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venerdì 22 ottobre 2021
 
I grandi musicisti italiani
 

Sollima: vi svelo il Beethoven etnico

23/10/2015  Oggi esce il nuovo Cd del grande violoncelista e compositore, domani Pappano dirigerà un concerto con la sua nuova composizione, "Ludwig Frames".

Giovanni Sollima è uno dei più famosi artisti italiani del mondo: palermitano, 53 anni, figlio di un musicista, Sollima come esecutore è affermato a livello internazionale, e come compositore è uno dei più eseguiti in assoluto.

Il grande violoncellista Yo Yo Ma lo ha definito “uno dei più grandi compositori viventi”. In realtà le due anime di Sollima, il violoncellista ed il compositore, sono inscindibili: “sì io ho un rapporto fisico con lo strumento, e compongo con e sullo strumento”, ci dice. La sua musica spazia dai suoni e ritmi mediterranei ai quali è legatissimo per via della sua sicilianità, alla melodia italiana, dal barocco al metal. Il suo è un pubblico vasto e trasversale: dagli estimatori di musica colta agli appassionati di rock.

Sollima ha collaborato con i più grandi musicisti degli ultimi 30 anni e Riccardo Muti lo ha invitato a gennaio a Chicago per la prima di una composizione che gli ha commissionato. Anche Antonio Pappano gli ha chiesto un pezzo nuovo per l’Accademia di Santa Cecilia e ne è nato Ludwig Frames che egli dirigerà il 24 di ottobre nel ciclo “Beethoven e i contemporanei” (un abbinamento di pezzi nuovi e sinfonie del sommo). Il 23 ottobre è invece la data dell’uscita del nuovo Cd Decca black Onyricon, che comprende Concerto Rotondo e la suite La sostanza dei sogni. Sollima, che spiega di “ascoltare chiunque produca suoni, sia attraverso il canto sia attraverso il parlato espressivo, così come sono interessato a rumori di natura differente, non utilizzando mai alcun tipo di supporto tecnologico” ha un legame particolare con Beethoven: “Certo, ho un rapporto continuativo con Beethoven. Per me è diventato un punto di riferimento. Ludwig Frame è una sorta di omaggio… ma anche no. Perché ho sempre avuto la passione di incamerare frammenti di altri autori. Soprattutto quelli che non hanno mai visto la luce, e che in Beethoven in alcuni casi sono straordinari: figure di violoncelli che suonano all’unisono, melodie armonizzate, piccole formule armoniche. Diciamo che mi sono concentrato molto sul Beethoven etnico, quello che studiava melodie irlandesi e scozzesi che gli passava un amico e che poi compose pezzi ispirati a quelle melodie per voce e pianoforte. Tutti questi frammenti si ritrovano in questo brano, ma è ben lungi da me l’idea di completarle, di dare loro forma. Sono per me oggetti da contemplare e basta”.

Viene in mente Mendelssohn che si gettò a capofitto su un quaderno di appunti del grande Maestro che gli avevano regalato….."sì, uno diventa quasi morboso davanti a questo materiale”. Cosa c’è di onirico nei brani del nuovo cd?La sostanza dei sogni è stato scritto per un amico, Gianmaria, che è scomparso qualche mese fa. Era un gioielliere e per tutta la vita ha inseguito il sogno di plasmare la materia per trasformarla in gioiello. Sempre in bilico fra l’antichità e la modernità, e sempre cercando di fondere componenti primordiali con altre di estremo e complesso artigianato. Non è la prima volta che lavoro su questo tipo di esperienza artistica: e credo che la forma musicale che più aiuta a mettere in ordine questi stimoli e queste informazioni sia la suite. La suite, non quella di danza naturalmente, è una forma nella quale ci sono episodi che seguono uno sviluppo, altri che sono fini a se stessi. Nel brano è molto presente il senso della terra, della materia e del suo plasmarsi. Per esempio nell’utilizzo dell’ensemble di violoncelli”.

E Concerto rotondo?
“E’ un brano che ho eseguito tantissime volte e che finalmente ho registrato. Ed anche qui è presente la stessa sensazione di terra, di materia che vibra e si plasma: non per nulla è ispirato a rituali sacri e profani, metropolitani e rurali di area mediterranea”. Certo, a proposito di materia, Sollima del gli strumenti li inventa: può suonare su un tronco d’albero o con un violoncello di ghiaccio o su uno strumento doppio, in duo con Monika Leskovar. Ma per i giovani e per il violoncello ha fatto e fa molto di più. Il suo progetto “100 violoncelli” gira per il mondo e riunisce ogni volta in una città diversa bimbi, adulti, professionisti e principianti, per le strade e nei teatri. Una kermesse che è anche una festa e che nel prossimo giugno approderà al Ravenna Festival.

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