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martedì 21 maggio 2024
 
dossier
 

Sisto: «Nessun innocente in carcere. La mia battaglia da garantista»

01/06/2022  Il sottosegretario alla Giustizia, di Forza Italia, spiega il senso dei referendum, delle riforme e della discussione sulla giustizia che arriva al Senato il prossimo 14 giugno

«Vogliamo rispondere alle richieste dell’Europa per un sistema di giustizia intonato all'efficienza». Francesco Paolo Sisto, sottosegretario al ministero della Giustizia, noto garantista, in politica con il Popolo della Libertà e poi, con la sospensione delle attività del Pdl, con Forza Italia, spiega che «con i nuovi provvedimenti sull'ordinamento giudiziario non ci sono intenti punitivi verso la magistratura. Tutt’altro. Con questa riforma, la cui discussione in seconda lettura è prevista per il 14 giugno in Senato, si vuole solo ridare smalto alla categoria, rilanciare l’immagine dei Magistrati, obiettivamente fortemente intaccata da quanto accaduto».

Pensa che la riforma sul Csm sarà approvata così com’è?
«Mi auguro che la riforma non venga modificata, ma passi, in Senato, per come è stata approvata, a larghissima maggioranza, dalla Camera. Certo la modifica è una possibilità, ma mi aspetto che anche al Senato ci sia la maturità di ciascun gruppo di fare un passo indietro per farne due, insieme, in avanti. Nulla si può escludere, ma, se cambiasse qualcosa, il Consiglio superiore della magistratura correrebbe il serissimo rischio di non potere essere eletto con la nuova legge. Credo che se questo accadesse sarebbe una sconfitta grave, soprattutto dal punto di vista del rapporto tra Parlamento e istituzioni».
 

L’Associazione nazionale magistrati protesta.
«La loro astensione è stata sindacalmente legittima, ma con inaspettata ingratitudine, se devo essere sincero. Con i magistrati c’è stato un confronto schietto, lungo, reiterato e approfondito. Abbiamo sentito l’Anm sette volte e si è tenuto grandemente conto di alcune loro indicazioni. Per l’elezione del Csm, per dirne qualcuna, non c’è più la parola “sorteggio” e non ci sono più ipotesi di responsabilità civile diretta. Ci saremmo, sinceramente, aspettati dall'Anm un atteggiamento più riconoscente e meno oltranzista. Ognuno resta libero delle sue scelte, anche se rilevo che l’adesione del solo 48 per cento allo sciopero tanto declamato non costituisce di certo una percentuale esaltante».


Quella del Csm si inserisce in una serie di riforme che ci ha chiesto l’Europa. A che punto siamo?
«Le riforme nascono occasionalmente dal Pnrr, cioè dall' esigenza di rispondere all’Europa che ci chiede, giustamente, in cambio degli aiuti, un sistema giudiziario molto più efficiente, consapevoli che una giustizia che arriva tardi significa  negare il diritto: processo lento "uguale" diritto inesistente . Per sbloccare i fondi del Pnrr, è stato così necessario un intervento netto, deciso: riduzione di tempi e arretrati. È per questo che le riforme strutturali si pongono il problema fondamentale di "tagliare i tempi, senza mutilare i diritti", per dare al Paese una giustizia sì più rapida e più vera, ma giammai ridotta nelle garanzie»


Sono riforme condivise?
«Il metodo del confronto ha funzionato. Innanzitutto, lo studio dei problemi: abbiamo lavorato alacremente, con la Ministra Cartabia e il gruppo del ministero perché i problemi e le ipotesi di soluzione fossero bene approfonditi. Poi le Commissioni di esperti hanno chiuso i loro lavori in meno di 60 giorni, un atipico record per questo Paese; a seguire le riunioni con gli stakeholder (magistratura, avvocatura , accademia, ecc.), il briefing con i gruppi parlamentari e, infine, la discussione in Parlamento. I nuovi provvedimenti sul processo civile, penale, sull' ordinamento giudiziario sono nati così, aspettando il processo tributario per ripetersi. Un metodo che si può sintetizzare in due parole: competenza e confronto, i due pilastri di questo importante sistema delle riforme».

Qual è il criterio ispiratore delle riforme?
«La Costituzione della Repubblica, senza tentennamenti . Abbiamo raccolto quel foglio con su scritto i principi, come diceva Calamandrei, che era per terra, l’abbiamo preso saldamente in mano e gli abbiamo dato vigore. Le riforme hanno come ineliminabile filo conduttore proprio i principi costituzionali del giusto processo, della sua ragionevole durata, della presunzione di non colpevolezza. Oggi, proprio con il provvedimento sulla presunzione di innocenza fortemente voluto da questo Governo, nessuna autorità pubblica può chiamare un soggetto colpevole se non in presenza di una sentenza definitiva di condanna. Credo che la berlina mediatica a mo' di presunto colpevole non interessi nemmeno più di tanto alle persone offese, desiderose - e giustamente - soprattutto di un rapido accertamento della verità processuale».


