insegnato».

Infine, prima si rientrare a Seoul, il Papa incontra i leader dell'apostolato laico. «La Chiesa in Corea, come sappiamo, è erede della fede di generazioni di laici che hanno perseverato nell’amore di Gesù Cristo e nella comunione con la Chiesa, nonostante la scarsità di sacerdoti e la minaccia di gravi persecuzioni», dice il Papa ricordando che «il beato Paul Yun Ji-chung e i martiri ogg ibeatificati rappresentano un capitolo straordinario di tale storia. Essi diedero testimonianza alla fede non soltanto mediante le loro sofferenze e la morte, ma anche con la loro vita di amorevole solidarietà l’uno verso l’altro nelle comunità cristiane, caratterizzate da esemplare carità. Questa preziosa eredità si prolunga nelle vostre opere di fede, di carità e di servizio. Oggi, come sempre, la Chiesa ha bisogno di una testimonianza credibile dei laici alla verità salvifica del Vangelo, al suo potere di purificare e trasformare il cuore umano, e alla sua fecondità nell’edificare la famiglia umana in unità, giustizia e pace».
Il presidente del Consiglio associazioni di apostolato dei laici cattolici, Kwon Kil-joong, nel salutare il Papa, aveva chiesto un incoraggiamento per andare verso le periferie, che significano anche «i nostri fratelli del Nord e i popoli dell'Asia che vivono senza conoscere Dio».
E il Papa incoraggia le attività di questo apostolato «fiorente, perché sempre è stato fiorente, è un fiore che rimane».
In particolare, dice Francesco, «desidero riconoscere l’opera delle molte associazioni direttamente coinvolte nell’andare incontro ai poveri e ai bisognosi. Come dimostra l’esempio dei primi cristiani coreani, la fecondità della fede si esprime in solidarietà concreta nei confronti dei nostri fratelli e sorelle, senza alcun riguardo alla loro cultura e allo stato sociale, poiché in Cristo "non c’è greco o giudeo". Sono profondamente grato a quanti di voi, con il lavoro e con la testimonianza, portano la consolante presenza del Signore alla gente che vive nelle periferie della nostra società». Questa attività non si esaurisce con l’assistenza caritativa, ma deve estendersi anche ad un impegno per la crescita umana. «Non solo l'assistenza», dice il Papa, «ma anche lo sviluppo della persona. Assistere i poveri è cosa buona e necessaria, ma non è sufficiente. Vi incoraggio a moltiplicare i vostri sforzi nell’ambito della promozione umana, cosicché ogni uomo e ogni donna possa conoscere la gioia che deriva dalla dignità di guadagnare il pane quotidiano, sostenendo così le proprie famiglie. Ecco questa dignità, in questo momento, è stata tolta per questa cultura del denaro che lascia senza lavoro tante persone e noi possiamo dire: padre, noi diamo da mangiare, ma non è sufficiente. Lui e lei che sono senza lavoro, devono sentire la dignità di guadagnare il pane, di portare il pane a casa, vi affido questo impegno».
Infine il Papa parla delle donne e delle famiglie ringraziando per il «prezioso contributo offerto dalle donne cattoliche coreane alla vita e alla missione della Chiesa in questo Paese, come madri di famiglia, catechiste e insegnanti e in altri svariati modi. Allo stesso modo, non posso non sottolineare l’importanza della testimonianza data dalle famiglie cristiane. In un’epoca di crisi della vita familiare, lo sappiamo bene, le nostre comunità cristiane sono chiamate a sostenere le coppie sposate e le famiglie nell’adempiere la loro missione nella vita della Chiesa e della società».

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