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sabato 20 aprile 2024
 
Intervista
 

Solenghi e Lopez: "Continuiamo a recitare come fossimo ancora un trio"

16/08/2023  i due comici ricordano Anna Marchesini e come nacque il Trio. A novembre tornano a teatro con il nuovo spettacolo di arte varia "Dove eravamo rimasti"

All’inizio era Tullio soltanto. Poi arrivarono Massimo e Anna. E fu il Trio: Solenghi-Lopez-Marchesini. Un prodigio di graffiante equilibrio tra struttura narrativa e improvvisazione che spopolò nella Tv degli anni Ottanta e Novanta con quasi 15 milioni di spettatori incollati allo schermo per la prima puntata dei Promessi sposi. Un mix delizioso di vena satirica e parodistica e talento recitativo dei tre attori dove nessuno era spalla dell’altro. Anche adesso che sono rimasti in due, Anna Marchesini, scomparsa sette anni fa, c’è ancora.

«Per noi è stata una compagna di viaggio meravigliosa e una sorella», dicono, «è come se sul palco salisse anche lei perché fa parte del nostro modo di raccontare». A novembre, Lopez e Solenghi tornano a teatro con il nuovo spettacolo di arte varia Dove eravamo rimasti, scritto da entrambi con la collaborazione di Giorgio Cappozzo e la Jazz Company diretta dal maestro Gabriele Comeglio. Il debutto sarà al Teatro Comunale di Ferrara. Tra numeri, sketch e brani musicali, ci sarà una lectio magistralis di Sgarbi-Lopez, un omaggio all’avanspettacolo, l’inedito Renato Zero di Solenghi e il confronto tra Mattarella e Berlusconi.

Perché avete scelto questo titolo?

MASSIMO LOPEZ: «Per ritrovarci dopo gli anni bui della pandemia».

TULLIO SOLENGHI: «È un po’ come dire riprendiamo il discorso da allora come se nulla fosse successo. Cerchiamo di andare avanti perché il teatro resta un grande rito collettivo e d’aggregazione, serve a emozionarsi e divertirsi insieme».

Anna Marchesini il 19 novembre avrebbe compiuto 70 anni. State pensando a un ricordo speciale?

LOPEZ: «Sì. La sua mancanza è forte e quando andiamo sul palco sentiamo di essere ancora in tre perché il Trio ha un marchio di riconoscibilità che resiste nel tempo e riscuote sempre l’affetto del pubblico. Per me personalmente Anna è stata un’amica e una confidente, con lei parlavo di tutto, anche dei problemi più intimi e personali».

SOLENGHI: «C’è sempre un posto e un momento per lei nel nostro spetta colo. Ci viene naturale ricordarla perché il nostro modo di raccontare comprende ancora Anna che è stata una delle attrici più brave della sua generazione. I dodici anni del Trio sono stati magici ma anche dopo è rimasto un legame profondo d’amicizia. Poco prima di morire, mi ha regalato un grande privilegio: già allettata, mi ha raccontato il suo libro, È arrivato l’arrotino, che stava per uscire. Pur essendo stremata dalla malattia aveva una vitalità e una forza incredibili e una narrazione meravigliosa. Lo conservo come un ricordo indelebile».

Come nasce il Trio?

SOLENGHI: «Nel 1982 la Rai mi incaricò di realizzare Helzapoppin, un varietà per la radio, e mi venne in mente di chiamare Anna e Massimo. Il programma doveva durare solo due settimane ma andò avanti per tre anni ed ebbe grande successo, tanto che finimmo in Tv perché il pubblico voleva vedere i nostri volti. Poi arrivarono Fantastico, Sanremo, la parodia dei Promessi sposi».

LOPEZ: «Siamo stati i primi ad avere ruoli intercambiabili e trasformare il cabaret in un teatrino nel quale i personaggi cambiavano via via. Il Trio non sarebbe mai nato senza mio fratello Giorgio che prima di incontrare Anna ci ha presentato. Lui lavorava allo Stabile di Genova con Tullio che faceva Il fu Mattia Pascal con Giorgio Albertazzi. Quando Tullio andò via a cercare fortuna a Milano lasciò la parte a me, ma da allora non ci siamo più lasciati».

