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domenica 26 settembre 2021
 
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Scala, musica per un nuovo inizio

12/05/2021  A 75 anni dal concerto di Arturo Toscanini che riaprì il teatro dopo la seconda guerra mondiale, i maestri hanno diretto due concerti memorabili con il pubblico nuovamente in sala dopo il blocco per il Covid, tali da far passare in secondo paino le "scintille" e gli screzi tra i due direttori

L’11 maggio 1946 Arturo Toscanini inaugurò il Teatro alla Scala, riscostruito dopo la devastazione subita durante la guerra, con un concerto sinfonico rimasto storico. Dopo 75 anni sono davvero pochi i testimoni ancora vivi di quella serata: come Franco Fantini, allora violino di fila dell’orchestra (la figlia Silvana ne ha raccolto la testimonianza nel libro Una vita in Scala), o Liliana Segre (presente fra il pubblico, allora come oggi).

Il 75° anniversario della “riapertura” della Scala è coinciso quest’anno con un’altra “riapertura”: quella che ha riportato il pubblico in sala, dopo lunghi mesi di concerti e opere solo televisivi o online, fatta salva una breve parentesi lo scorso autunno. È successo il 10 di maggio, con il direttore musicale Riccardo Chailly alla testa di Orchestra e Coro scaligeri (entrambi in stato di grazia, come già evidenziato dalle esibizioni in streaming e in tv dell’inverno). Mentre l’11, data del 75° vero e proprio,  Riccardo Muti è ritornato a Milano alla testa dei Wiener Philarmoniker. Anche se Guerra e Covid non sono paragonabili (fra l’altro la Scala del dopo-bombardamento proseguì le sue stagioni in altre sedi), per il pubblico e per gli scaligeri il ritrovarsi insieme ha rappresentato un momento di commozione e gioia. Riccardo Chailly, i complessi di casa, Riccardo Muti e la leggendaria orchestra di Vienna sono stati salutati dai palchi e dal loggione da chi, dopo la lunga astinenza della musica dal vivo, ha esaurito i biglietti disponibili (500 in tutto) in pochi istanti. Con la speranza che varcare il foyer scaligero potesse significare un nuovo passo verso la fine dell’incubo.

Riccardo Muti è legato alla Scala da un lungo rapporto di amore e contrasti (è stato direttore musicale per 19 anni, poi interrotti in modo traumatico): il suo rapporto con i Wiener invece (che non hanno mai avuto un direttore unico e stabile) è sempre stato idilliaco. Tutto ciò ha reso il concerto, come attendibile, un evento di non comune bellezza: anche perché le musiche di Mendelssohn, Schumann e Brahms, risuonando in platea e non sul palco, hanno permesso al pubblico di godere di sonorità che mai si erano sentite in teatro prima del Covid: alla fine direttore e orchestra hanno regalato al pubblico un Valzer dell’Imperatore di Johann Strauss “come non lo sentite mentre gustate le lenticchie di capodanno: cioè un filo malinconico, perché è una pagina che chiude un’epoca”, ha detto il maestro. Ricordando che la musica si fa in presenza “perché noi suoniamo per voi e non per noi stessi”.

Un terzo concerto con pubblico lunedì 17 avrà per protagonista Daniel Harding.

Il concerto di Chailly è disponibile su RaiPlay. Quello di Muti verrà trasmesso in luglio: in entrambi i casi, musicalmente parlando, sono imperdibili occasioni d’ascolto.

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