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mercoledì 18 maggio 2022
 
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Sinodo, a Milano si chiede pIù ascolto dei giovani e più responsabilità ai laici

09/05/2022  Sono alcune richieste emerse dalla fase di ascolto del cammino sinodale della Chiesa ambrosiana che è ancora agli inizi: «Le piste aperte risultano al momento un po’ acerbe, necessitano di tempi lunghi per giungere a formare un sentire ecclesiale diverso e più maturo»

Pubblichiamo ampi stralci del documento che contiene la sintesi delle risultanze della fase di consultazione del Sinodo condotta nella Chiesa ambrosiana, che il Cem ha approvato e inviato alla Segreteria della Cei.

 

 

La domanda fondamentale che introduce la Traccia proposta per la consultazione dalla Segreteria del Sinodo ha favorito di fatto un duplice percorso. Il primo (“Come sta avvenendo questo ‘camminare insieme’ oggi nella nostra Chiesa locale?”) ha avviato l’ampia descrizione della condizione nella quale si trova la Diocesi di Milano dal punto di vista del processo sinodale; il secondo (“Quali passi lo Spirito ci invita a fare per crescere nel nostro ‘camminare insieme’?”) si è rivelato una prospettiva spirituale non scontata, nei confronti della quale dovremo tutti imparare ad esercitarci. La scelta di coinvolgere nella consultazione sinodale i consiglieri del Consiglio Presbiterale e del Consiglio Pastorale diocesani – rispondendo anzitutto a una preoccupazione organizzativa, data la vastità territoriale e numerica della Diocesi –si è attenuta alla vigente indicazione canonica che distingue il servizio proprio dei due Consigli.

I consiglieri del Presbiterale hanno potuto così raggiungere e consultare buona parte delle 63 fraternità sacerdotali dei decanati, mentre quelli del Pastorale hanno sollecitato consultazioni sinodali nelle parrocchie e nelle comunità pastorali dell’intero territorio diocesano, contattando anche i responsabili degli organismi della vita consacrata, delle associazioni, dei movimenti e gruppi ecclesiali operanti sul territorio diocesano. Inoltre, entrambi i Consigli si sono messi a loro volta in stato di consultazione sinodale.

Il cammino sinodale della Chiesa ambrosiana

Il processo sinodale voluto da Papa Francesco e proposto dalla CEI per le Chiese che sono in Italia non ha trovato impreparata la Diocesi Ambrosiana. Andrebbe infatti riconosciuta la sequenza di Sinodi diocesani celebrati nei decenni successivi al Concilio Vaticano II: il Sinodo 46° (1972), il Sinodo 47° (1993-5), sino alla celebrazione del Sinodo Minore Chiesa dalle Genti (2017).

Dopo quest’ultimo, con mandato arcivescovile, sono stati avviati i Gruppi Barnaba, ai quali è stato conferito l’incarico di predisporre le Assemblee sinodalinei 63 decanati della Diocesi. L’apertura ad gentes(Chiesa dalle genti) che caratterizza questo Sinodo Minore finisce così per intercettare l’universalità propria del prossimo Sinodo dei Vescovi sulla sinodalità(ottobre 2023), stabilendo con esso un singolare intreccio. In tal senso la consultazione richiesta dalla CEI a tutte le Chiese che sono in Italia, ha trovatonella Diocesi ambrosiana un terreno ben disposto, nonostante i tempi ristretti concessi (novembre 2021 –aprile 2022).

A partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, infatti, l’azione pastorale del Cardinale C. M. Martini ha abituato l’intera Diocesi a sostare in ascolto della Parola di Dio, introducendo e insegnando a generazioni di presbiteri e di giovani laici l’esercizio della lectio divina (Scuola della Parola), affinché la Parola di Dio innervasse i dinamismi e le iniziative dell’intensa operatività pastorale diocesana. Non pochi interventi della consultazione sinodale hanno invocato l’urgenza di tornare a riaffermare il primato della Parola – “è urgente tornare a masticare a lungo la Parola” –, al fine di meglio ascoltare lo Spirito che ancora parla alla Chiesa che è in Milano. Vanno pertanto ringraziati tutti coloro che hanno continuato a tenere alta la consuetudine dell’ascolto della Parola: presbiteri, laici e laiche, l’AC diocesana – definita “palestra di sinodalità” da Papa Francesco –, consacrati e consacrate, singolarmente o in gruppo.Ed è così che in Diocesi, già da allora, furono avviate piste significative di quello che potremmo definire un ascolto sinodale ad extra. Si pensi al programma pastorale Farsi prossimo (confluito poi nel Convegno di Assagodel 1986), a partire dal quale fu intrapreso un intenso e capillare esercizio di prossimità.

