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martedì 25 gennaio 2022
 
 

Somalia, terra insaguinata di misteri

20/03/2014  Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Ma anche l'agente del Sismi Vincenzo Li Causi, l’ex paracadutista incursore Marco Mandolini e il capitano di corvetta Natale De Grazia. C'è una lunga scia di morti sospette, in Africa come in Italia. Sullo sfondo: traffici d'armi e rifiuti tossici. Le inchieste di Famiglia Cristiana.

Affascinante e tragica Somalia. Famiglia Cristiana se n’è sempre interessata, per la sua tradizione di attenzione al Sud del mondo. Ma nel 1998 ha iniziato a occuparsene molto, spronata da alcune notizie di differente natura. Alcuni medici ci avevano segnalato patologie che poco o nulla hanno a che fare con l’Africa: non ebola, malaria, aids o dengue, bensì malformazioni fetali, tumori, ulcerazioni strane frutto, dicono le analisi, di una prolungata esposizione a sostanze fortemente tossiche o addirittura radioattive.

Poi, ecco i racconti di alcuni somali – era esattamente il 12 gennaio 1998 – che denunciavano presunte violenze compiute da militari italiani durante la missione di pace Ibis, svoltasi anni prima, tra il 1992 e il 1994. Ma c'erano anche le indagini sulla malacooperazione che documentano sperperi e progetti fantasma. Si erano moltiplicate inoltre le inchieste penali su traffici di armi e di rifiuti destinati proprio alla Somalia, oltre che a diversi altri Paesi africani. Infine, cresceva l’attenzione su quella lunga scia di sangue rimasta, ancora oggi, impunita: Vincenzo Li Causi, agente segreto, uomo del Sismi,  ucciso a Balad il 12 novembre 1993; la giornalista Rai Ilaria Alpi trucidata a Mogadiscio il 20 marzo 1994 insieme con il suo operatore, Miran Hrovatin; l’ex paracadutista incursore Marco Mandolini ammazzato il 13 giugno 1995 su una scogliera di Livorno dopo aver prestato servizio nel Corno d’Africa; il capitano di corvetta Natale De Grazia, che  stava conducendo delicatissime indagini, su mandato delle Procure di Reggio Calabria e di Matera, riguardo agli affondamenti delle navi piene di rifiuti tossici e radioattivi, stroncato da un infarto (si disse subito) il 13 dicembre 1995 e, invece no, hanno sostenuto indagini più accurate e recenti: ucciso col veleno mentre era diretto a La Spezia, per dare una svolta all'inchiesta.

Famiglia Cristiana decise allora che l’“affaire Somalia” andava indagato a fondo. Si formò un piccolo pool  che - nel tempo - tramite inchieste e reportage sul campo ha raccolto indizi e testimonianze  su Paesi poveri in cui venivano scaricati i rifiuti e i veleni prodotti dai Paesi industrializzati, spazzatura che in patria non si poteva o non si voleva smaltire per problemi  economici (alti costi) e di consenso elettorale (nessuno vuole una discarica sotto casa). Ad aggravare il quadro, altri elementi che hanno attirato (e continuano ad attirare) l'attenzione investigativa di numerose Procure:  spesso pezzi di territorio (o di mare) africani da trasformare in pattumiera erano stati barattati in cambio di tangenti e di armi.

L'affascinante e tragica Somalia ha ancora oggi molte risposte da dare.    

 
 
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