Non si parla di prescrizione, ma di improcedibilità. I tempi stretti non crede diano meno possibilità alla vittima di avere giustizia?
«Come la persona offesa ha diritto a che il processo accerti velocemente le eventuali responsabilità, così l’indagato ha diritto a che si accerti velocemente la sua posizione, evitando di trasformare, per lungaggine acuta, il processo nella vera pena. In questa chiave di lettura hanno preso corpo alcuni interventi normativi quali sanzioni differenziate sostitutive, che spezzano l'alternativa libertà - carcere; allargamento della procedibilità a querela; potenziamento delle formule di proscioglimento per la tenuità del fatto; ricorso a forme di giustizia riparativa. Su questo, ed altro, si stanno scrivendo le norme dei decreti delegati. Si respira aria davvero nuova...».

Per accelerare il sistema non sarebbe stato il caso di scoraggiare l’appello togliendo, per esempio, il divieto di reformatio in peius della sentenza? Se sono colpevole, attualmente, mi conviene fare appello per allungare i tempi.
«Assolutamente no. L’appello non va scoraggiato, va migliorata la sua gestione. Impugnare le sentenze nel nostro sistema è un diritto. Certo, poi bisogna essere più veloci nell’accertamento delle responsabilità. Ma questo, come detto, è un altro problema. Non si può ottenere l’efficienza riducendo le garanzie. Sarebbe di una gravità assoluta, un principio che io troverei e trovo barbaro. Dobbiamo migliorare l’offerta, avere più giudici, più strutture, più edilizia, più personale di cancelleria. Questo il compito di uno stato democratico: garantire i diritti, non ridurre le garanzie per rincorrere l'efficientismo, prassi di Paesi non democratici».


Che impatto avranno i referendum sulle riforme?
« Credo che vada diffusa la sensibilità alla democrazia diretta. I referendum sono espressione di questo e vanno nella stessa direzione delle riforme: la rivitalizzazione della Costituzione».

Qualunque sarà il risultato?
«Forza Italia è notoriamente per il Sì, attesa la comunanza dei quesiti a sue battaglie storiche. Ma quello che oggi più interessa è la partecipazione. Penso che "stare a casa" sia sempre una cattiva scelta. Si uccide lo strumento più democratico che c'è: i cittadini, direttamente, determinano le scelte del Parlamento, riprendendosi , per un attimo, la delega conferita col voto. Senza omettere di segnalare che i referendum non sono limitati nella portata, dalle riforme, compresa la separazione delle funzioni fra Pm e Giudice».

E per gli altri quesiti?
«I cinque quesiti hanno ognuno una propria lettura e una propria delicatezza, una matrice comune: riportare al centro del dibattito parlamentare i capisaldi della Costituzione».


Torniamo alla riforma e alla velocizzazione del sistema. In ambito penale qual è il cuore?
«La riforma del processo penale ha un nuovo, svelato, cuore: un processo basato sul principio della rieducazione, cioè sponsor di una pena che non sia meramente retributiva, ma rieducativa, proprio come è scritto in costituzione. E poi il decreto sul rispetto del principio della presunzione di non colpevolezza, tornato attualissimo, il pacchetto sulla crisi d'impresa, la rivoluzione nel processo tributario. Per il penale e il civile siamo solo in attesa delle norme positive che passeranno al vaglio delle commissioni, ma direi che il risultato è raggiunto. Allargherei il campo anche alla questione della crisi d’impresa. Questo intervento significa che l’impresa in difficoltà, che molto spesso era vista come una sorta di bersaglio per accertamenti di ogni tipo (fiscali, penali, di sicurezza sul lavoro, societarie, ecc.) mediante l'assistenza di un esperto può invece vedere questa crisi trasformarsi in una opportunità e addirittura in un vantaggio. C’è un vero e proprio capovolgimento di fronte: l’impresa è vista in una logica organica, non più di antagonismo con lo Stato, ma come risorsa da proteggere e valorizzare, a mo' di fondamentale volàno per l’economia».


È soddisfatto del lavoro complessivo?
«Aspettiamo il via libera del Senato con ottimismo; in tutti i casi, mi sembra che stiamo procedendo verso un miglioramento giuridico-funzionale di tutto il sistema, nell' ottica di un rafforzamento delle istituzioni. Perché, ricordiamolo, una magistratura forte, una avvocatura forte, una politica forte rendono forte anche il cittadino».

 
 
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