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martedì 29 settembre 2020
 
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Sinodo per l'Amazzonia, si discute sui viri probati

19/10/2019  Presentate le relazioni dei Circoli minori. Sul sacerdozio per uomini già sposati alcuni padri sinodali chiedono un Sinodo universale aperto a tutta la Chiesa. Tra le proposte, quella di introdurre nella liturgia uno speciale “rito amazzonico”, estendere il diaconato anche alle donne e valutare di includere nella Teologia morale il rispetto della Casa Comune e i peccati ecologici

Il Sinodo dei vescovi sull’Amazzonia è al giro di boa. Le relazioni dei cosiddetti Circoli minori, ovvero i gruppi di lavori nei quali si sono divisi i padri sinodali a seconda del gruppo linguistico di appartenenza, rivela i temi principali discussi in queste settimane in Vaticano: l'ordinazione sacerdotale di uomini sposati (i cosiddetti, viri probati), il diaconato per le donne, la nuova categoria di “peccato ecologico”, il ruolo della Chiesa nei processi di evangelizzazione. Sulla richiesta di una «conversione ecologica» e soprattutto del rispetto dei diritti umani nella macro-regione che tocca nove Paesi dell'America Latina, invece, ci sono pareri pressoché unanimi. Come pure è molto forte la richiesta della costituzione di un Osservatorio per i Diritti Umani dei popoli amazzonici in seno alla Chiesa.

Le proposte finora avanzate, ha affermato in conferenza stampa monsignor Mário Antônio da Silva, vescovo di Roraima (Brasile), sono discussioni che si stanno portando avanti. Questa è ancora una fase di raccolta delle proposte che poi saranno affidate al discernimento. La fase successiva, ha concluso, sarà quella della Relazione finale, che farà una sintesi dei temi discussi in questi giorni e sarà affidata al Papa e al suo discernimento.

L’ordinazione dei viri probati

La questione dell'ordinazione sacerdotale di uomini sposati divide i vescovi impegnati nel Sinodo. Se nella relazione del Circolo minore di lingua portoghese si legge esplicitamente che si chiede «al Santo Padre, che ammetta per la Regione panamazzonica, uomini al ministero sacerdotale e donne al diaconato, preferibilmente gli indigeni, rispettati e riconosciuti dalla loro comunità, di buona reputazione, anche se hanno già una famiglia», e si puntualizza che tali presbiteri non debbano essere considerati di seconda o terza categoria, ma vere vocazioni sacerdotali, nella relazione del circolo di lingua italiana si dà voce anche ai padri sinodali che hanno una proposta diversa. La carenza di sacerdoti «concerne tutti i continenti» e la proposta dei viri probati «potrebbe ridurre il valore del celibato, o far perdere lo slancio missionario a servizio delle comunità più distanti». Per questo alcuni vescovi propongono che il tema sia «sottoposto all'opinione di tutta la Chiesa e suggeriscono, pertanto, un Sinodo universale a riguardo». La maggior parte delle relazioni, in prevalenza quelle di lingua spagnola e portoghese, mirano ad una Chiesa “di presenza” piuttosto che “di visita” e sottolineano il dramma delle tante popolazioni che attualmente in Amazzonia sono raggiunte dai sacramenti una o due volte l’anno. Per questo, è stato chiesto anche di rafforzare nelle comunità locali la consapevolezza che non solo l’Eucarestia, ma anche la Parola rappresenti un alimento spirituale per i fedeli.

Il diaconato alle donne

  

«Considerato che la presenza delle donne è decisiva nella vita e nella missione della Chiesa in Amazzonia e che il Concilio Vaticano II ha reintrodotto il Diaconato Permanente per gli uomini, perchè è buono e utile per la Chiesa, pensiamo che allo stesso modo l'argomento è valido per creare un diaconato per le donne nella Chiesa in Amazzonia». È una delle proposte contenute nella Relazione del circolo minore di lingua portoghese. Ma l'argomento non è condiviso in maniera unanime. In un'altra relazione dei gruppi di lavoro si legge, per esempio, che sia la proposta di diaconato per le donne che quella dei viri probati, «hanno bisogno di una ulteriore maturazione e approfondimento», anche nella prospettiva del Concilio Vaticano II e considerando che molte funzioni di questo ministero sono già espletate dalle donne nella regione. Il tema della donna è presente in più di una relazione con la richiesta di riconoscere, anche con ruoli di maggiore responsabilità e leadership, il grande valore offerto dalla presenza femminile nel suo servizio specifico alla Chiesa in Amazzonia. Si chiede di garantire, ad esempio in ambito lavorativo, il rispetto dei diritti delle donne e il superamento di qualsiasi tipo di stereotipo.

Un “rito amazzonico”

Introdurre nella liturgia della Chiesa un vero e proprio “rito amazzonico”. È la proposta contenuta nella relazione del circolo di lingua italiana. «Si chiede che il Sinodo faccia propria l'istanza secondo la quale i popoli dell'Amazzonia possano intraprendere la nuova via di un proprio Rito Amazzonico con cui esprimere il patrimonio liturgico, teologico, disciplinare e spirituale», si legge, ricordando che «nella Chiesa cattolica esistono già 23 Riti differenti». Il circolo portoghese chiede anche di «rispettare i riti di ogni popolo, così come il ruolo dei loro leader religiosi (gli sciamani)».

