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venerdì 26 febbraio 2021
 
Il Papa in Sardegna
 

«Signore, insegnaci a lottare per il lavoro»

22/09/2013  Papa Francesco a Cagliari raccoglie il grido di sofferenza dell'Isola dove la disoccupazione è tragedia quotidiana per molti e invita a non perdere la speranza, a lottare con coraggio e prega così: «Signore, a te non è mancato il lavoro, hai fatto il falegname, eri felice. Insegnaci a lottare per il lavoro»

Vuole una Chiesa che sia «ospedale da campo», papa Francesco, pronta, cioè, a curare i feriti del nostro tempo e andare loro in soccorso. Non è certo un caso, quindi, che per il secondo viaggio apostolico in Italia, dopo Lampedusa, abbia scelto la Sardegna, ferita dalla mancanza di lavoro, dalla povertà di tante famiglie, da un'idea di futuro che è sparita dall'orizzonte dei giovani, da una precarietà che per molti s'è fatta disperazione.

In largo Carlo Felice, appena arrivato a Cagliari, il Papa ha incontrato i lavoratori della Sardegna esortandoli a non perdere la speranza: «Io vi dico coraggio, ma non voglio che questa sia una parola vuota detta con un sorriso. Non voglio fare l'impiegato della chiesa che dice parole vuote. Voglio che questo venga da dentro, ve lo dico come pastore e come uomo! La mancanza di lavoro porta alla mancanza di dignità. Non lasciatevi rubare la speranza, non lasciatevi rubare la speranza!».

Sul palco, a salutare il Papa in rappresentanza del mondo del lavoro sardo, c'erano un cassintegrato, un pastore e un imprenditrice. Francesco ha raccontato la sua storia familiare di emigrato nell'America Latina per trovare pane e lavoro: «Come figlio di un papà andato in Argentina pieno di speranza», ha detto, «conosco la sofferenza delle speranze deluse degli emigranti e vi dico coraggio, ma so che non posso dirvelo come un impiegato della Chiesa», ma «fare di tutto come pastore e uomo per darvi questo coraggio».

Il Papa si era preparato un discorso scritto ma ad un certo punto ha preferito abbandonarlo per andare a braccio, come fa spesso ormai: «Mio papà da giovane», ha detto il Papa al mondo del lavoro sardo, prendendo spunto da questo ricordo personale per un parlare a braccio, «è andato in Argentina pieno di illusioni, convinto di trovarvi l'America e ha sofferto la crisi del Trenta, hanno perso tutto, non c'era lavoro, e io ho sentito nella mia infanzia parlare di questo tempo a casa, non l'ho visto, perché non ero ancora nato, ma ho sentito dentro casa questa sofferenza, parlare di questa sofferenza».

Poi Francesco si è soffermato sulla virtù del coraggio a cui ha spronato e continua a spronare chi soffre e in difficoltà: «Conosco bene questo», ha aggiunto, «ma devo dirvi coraggio, ma anche sono cosciente che devo fare tutto del mio perché questa parola “coraggio” non sia una bella parola di passaggio, non sia soltanto un sorriso di impiegato cordiale, un impiegato della chiesa che viene e vi dice “coraggio”, no questo non lo voglio, vorrei che questo coraggio venga da dentro e vi spinga a fare di tutto, devo farlo come pastore, come uomo: dobbiamo affrontare con solidarietà tra voi, anche tra noi, tutti con solidarietà e intelligenza questa sfida storica».

Francesco si è poi soffermato sulla crisi economica, affermando che essa è «la conseguenza di una scelta mondiale, di un sistema economico che porta a questa tragedia, un sistema economico che ha al centro un idolo, che si chiama denaro. Dio ha voluto che al centro non ci sia un idolo, ma un uomo e una donna. Il mondo è diventato idolatra, comanda il denaro. Cadono gli anziani, perché in questo mondo non c'è posto per loro. Alcuni parlano di questa eutanasia nascosta, perché non vengono curati, vengono lasciati perdere».

Alla fine, il Pontefice ha ascoltato le testimonianze dei lavoratori e ha innalzato la sua preghiera davanti alle migliaia di fedeli: «Signore Dio guardaci, guarda questa città e questa isola, guarda le nostre famiglie. Signore a te non è mancato il lavoro, hai fatto il falegname, eri felice. Signore ci manca il lavoro. Gli idoli vogliono rubarci la dignità. I sistemi ingiusti vogliono rubarci la speranza. Signore aiutati ad aiutarci tra noi, a dimenticare l'egoismo e a sentire il “noi”, il “noi popolo” che vuole andare avanti. Insegnaci a lottare per il lavoro.

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