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venerdì 06 dicembre 2019
 
Il sequestro
 

Silvia Romano un anno dopo: cosa si sa, cosa si fa, cosa si spera

20/11/2019  La cooperante italiana rapita in Kenya il 20 novembre 2018 è nelle mani di gruppi islamici che l’avrebbero portata oltre frontiera, in Somalia, come ormai pare certo. Il punto sulle indagini. L'accorato appello per la sua liberazione lanciato dal Festival del Cinema dei diritti umani di Napoli, che le dedica anche l'edizione di quest'anno.

Lo striscione esposto oggi per Silvia Romano al Comune di Napoli, in occasione dell'inaugurazione della XI edizione del Festival del Cinema dei Diritti Umani. In copertina: Silvia in Kenya.
Lo striscione esposto oggi per Silvia Romano al Comune di Napoli, in occasione dell'inaugurazione della XI edizione del Festival del Cinema dei Diritti Umani. In copertina: Silvia in Kenya.

È passato un intero anno, da quello sciagurato giorno, il 20 novembre 2018, nel quale tre persone prelevarono con la forza Silvia Romano dalla sua abitazione nel villaggio di Chakama, a ottan­ta chilometri dalla città di Malindi. Un lungo anno fatto di troppo silenzio e di troppi silenzi, sul caso di questa giovane cooperante milanese, che aveva deciso di fare una scelta di vita tanto importante e solidale da andare in una poverissima zona del Kenya per occuparsi dei bambini di un orfanotrofio.

Nel giorno dell’anniversario del rapimento, per fare il punto, si sa che le autorità del Kenya hanno arrestato e stanno processando tre dei presunti sequestratori (kenyani di origine somala), si sa che dall’estate scorsa i carabinieri del Ros e gli agenti dell’intelligence italiana hanno ottenuto il benestare dal Paese africano ad affiancarsi nelle indagini agli inquirenti locali. Si sa – e questo è stato confermato dalla Procura di Roma che guida le indagini in Italia – che Silvia è viva e che è stata “passata” dalla banda di malviventi comuni al gruppo fondamentalista e terrorista somalo degli shabab, e che quindi sarebbe prigioniera in Somalia e non più in Kenya. Di certo si conosce questo, e poco più. La speranza è che tanto riserbo sia legato a una trattativa in corso e che, quindi, Silvia possa tornare presto a casa.

«Dopo mesi di silenzio», ha scritto ieri, 19 novembre, il cronista dell’agenzia di stampa Agi Angelo Ferrari (che segue il caso fin dal primo giorno), «gli inquirenti mettono un punto fermo, e importante, sulla vicenda del rapimento della giovane italiana, sgomberando, così, il campo dalle numerose illazioni formulate negli ultimi mesi. Si tratta di una notizia importante, tanto che i magistrati romani stanno valutando l'ipotesi di una rogatoria internazionale alle autorità somale. Gli elementi raccolti dai carabinieri del Ros, coordinati dal pm Sergio Colaiocco, dopo la trasferta in Kenya dell'agosto scorso, hanno rafforzato la convinzione che Silvia Romano si trovi in Somalia; inoltre, in base all'analisi dei documenti messi a disposizione dalle autorità kenyote la donna si troverebbe in un'area del Paese dove gravitano milizie locali legate al gruppo terroristico di matrice islamica. Le notizie che arrivano dagli inquirenti confermano che Silvia Romano è stata venduta ad Al-Shabaab o addirittura che il rapimento messo in atto da una banda di criminali, un anno fa, sia stato eseguito su commissione. Le indagini, dunque, stanno prendendo una direzione chiara».

Notizie, per certi versi, confortanti.

Oggi, è stata inaugurata la X edizione del Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli. La manifestazione è stata dedicata a Silvia Romano, anche attraverso una mattinata di dibattito sul ruolo delle Organizzazioni non governative, sul valore dei cooperanti (come Silvia) che operano nei Paesi del Sud del mondo, sul processo di “criminalizzazione” a cui negli ultimi anni e in modo sempre crescente sono state sottoposti le stesse Ong e i volontari che vi lavorano.

Non solo. Da Napoli è partito un appello. Eccolo.

LIBERIAMO SILVIA! L'appello per Silvia Romano

«È passato un anno da quando, il 20 novembre 2018, un gruppo di uomini armati ha rapito Silvia Romano nel villaggio di Chakama, in Kenya.

La ricostruzione del rapimento presenta ancora molti lati oscuri. Le indagini hanno, finora, portato all’arresto di Adan Omar, Abdulla Gababa Wario e Moses Luwali Chembe, tre cittadini kenioti accusati di aver compiuto il sequestro e che risultano imputati a Malindi con l’accusa di rapimento di persona e di terrorismo.

In tutto questo periodo il governo italiano ha fornito poche informazioni, limitandosi a riferire che la questione era trattata secondo le vie tracciate dall’intelligence e non per quelle diplomatiche e che erano stati individuati il gruppo dei sequestratori e la dislocazione territoriale della prigionia.

A 12 mesi dal rapimento di Silvia Romano, il Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli, Amnesty International Italia, Emergency, Un ponte per, Famiglia Cristiana, Mediterranea e Hic Sunt Leones hanno lanciato un appello affinché Silvia Romano torni libera nel più breve tempo possibile. Le organizzazioni chiedono al governo italiano una dichiarazione ufficiale sullo stato delle indagini in corso e un impegno a 360 gradi affinché Silvia possa fare presto ritorno a casa.

Le organizzazioni, inoltre, hanno promosso una raccolta di messaggi di solidarietà che potranno essere lasciati sul sito di Amnesty International Italia, www.amnesty.it, a partire dal 20 novembre.

È necessario tenere alti i riflettori su questa vicenda e stringersi intorno alla famiglia Romano, nella speranza che possa riabbracciare Silvia nel più breve tempo possibile.»

In poche ore, ha fatto sapere il portavoce di Amnesty International Italia Riccardo Noury, sul sito dell’organismo umanitario sono già stati postati oltre 2.500 messaggi di solidarietà per la giovane donna milanese e la sua famiglia

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