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Sinodo, «Divorziati risposati, valutare in concreto caso per caso»

19/10/2015  Questa mattina ha preso il via la terza e ultima settimana dei lavori del Sinodo sulla famiglia. A fare il bilancio sono stati Fouad Twal, patriarca di Gerusalemme dei latini, monsignor Mark Benedict Coleridge, arcivescovo di Brisbane (Australia) e monsignor Enrico Solmi, vescovo di Parma

Con la terza settimana si è entrati nel vivo del dibattito sinodale. I punti caldi da affrontare non mancano. E se n’è avuta eco anche nel corso del consueto briefing con i giornalisti in Sala stampa vaticana. Incalzato dalle domande, il patriarca di Gerusalemme monsignor Twal è tornato sull’episodio del bambino che spezza l’ostia in due per darla al padre divorziato risposato. «Come vescovi», dice, «siamo stati toccati dall'episodio del ragazzo che non ha spezzato in due ma in tre l'Ostia consacrata perché c’era anche la mamma. Questo ci ha fatto pensare che il dramma di chi è escluso dalla comunione tocca tutti, tocca tutte le famiglie». Se poi questo porterà a qualche decisione sull possibilità di ammettere i divorziati risposati ai sacramenti «è ancora presto per dirlo, non siamo arrivati alle decisioni», puntualizza Twal.

Che però, come anche monsignor Enrico Solmi, presente al briefing, sottolinea: «è da vedere caso per caso con il vescovo che è l’ordinario del luogo e con le conferenze episcopali». «Questo bambino ci ha parlato», ha aggiunto il vescovo di Parma e già presidente della Commissione Cei per la pastorale familiare, «ci ha mostrato la vita autentica, ha scosso l'assemblea, ci ha arricchito. Il racconto non mi ha sconvolto, anzi ha evocato alcune esperienze che ho vissuto da prete e da vescovo, mi ha fatto venire alla mente una mamma adottiva generosa, una signora, che ora ci guarda dal paradiso, che aveva tre bambini, uno adottato con grandissimi problemi fisici, e questa madre incontrava altre madri divorziate risposate e diceva loro: io come posso essere accogliente con te? Le accoglieva. Anche quello è un modo di esprimere comunione con il Signore, che ha sicuramente l'apice nell'eucaristia, ma è presente in tante forme nella chiesa».

Dal canto suo l’australiano monsignor Mark Benedict Clerdige, arcivescovo di Brisbane, ha sottolineato che «un secondo matrimonio solido, con figli educati cristianamente, non è la stessa cosa che una scappatella in hotel», e ha sottolineato che non c’è stato un solo intervento che abbia chiesto di generalizzare l’accesso all’eucaristia da parte dei divorziati risposati.  Per i padri sinodali la solidità del nuovo nucleo familiare è parte del cammino di discernimento. «Il percorso penitenziale di conversione parte dalla consapevolezza che la misericordia di Dio ha strade misteriose di riconciliazione», ha aggiunto monsignor Solmi. «Stiamo analizzando una tematica complessa, da approfondire sotto i diversi aspetti pastorali, teologici, canonici. E poi offriremo il nostro lavoro al Santo Padre e sarà lui a indirizzarci in modo certo».

Nessuna conta dei pro e contro l’accesso ai Sacramenti. Rispondendo alle domande dirette dei giornalisti tutti e tre i padri sinodali hanno sottolineato che si sta camminando insieme analizzando la complessità delle cose, ascoltando. «Una domanda così netta non c’è stata nel mio circolo e non credo proprio che ci sarà», ha tagliato corto monsignor Twal.  

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