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Sindone, dai Templari ai Savoia: la storia in dieci punti

18/04/2015  Cos'è la ‪Sindone‬? Come è arrivata a ‪Torino‬? Qual è il giudizio della Chiesa Cattolica sulla sua autenticità? È vero che i ‪Templari‬ la venerarono e i nazisti volevano rubarla? Ecco le risposte sugli aspetti più importanti della storia del Telo

Il prof. Gian Maria Zaccone
Il prof. Gian Maria Zaccone

Risponde il professore Gian Maria Zaccone, storico e direttore scientifico del Museo della Sindone,che  si occupa del Telo da oltre trent’anni, interessandosi particolarmente della ricerca storica. Ha individuato e pubblicato documenti riguardanti il passaggio della Sindone agli Charny, il trasferimento della Sindone ai Savoia e la cronologia delle operazioni fotografiche eseguite da Secondo Pia, primo fotografo ufficiale della Sindone, nel maggio del 1898.

Che cos'è la Sindone?

La Sindone è un lenzuolo di lino tessuto a spina di pesce delle dimensioni di m. 4,41x 1,13, contenente la doppia immagine accostata per il capo del cadavere di un uomo, morto in seguito ad una serie di torture culminate con la crocefissione. Secondo la tradizione si tratta del lenzuolo citato nei vangeli utilizzato per la sepoltura di Gesù. Dunque la Sindone è certamente una immagine: tale connotazione è immediata, oggettivo e indiscutibile. Per la sua sovrapponibilità con la narrazione evangelica della passione del Signore San Giovanni Paolo II l’ha definita “Specchio del Vangelo” Forse è anche una reliquia: tale connotazione implica però un giudizio mediato e successivo, dipendente dalla conoscenza e studio dei risultati delle ricerche compiute su di essa. Giudizio soggettivo – ognuno è libero di farsi la propria opinione -  che fa sì che il rapporto con la reliquia sia, a differenza di quello con l’immagine, personale e critico (Sindone “provocazione all’intelligenza, s. Giovanni Paolo II).
La posizione più corretta nei confronti della Sindone è quella che, prescindendo dalle proprie convinzioni circa la sua origine, sottolinea l’importanza di un oggetto il cui innegabile rimando alla Passione di Cristo ne fa una realtà unica dal punto di vista religioso, con enormi potenzialità pastorali e spirituali, ma anche capace di suscitare l’interesse intellettuale degli studiosi di tante discipline. Condivido l’invito di una studiosa francese, per altro non favorevole all’autenticità della Sindone, a liberarsi da quella “ossessione dell’autenticità” che rischia di condizionare il significato più profondo di quella immagine.   

Da dove deriva la parola sindon?

  

Il termine Sindone deriva dal latino sindon -ŏnis, a sua volta derivato dal greco σινδών -όνος, voce di origine semitica che indica un tessuto di lino e per estensione i manufatti di tale materia. Oggi, in seguito alla citazione evangelica, indica per lo più un lenzuolo funerario ed il termine ha trovato la sua codificazione definitiva nella Sindone di Torino.

La Sinone arriva a Torino nel 1350. Ci sono testimonianze storiche prima di questa data?

Intorno al 1350 la Sindone compare, senza una nota documentazione anteriore, in Francia, in una chiesa di recente costruzione a Lirey, vicino a Troyes. Da allora sino ad oggi possediamo una storia conosciuta, che consente di affermarne la assoluta e certa identità. Il periodo precedente è tuttora assai oscuro. Abbiamo notizie della conservazione del corredo funerario di Cristo, tra cui la sindone, della possibile esistenza di un telo contenente l’intera immagine di Gesù, della presenza di venerate immagini del volto di Cristo i cui tratti appaiono sovrapponibili al volto sulla Sindone. Tuttavia non possediamo alcun documento che ci consenta di collegare con certezza tali realtà con la Sindone di Lirey-Torino. In ogni caso la Sindone rappresenta un punto di arrivo insuperato ed insuperabile di quella ricerca delle fattezze umane del Dio fatto uomo nell’ambito del cristianesimo. Per questo, se non le possiamo attribuire una storia certa, certamente essa partecipa di una storia, la storia di quella ricerca.

Come arrivò la Sindone a Torino?