In questo modo Caritas Ambrosiana poté costituire in tutte le parrocchie della Diocesi Centri di ascolto che, senza perdere di vista la specifica finalità formativa alla carità e avvalendosi di tantissimi volontari, si miseroa servizio di ogni forma di povertà sociale ed emergenziale, imparando a fare rete con i Servizi sociali locali. 3Sempre nell’orizzonte di questo intenso ascolto della Parola, va compresa l’esperienza vivace e di alto profilo denominata Cattedra dei non credenti–il primo incontro, Le ragioni della fede, è del 1987 –, avviata con lo scopo di dare voce a chinon si definivacredente. Si diedecosì inizio a un significativo dialogo con importanti esponenti del mondo scientifico e culturale. Dopo aver posto le basi per un confronto anche con le piùrilevanti espressioni religiose presenti in Diocesi – tramite il Centro Ambrosiano di Dialogo con le Religioni (CADR, 1990) –, fu pure attuato un notevole sforzo ecumenico di incontro e di ascolto reciproci con le Chiese cristiane, che giunsero in seguito a costituirsi come Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano(CCCM,1998).Andrebbero infine ricordati alcuni eventi sinodali particolarmente significativi: il cammino missionario dei giovani con l’Arcivescovo Martini nell’Assemblea di Sichem (1989),che avvierà l’iniziativa vocazionale “a 360 gradi” del Gruppo Samuele; il Sinodo dei giovani Sentinelle del Mattino, celebrato dopo il Giubileo del 2000 ;e l’Assemblea di tutti i presbiteri della Diocesi con l’Arcivescovo Tettamanzi descritta nel Discorso sulla Chiesa di Antiochia del 2009.

Dialogo sinodale da qualificare spiritualmente

Ciò che è stato evidenziato con maggiore insistenza è soprattutto l’invito ad ascoltare di più:intensificare il dialogo con tutti, intrattenere buone relazioni, senza escludere di principio nessuno. Importa “saper accogliere il punto di vista dell’altro, ascoltando anche i pareri che più ci spiazzano. Come avviene anche in campo professionale, dove non tutto si concilia, ma importa trovare sempre dei punti di contatto”. Saper fare rete creando relazioni e mettendoci il cuore: “La dinamica dell’ascolto parte da un moto interiore di accoglienza senza pregiudizi, sperimentando che solo da un continuo confronto può emergere davvero un pensiero in evoluzione”.

Nella lettura dei diversi contributi finisce per venire percepita come assente la caratterizzazione propriamente spirituale del dialogo, auspicata dallo stesso Documento preparatorio. Di fatto tale qualità non è quasi mai dichiarata. Solo alcuni interventi fanno riferimenti precisi all’ascolto dello Spirito, in ragione di una evidente preparazione interiore degli interlocutori. In questo senso andava propriamente intesa la seconda parte della domanda fondamentale della Traccia: “Quali passi lo Spirito ci invita a fare per crescere nel nostro ‘camminare insieme’?”. Un gruppo fa notare: “Colpisce, nelle comunità che abbiamo frequentato, come la persona dello Spirito Santo sia stata sempre un po’ un mistero, poco citata, lasciata quasi in ombra”. Alcuni ricordano che “è giunto il tempo di non limitarci a credere nell'esistenza dello Spirito Santo, ma anche di aprirci con coraggio alla sua azione e ai suoi suggerimenti”;anche se “va chiarito dove e come parla lo Spirito, permanendo l’impressione che spesso ciascuno dà una propria interpretazione di ciò che lo Spirito dice,a partire da cosa si intende per ‘spirituale’”; “occorre avvertire in noi per primi e stimolare per contagio, in quanti accostiamo, l’entusiasmo – proprio degli anni immediatamente successivi al Vaticano II – per la novità del cammino che lo Spirito ci schiude dinanzi”.

Forse proprio la debole consapevolezza della qualità specificamente spirituale di questa riscoperta del dialogo “sinodale” ha finito per favorire una lettura soprattutto dialettica e problematica dell’ascolto, che di fatto viene o non viene esercitato nelle comunità,tra presbiteri e fedeli e tra i fedeli stessi. Soprattutto l’ambito celebrativo ha dato l’occasione per segnalare celebrazioni senz’anima, liturgie distaccate. Come se in esse si parlasse una lingua che i più non comprendono o che non sa comunicare comunque l’essenzialità eucaristica. Talvolta la Parola di Dio viene letta in modo neutro; le omelie “non toccano il cuore della gente”; lettori, accoliti e ministri dell’Eucaristia non sono formati ad esercitare bene il loro servizio e dunque anche poco coinvolti; il canto fatica a far risuonare lo Spirito e l’assemblea non sa più come partecipare coralmente con il canto.

