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venerdì 07 agosto 2020
 
 

Siria, la scuola sotto attacco

12/06/2013  Un rapporto di Human Rights Watch denuncia la trasformazione delle scuole da luoghi di apprendimento a obiettivi militari, sia da parte dell'esercito regolare sia degli insorti

Il 10 giugno Human Rights Watch ha pubblicato un rapporto che accusa sia l'esercito lealista siriano sia l'opposizione armata ad Assad di aver usato e usare tuttora gli edifici scolastici come basi militari, centri di detenzione, postazioni per cecchini: luoghi di apprendimento trasformati in obiettivi militari, il diritto all'istruzione per migliaia di studenti siriani ulteriormente eroso.

Il rapporto di 33 pagine, intitolato "Safe no more: Students and schools under attack in Syria", si basa su più di 70 interviste che comprendono anche i racconti di 16 studenti e 11 insegnanti provenienti principalmente da Daraa, Homs e dall'area di Damasco che sono riusciti a lasciare la Siria.

Human Rights Watch ha raccolto anche prove che descrivono come alcuni insegnanti e agenti abbiano interrogato e picchiato studenti con l'accusa di attività antigovernative, e come le forze di sicurezza e le "Shabiha", le milizie filogovernative, abbiano aggredito studenti in manifestazioni pacifiche. In più di un'occasione, inoltre, secondo molte testimonianze dirette le forze governative hanno aperto il fuoco contro edifici scolastici nei quali erano in corso le lezioni e che, in quel momento, non erano affatto usati per scopi militari.

Abdou, che fino a maggio 2012 frequentava la quarta elementare a Homs, ha raccontato che il suo insegnante di matematica gli ha chiesto se suo padre detenesse un'arma in casa e se la sua famiglia guardasse in Tv notiziari che davano conto di abusi e atrocità del Governo.

Quando ha appreso che Abdou aveva partecipato a una manifestazione antigovernativa, l'insegnante lo ha spedito dal preside che l'ha percosso cinque volte con un tubo di gomma. È evidente che questo clima inquisitorio ha portato gli studenti ad aver paura di andare a scuola e, quindi, forzandoli a restare a casa.

Nelle zone dei combattimenti, attacchi via terra e anche aerei sono stati portati a edifici scolastici non usati a scopi militari. Salma, una 14enne di Daraa, ha raccontato che la sua scuola, a metà 2012, è stata attaccata due volte mentre le lezioni erano in corso: "Quando il carro armato è entrato nel cortile della scuola, ha sparato sui muri con le mitragliatrici. Ci siamo gettati a terra per cercare riparo e abbiamo passato un'ora sotto i banchi prima di poter tornare a casa". Non è stata riscontrata nessuna evidenza della presenza di oppositori armati del regime all'interno della scuola in quel periodo.

Sia le forze del regime sia gli insorti hanno occupato edifici scolastici usandoli come posti di comando e anche come centri di detenzione, mettendo a serio rischio l'incolumità e il diritto all'istruzione degli studenti; nell'area di Damasco, come se non bastasse, sono state raccolte testimonianze di cecchini posizionati su tetti di almeno due scuole, una delle quali era ancora in funzione.

"Usando gli edifici scolastici per fini militari, sia le forze governative sia l'opposizione armata hanno la responsabilità di aver messo a serio repentaglio la vita e le speranze per il futuro di migliaia di studenti siriani" afferma Priyanka Motaparthy, ricercatrice per i diritti umani e autrice del rapporto Human Rights Watch.

"Secondo l'Unicef", prosegue Motaparthy, "in Siria almeno una scuola su cinque non è più in funzione, migliaia di edifici scolastici sono stati distrutti, danneggiati o sono usati come rifugio per gli sfollati. Persino superiore il numero di scuole occupate da forze militari".

Secondo l'Istituto di Statistica dell'Unesco, prima del marzo 2011 circa il 93 per cento degli studenti aventi diritto erano inseriti nel ciclo primario di istruzione e il 67 per cento in quello secondario. Il 95 per cento della popolazione tra i 15 e i 24 anni era alfabetizzata.

"L'assistenza per forme emergenziali di istruzione (nelle moschee o in case private) è di vitale importanza affinché i bambini e i ragazzi non interrompano gli studi durante il conflitto", ha concluso Motaparthy. "I Governi e il Consiglio di Sicurezza dell'Onu dovrebbero fare tutto il possibile perché l'aiuto umanitario-educativo raggiunga gli studenti siriani, ovunque sia necessario".

Il rapporto integrale di Human Rights Watch può essere consultato qui:

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