  

Fu ceduta ai Savoia nel 1453 dai discendenti del primo possessore noto in Europa, Geoffroy de Charny. Rapidamente essa divenne la reliquia dinastica, palladio e segno di legittimazione della dinastia. Per questa ragione quando, con Emanuele Filiberto, il centro amministrativo e politico dello Stato migrò da Chambéry a Torino, la Sindone venne trasferita nel 1578 nella nuova capitale. La città savoiarda inoltre non presentava più i requisiti necessari di sicurezza per la conservazione di tanto bene, di cui era però gelosa e amorevole custode. Occorreva dunque un motivo “eccezionale” per farla uscire dalla città, che fu trovato nel desiderio di abbreviare il pellegrinaggio votivo dell’arcivescovo di Milano, Carlo Borromeo, che a piedi si accingeva a varcare le Alpi. La Sindone lasciò così Chambéry per uno spostamento che doveva essere provvisorio, ma che già nelle intenzione del Duca si poteva ritenere, come fu, definitivo.

È vero che i nazisti volevano rubare la Sindone?

Dal 1939 al 1946 la Sindone lasciò segretamente a Torino. La motivazione logica fu di metterla al sicuro dai bombardamenti e pericoli. Può anche darsi che la sua notorietà potesse avere eccitato la follia esoterica del Terzo Reich, ma non abbiamo documentazione in proposito.

Qual è stata la prima Ostensione? È possibile ricostruire la cronologia delle ostensioni?

  

Le prime ostensioni certe della Sindone oggi a Torino risalgono alla metà del XIV secolo, a Lirey, come illustrato e testimoniato anche da un medaglione di pellegrinaggio dell’epoca conservato a Parigi.
A partire dal trasferimento ai Savoia è possibile stilare un elenco sempre più certo e documentato delle ostensioni, che avvenivano per motivi religiosi il venerdì santo e il 4 maggio, festa liturgica della Sindone stabilita da papa Giulio II nel 1506, e dinastiche, per eventi quali matrimoni e battesimi.

Chi era Goffredo de Charny, il primo “proprietario” della Sindone?

Le vicende della Sindone al suo apparire in Europa verso la metà del XIV secolo, sono strettamente legate alla storia del casato degli Charny, nobile famiglia di Borgogna, con parentele assai importanti.
Il personaggio della famiglia che appare avere introdotto in Europa la Sindone è Geoffroy de Charny, che all’epoca fu una delle figure più di rilievo del Regno di Francia, valoroso cavaliere e uomo di profonda fede. Tra le espressioni della sua pietà spicca l’iniziativa di costruire nel suo feudo di Lirey una chiesa sotto il titolo dell’Annunciazione della Vergine Maria, terminata nel 1353, in compimento di un voto fatto durante una delle prigionie a cui fu sottoposto durante la Guerra dei Cent’anni.  Fu in questa chiesa che Geoffroy depose la Sindone, verosimilmente tra la fondazione e la sua morte, avvenuta eroicamente nella tragica battaglia di Poitiers il 19 settembre 1356.

È vero che i Templari ebbero per un periodo la Sindone e la venerarono come il sudario funebre di Cristo?

  

Non esiste alcuna documentazione che renda possibile e nemmeno probabile tale ipotesi.

Qual è il giudizio della Chiesa Cattolica sull'autenticità della Sindone?

Rispondo con le parole di s. Giovanni Paolo II: “La Sindone è provocazione all'intelligenza. Essa richiede innanzitutto l'impegno di ogni uomo, in particolare del ricercatore, per cogliere con umiltà il messaggio profondo inviato alla sua ragione ed alla sua vita. Il fascino misterioso esercitato dalla Sindone spinge a formulare domande sul rapporto tra il sacro Lino e la vicenda storica di Gesù. Non trattandosi di una materia di fede, la Chiesa non ha competenza specifica per pronunciarsi su tali questioni. Essa affida agli scienziati il compito di continuare ad indagare per giungere a trovare risposte adeguate agli interrogativi connessi con questo Lenzuolo che, secondo la tradizione, avrebbe avvolto il corpo del nostro Redentore quando fu deposto dalla croce. La Chiesa esorta ad affrontare lo studio della Sindone senza posizioni precostituite, che diano per scontati risultati che tali non sono; li invita ad agire con libertà interiore e premuroso rispetto sia della metodologia scientifica sia della sensibilità dei credenti”.

Cos’è la confraternita del Santissimo Sudario?

  

La Confraternita del SS. Sudario di Torino nasce nel 1598, con lo scopo di coltivare e accrescere la devozione alla Sindone, giunta a Torino 20 anni prima. Durante i suoi oltre 400 anni di esistenza ha dato vita a molte iniziative caritative, culturali e religiose. Il suo grande filone di impegno è stato la cura dei malati di mente, iniziato con la costruzione e gestione del primo ospedale negli Stati sabaudi e che continua tuttora con la costituzione del Centro Fratel Luigi Bordino. Per quanto riguarda la Sindone la Confraternita ha costituito il Centro Internazionale di Sindonologia ed è proprietaria del Museo della Sindone di cui cura la gestione tecnica e amministrativa.

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