A volte lo stesso linguaggio del Messale e certe lunghe pericopi della Parola di Dio del nostro Lezionario non aiutano molto. L’impressione è che “si è come smarrito l’incanto perla Pasqua di Gesù, che plasma e trasforma la nostra vita”. Sono sorti pertanto alcuni interrogativi. Ad esempio, a partire dalla sensibilità avviata dal Sinodo Minore Chiesa dalle Genti, c’è chi si domanda: “cosa si fa concretamente nelle nostre assemblee celebrative per i fedeli stranieri che sempre più numerosi si rendono presenti nelle comunità?” Altri invece si chiedono: “perché sempre meno giovani partecipano alla celebrazione eucaristica?”.

Anche se una ragazza, che aveva partecipato all’incontro sinodale dei Vescovi Lombardi con i giovani (Duomo di Milano, 6 novembre 2021), ribalta la questione dicendo: “cosa attrae i giovani che invece partecipano ancora alla messa? Noi giovani, infatti, siamo desiderosi di spalancare lo sguardo su quanto sta già accadendo in tante comunità; ci sentiamo di fatto testimoni di una fede viva che spesso non viene riconosciuta”. L’espressione “in debito di ascolto”, suggerita dalla Traccia, è stata particolarmente ripresa. Molti si sono sentiti sollecitati ad esercitare un maggior impegno nell’ascolto ad intra ed ad extradella propria comunità. Quasi un’esortazione a mettersi in ascolto di alcune particolari categorie di persone, quali le minoranze etniche, coloro che hanno perso la fede o che hanno subìto particolari ferite o soffrono una dolorosa esclusione, quali le persone lgbt+; ma anche gli anziani soli, le donne, gli adolescenti e i giovani, i migranti irregolari e i rifugiati, le persone particolarmente affette da qualche forma di disabilità o disagio psichico.

Alcuni hanno anche richiamato che “un debito di ascolto” vi è pure nei confronti di chi non partecipa più regolarmente alle iniziative delle comunità, o è stato o si è volutamente allontanato. Un posto privilegiato dovrebbe avere l’ascolto dei più poveri e di coloro che vivono situazioni di difficoltà e di fatica; “il loro ascolto e la lettura della realtà a partire dal loro sguardo e dalle loro vite, potrà permettere ad una comunità di cambiare prospettiva e di individuare dei processi di rinnovamento della Chiesa e non solo”. Nella prospettiva del recupero di un ascolto concreto, si chiede con insistenza di dare più credito e corresponsabilità nelle comunità–in ragione della sensibilità e competenza maturate – soprattutto a quelle categorie di laici impegnati che già svolgono servizi specifici di collaborazione o di formazione: catechisti, consacrate e consacrati, insegnanti delle scuole di ogni grado e insegnanti di religione che, “intrattenendo rapporti istituzionali soprattutto con ragazzi e adolescenti, più facilmente hanno il polso della situazione e meglio di tanti altri possono stabilire contatti significativi e decisivi con le loro famiglie”.

Nel cooptare collaborazioni nella comunità, infine, si accolga di buon grado chiunque si presenta dichiarando una disponibilità sincera, verificandone l’idoneità. Di certo alcuni aspetti dell’analisi descritta possono indurre ad una visione pessimistica. Importa “accorgersi che questo processo sinodale è solo agli inizi e le piste aperte risultano al momento un po’ acerbe, necessitano di tempi lunghi per giungere a formare un sentire ecclesiale diverso e più maturo”.

Segni dei tempi

Va rilevato che molti interventi sono risultati una singolare opportunità per far emergere ed evidenziare alcuni significativi segni dei tempi, che talvolta potrebbero persino sembrare gemiti dello Spirito. È stato infatti sottolineato che “il processo sinodale vive e trova la sua autenticazione nella con-vocazione dei differenti nella loro uguaglianza battesimale, attratti alla verità di Gesù dallo Spirito che fa l’unità dei credenti proprio inventandone e difendendone la differenza. Solo nella docilità allo Spirito,che difende la differenza di Gesù rispetto a noi e la differenza tra noi, potremo camminare insieme in un processo generativo:differenti tra noi, sempre attratti e attesi dalla verità di Gesù dove ancora non siamo, generiamo altro rispetto a ciò che siamo, usciamo dalla logica della ripetizione indolente del si è sempre fatto così”.