I vostri Promessi Sposi sono rimasti negli annali della Tv.

LOPEZ: «Ci sono molti insegnanti che ancora oggi li propongono a scuola ai loro studenti. Sono diventati un cult. Ci mettemmo sei mesi a girarli. Quando abbiamo voluto tornare a fare qualcosa insieme come Trio proponemmo l’Odissea, ma la Rai ci disse: “Non ci sono più i budget di una volta, dovete fare tutto in venti giorni”. Impossibile».

SOLENGHI: «Fa parte delle cose strane della vita perché partì come un ripiego, quasi una sconfitta. La Rai ci propose di condurre Fantastico che all’epoca era il varietà più visto d’Italia. Dicemmo di no e ci mandarono in “esilio” negli studi Rai di Torino. Fu la nostra fortuna perché avevamo una sede attrezzatissima che ci ha permesso di lavorare e sperimentare. All’esordio avevamo una fifa pazzesca perché nessuno si era cimentato con uno sceneggiato così lungo, cinque puntate. E invece facemmo ascolti da Mondiali di calcio».

Come avete cominciato a fare le imitazioni?

LOPEZ: «In prima elementare avevo come maestra una suora pugliese che ci diceva: la curiosità “Bambini, per imparare la lezione dovete guardare bene il movimento delle labbra così le parole vi resteranno più impresse”. Iniziai a osservare non solo il modo di parlare ma anche il modo di gesticolare e di muoversi. Poi a casa, tra lo stupore dei miei e della nonna, mi mettevo un lenzuolo in testa e la imitavo». SOLENGHI: «Tu la suora, io un prete (ride, ndr). Il mio pigmalione è stato don Giorgio, il curato di Sant’Ilario, il paesino sui colli di Genova dove sono nato. Quando andavamo in gita alla Madonna della Guardia mi mettevo in fondo al pullman a fare le imitazioni per tenere allegra la compagnia e lui mi incoraggiava a continuare e a provarci sul serio, a fare qualcosa di professionale. Imitavo Ruggero Orlando: “Qui Nuova York...”, Peppino Di Capri, Dario Fo».

I personaggi a cui siete più affezionati?

LOPEZ: «A tutti perché li scelgo se mi piacciono come persone. Mi sono divertito molto con Maurizio Costanzo e con i Papi, Wojtyla e Ratzinger». SOLENGHI: «Enzo Biagi. Dopo diverso tempo che lo imitavo un giorno eravamo a un festival per la consegna di un premio, si aprono le porte dell’ascensore e me lo trovo davanti. Lui mi guarda e fa (imita la voce, ndr): “È la prima volta che mi trovo davanti a me stesso, non mi era mai capitato”. Mi tolse dall’imbarazzo. Poi anche Giampiero Mughini. Una volta mi ha detto: “Quando ti guardo in Tv ho una crisi d’identità, non so mai se sono io o se sei tu”».

Credete in Dio?

LOPEZ: «Sì, anche se ho una fede instabile. Prego molto per allenarmi. Seguo don Fabio Rosini e ho avuto modo di conoscere, un uomo di grande spiritualità come don Primo Poggi. Non so spiegarlo ma è come se in tutte le decisioni che ho preso nella vita ci fosse una mano dall’alto che mi ha guidato. Una volta, da giovane, pensando alla morte dei miei genitori, dissi che non ce l’avrei fatta, che sarei crollato. Ne parlai con un sacerdote e mi disse: “Quando accadrà, tirerai fuori una forza che neanche tu immaginavi di avere”. Sorrisi, pensando che sono le cose che si dicono per consolare qualcuno. Nel 1990, quando ho perso mio padre, ancora giovane, affrontai il lutto con una forza incredibile».

SOLENGHI: «Penso che ci sia qualcosa sopra di noi ma non posso definirmi un credente. Adoro la figura di san Francesco e mi chiedo spesso come reagirebbe oggi Gesù, che cacciò i mercanti dal tempio, se tornasse e vedesse certi lussi e sfarzi che ci sono in alcuni uomini di Chiesa».

 
 
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