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giovedì 18 agosto 2022
 
MEDIO ORIENTE
 

I colloqui di pace s'incagliano, in Siria si continua a morire

04/02/2016  I negoziati in corso a Ginevra, in Svizzera, tra opposizione e regime di Assad sono stati sospesi e rimandati al 25 febbraio, perché non sono stati fatti passi in avanti nella fase preliminare della trattativa. Lo ha annunciato l’inviato Onu in Siria Staffan de Mistura. Che precisa: «Questa non è una fine, nè un fallimento, c'è ancora molto lavoro da fare».

Londra, 3 febbraio 2016: Abdallah, 12 anni, e Dania, 10, due profughi siriani davanti al Parlamento britannico in una manifestazione volta a scuotere le coscienze ricordando a tutti la distruzione e la morte della loro città natale: Aleppo. Foto Ansa.  In alto: Staffan De Mistura, inviato Onu per la Siria. Foto Ansa.
Londra, 3 febbraio 2016: Abdallah, 12 anni, e Dania, 10, due profughi siriani davanti al Parlamento britannico in una manifestazione volta a scuotere le coscienze ricordando a tutti la distruzione e la morte della loro città natale: Aleppo. Foto Ansa. In alto: Staffan De Mistura, inviato Onu per la Siria. Foto Ansa.

Sono durati appena due giorni i cosiddetti “colloqui di pace” sulla Siria patrocinati dall'Onu a Ginevra. Nessun vero colloquio e nessuna pace, visto che sul terreno si sta combattendo furiosamente. Sperare in qualche risultato concreto era solo ciò che gli inglesi chiamano un wishful thinking, cioè un pensiero intriso di desiderio. Non ci si è neppure messi d'accordo per una tregua, così da rendere possibile il soccorso delle popolazioni civili. L'incontro è stato sospeso, ma riprenderà il 25 febbraio ha annunciato l'inviato speciale dell'Onu per la Siria, Staffan De Mistura. “Questa non è una fine e questo non è un fallimento dei colloqui”, assicura De Mistura, aggiungendo che “c'è ancora molto lavoro da fare”. Ma in realtà questo negoziato non è neppure cominciato.

Aleppo, Siria: un uomo si dispera su ciò che resta della sua casa distrutta. Foto Reuters.
Aleppo, Siria: un uomo si dispera su ciò che resta della sua casa distrutta. Foto Reuters.

I rappresentanti del Governo siriano e quelli dell'opposizione, raccolti in un gruppo denominato pomposamente Alto Comitato per i Negoziati, non si sono mai seduti insieme attorno a un tavolo. Fra loro, nessun incontro. Ogni delegazione ha incontrato singolarmente De Mistura e poi lui è andato a riferire agli altri in un'altra stanza. E si è solo parlato (forse meglio dire, litigato) di questioni procedurali, senza entrare nel merito dei negoziati. Con queste premesse era chiaro che si andava al fallimento. Tenendo anche conto che la Turchia aveva posto il veto alla presenza dei rappresentanti Kurdi al negoziato. Così ciascuno torna a casa rovesciando accuse alla parte avversa. “Tutto il  mondo vede chi ha fatto fallire i negoziati: chi sta bombardando i civili e riducendo alla fame la popolazione”, ha detto Riad Hijab, coordinatore dei gruppi di opposizione. 

Aleppo, Siria: un gruppo di soccorritori porta aiuto alle vittime di un bombardamento. Foto Reuters.
Aleppo, Siria: un gruppo di soccorritori porta aiuto alle vittime di un bombardamento. Foto Reuters.

Bashar Jaafari, capo della delegazione governativa siriana, gli ha replicato a muso duro, accusando l'opposizione di agire per il fallimento dei colloqui istigata dalla Turchia e dai Paesi del Golfo. Mentre a Ginevra va in scena la guerra della parole, in Siria si continua a combattere furiosamente. L'esercito di Assad, assistito dagli Hezbollah e dai bombardamenti dell'aviazione russa, ha chiuso una tenaglia attorno alla città di Aleppo, che da quattro  anni viene contesa dal regime e dalle forze ribelli. In questo modo sarebbero stati interrotti i rifornimenti di armi e viveri per i ribelli.  Intanto l'esercito siriano, riferisce Al Jazeera, ha spezzato l'assedio dei ribelli a due città sciite nella parte nord occidentale della Siria. Si tratta di Nubul e Zahraa, dove vivono complessivamente 60.000 persone. Mentre si combatte, esponenti di spicco della diplomazia mondiale alzano il tiro contro il ruolo della Russia nel conflitto. Alla vigilia dei colloqui di Ginevra il ministro degli esteri britannico Philip Hammond aveva detto: “I russi dicono: parliamo, parliamo e parliamo. Ma intanto bombardano e aiutano il regime di Assad”.

Aleppo, Siria: i combattimenti continuano. Foto Reuters.
Aleppo, Siria: i combattimenti continuano. Foto Reuters.

Ieri il ministro degli esteri francese Laurent Fabius ha detto che Mosca e Damasco “chiaramente non vogliono contribuire ai negoziati in buona fede”. Sulla stessa linea il segretario di Stato americano John Kerry: “i continui assalti delle forze del regime siriano contro le aree in mano all'opposizione, resi possibile dai raid aerei russi, hanno chiaramente segnalato l'intenzione di cercare un soluzione militare e non politica”. In questo clima non c'è da aspettarsi molto dal prossimo round dei colloqui di fine mese. Se mai ci saranno. Oggi, intanto, si riunisce a Londra la conferenza dei donatori che dovrebbe decidere lo stanziamento di aiuti ai civili vittime di una guerra che ormai si combatte da cinque anni. Parteciperanno 70 Paesi che dovranno mostrarsi più generosi dello scorso anno, quando l'Onu si trovò in cassa solo il 40 per cento di quanto era stato preventivato per gli aiuti.

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