Gli sciamani sono quei leader religiosi dei popoli indigeni che si pongono come tramite tra le entità soprannaturali e gli uomini, anche al fine delle guarigioni. In un'altra Relazione, sempre di un Circolo minore di lingua portoghese, si chiede di promuovere «le manifestazioni con cui le persone esprimono la loro fede attraverso immagini, simboli, tradizioni, riti e altri sacramentali».

«Abbiamo bisogno di consolidare una teologia indigena e riti amazzonici - si legge nella Relazione del Circolo minore di lingua spagnola -, cioè una teologia e liturgia dal volto indigeno, basata sulle spiritualità dei popoli originari e delle sue esperienze religiose e mistiche».

I peccati ecologici

  

I padri sinodali hanno anche avanzato la duplice proposta di inserire il tema dell’ecologia integrale nelle direttive delle Conferenze Episcopali e di includere nella Teologia Morale il rispetto della Casa Comune e i peccati ecologici, anche attraverso una revisione dei manuali e dei rituali del sacramento della Penitenza. L'umanità – riconoscono alcuni padri sinodali - si sta muovendo verso il riconoscimento della natura come soggetto di diritto. «La visione antropocentrica utilitaristica è obsoleta e l’uomo non può più sottoporre le risorse della natura ad uno sfruttamento illimitato che mette in pericolo l'umanità stessa. È necessario contemplare l’immenso insieme di forme di vita nel pianeta in relazione tra loro, promuovendo anche un modello di economia solidale e istituendo un ministero per la cura della Casa Comune», ha proposto il circolo Portoghese.

«Io sono per la diminuzione dei peccati, non per l'aumento - ha commentato il Presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, mons. Rino Fisichella -. Il peccato è la chiusura dell'uomo davanti a Dio e alle sue manifestazioni. E la natura è una manifestazione di Dio», ha detto spiegando il senso della esigenza emersa nei lavori dei vescovi incentrati su una delle regioni a maggiore rischio ecologico nel mondo.

La Chiesa non sia una Ong

La Chiesa – ammonisce una delle relazioni - ha il compito di accompagnare l’opera dei difensori dei diritti umani spesso criminalizzati dai poteri pubblici. Allo stesso tempo però deve evitare di somigliare ad una Ong. Questo rischio, insieme a quello di presentarsi in una veste prettamente ritualista, provoca spesso la fuoriuscita di tanti fedeli che cercano risposte alla loro sete di spiritualità presso sette religiose o altre confessioni. Dai circoli minori arriva quindi la richiesta di perseguire con maggiore energia il dialogo ecumenico e interreligioso con la proposta di due centri di confronto, uno in Amazzonia e uno a Roma, tra i teologi del RELEP (Rete di studi pentecostali latinoamericani) e i teologi cattolici.

Dalla parte dei poveri

  

Un imperativo per la Chiesa secondo i padri sinodali è ascoltare il grido dei popoli e della terra; non tacere, stare dalla parte dei poveri per non sbagliare e dire “basta alla violenza”. Quest’ultima in Amazzonia presenta diversi volti: violenza nelle carceri sovraffollate; abuso e sfruttamento sessuale; violazione dei diritti delle popolazioni indigene; assassinio dei difensori dei territori; traffico di droga e narco-business; sterminio della popolazione giovanile; tratta di esseri umani; femminicidio e cultura machista; genocidio, biopirateria, etnocidio: tutti mali da combattere perché uccidono la cultura e lo spirito. Netta la condanna della sistematica violazione estrattivista e del disboscamento. Qualcuno ha infatti messo in luce il nesso tra abuso sui più deboli e abuso della natura. Tra le varie emergenze poste in evidenza, ampio spazio è stato dato al tema della crisi climatica.

Il ruolo dei missionari

Il missionario è chiamato a spogliarsi della mentalità colonialista, superare i preconcetti etnici, rispettare i costumi, i riti e le credenze. Le manifestazioni con le quali i popoli esprimono la fede, chiedono i Circoli Minori, siano apprezzate, accompagnate e promosse. Suggerita anche la creazione di un Osservatorio socio pastorale panamazzonico in coordinamento con Celam, le commissioni giustizia e pace delle diocesi, la Clar e la Repam. Vanno riconosciute luci ed ombre nella storia della Chiesa in Amazzonia. Si deve distinguere tra Chiesa “indigenista”, che considera gli indigeni come destinatari passivi di pastorale, e Chiesa “indigena”, che li comprende come protagonisti della propria esperienza di fede, secondo il principio “Salvare l’Amazzonia con l’Amazzonia”. Importante anche valorizzare l’esempio luminoso dato da molti missionari e martiri che in Amazzonia hanno dato la vita per amore del Vangelo. Il circolo spagnolo ha proposto di incoraggiare i processi di beatificazione dei martiri dell’Amazzonia.

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