Una testimonianza gioiosa, carica di speranza, in costante ascolto dello Spirito, viene offerta dalle molte comunità femminili e maschili della vita consacrata, dalle laiche e dai laici degli Istituti secolari,dalle Ausiliarie diocesane, dalle consacrate dell’Ordo Virginum, come anche dalle comunità monastiche, maschili e femminili presenti in Diocesi. Nonostante la profonda ricchezza spirituale che caratterizza la loro presenza, espressione multietnica vivace di una Chiesa dalle gentigià realizzata, le molteplici espressioni carismatiche della vita consacrata non sono ancora ben comprese e accolte. Donne laiche o consacrate, singolarmente o in gruppi, che si riconoscono in movimenti o in comunità parrocchiali, impegnate anche a vario titolo in ambiti ecclesiali diversi e animate da una profonda passione per la Chiesa, si rendono disponibili a prendere la parola, laddove le comunità si esercitano a fare spazio ad “un ascolto generativo”, fecondo, come quello diMaria, la madre di Gesù. A loro avviso la disparità tra i generi è la prima frattura da sanare nella Chiesa e nuovi sentieri potranno germogliare solo quando comincerà ad esprimersi concretamente una partecipazione multiforme di tutti i battezzati: clero,laici, laiche, religiosi e religiose.Diversi interventi hanno sollecitato a un piùattento ascolto della realtà giovanile, intravvedendo una duplice problematicità: lo scollamento sempre più marcato ed evidente dei giovani dalle nostre comunità; la precarietà formativa e la mancanza di prospettive future, che abbattono in loro la speranza. Tale emergenza educativaprovoca specialmente alcuni ambiti pastorali e sociali dedicati – oratori, società sportive, scuole ecc. – a diventare contesti educativi più accoglienti e affidabili, dove le relazioni siano maggiormente profonde e incisive, capaci di trasmettere valori alti. Vanno meglio compresi il loro universo esistenziale e i loro linguaggi, inaccessibili per molti adulti. Viene segnalato come preoccupante soprattutto il dramma dell’aumento dei suicidi tra gli adolescenti.

Scrive infatti un giovane: “Mi addolora – e sono sicuro di non essere solo – che ancora si riservi ai giovani una retorica da eterni sconosciuti dentro le comunità. Questo processo sinodale può essere l’occasione per avere il coraggio di azzardare proposte e risposte, pur incerte e temporanee, esponendosi anche al rischio di sbagliare. È tempo di guardare in faccia le sfide poste dall’ostilità, dalla indifferenza, dalla sfiducia, dalla svalutazione stessa dei miei coetanei”.

Anche giovani uomini e donne dei gruppi lgbt+, obbligati talvolta ad un penoso nascondimento nelle stesse comunità per timore di essere segnalati, chiedono che ci si ponga nei loro confronti in un atteggiamento di ascolto sincero, aiutandoli a relazionarsi in verità con il Magistero della Chiesa.

Un segno fecondo e promettente che si sta sempre più percependo nei decanati della Diocesi riguarda il dinamismo sinodale proprio avviato dai Gruppi Barnaba che, mettendosi decisamente in ascolto del territorio e delle sue potenzialità, stanno predisponendo concretamente nei decanati delle vere e proprie Assemblee Sinodali. Ed è propriamente in questa prospettiva che lo stesso Arcivescovo ha auspicato che proprio da questa rinnovata sensibilità sinodale possano scaturire anche altri modelli, prototipi o esperienze sinodali esemplari. Questo infatti è il tempo di Barnaba: “Il tempo delle parole incoraggianti, il tempo delle parole pronunciate per costruire, il tempo in cui resistere alla tentazione della parola amara, dei luoghi comuni che seminano tristezza. Questo è il tempo di chiamare quelli che se ne stanno appartati, il tempo per far credito a coloro che il Signore chiama anche se non sono secondo le aspettative dei fedelissimi” (M. Delpini, 17 ottobre 2021).

Nei modelli che già stanno funzionando, in Diocesi va sempre più riconosciuta e valorizzata la ricchezza che lo Spirito genera proprio nell’essere in rete, sperimentando la gioia di operare in comunione, pure attraversati da profonde differenze. Bisognainfine imparare asaper scorgere i segni di “santità della porta accanto”, disseminati dallo Spirito con abbondanza nelle nostre comunità: spesso si tratta di persone semplici, umili, disponibili e capaci di un ascolto immediato; quasi fossero caratterizzati da una domanda che, incontrando gli altri, li accompagna “Cosa posso fare per te adesso?”; attenti al valore evangelico del gesto minino. Il loro esempio sollecita ad imparare a regalare, a “perdere” tempo, entrando in empatia con il prossimo, esercitando sempre lo stile della gentilezza. In particolare in Diocesi sono stati proposti due modelli di santità possibile, pur così profondamente diversi: Armida Barelli e don Mario Ciceri, proclamati beati il 30 aprile.

 
 
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